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24 giugno 2013

Come restare sempre indietro un giro

Aggiungo solo una cosa: la frase finale "la priorità è una sola: fibra più WiFi" è sacrosanta. Poi le lavagne possono essere realizzate con sistemi artigianali vd. Wiiboard o simili, al costo di 100€ anziché 2000, e vanno promosse iniziative ministeriali per l'acquisto da parte di insegnanti e studenti di ebook reader (diciamo 50€) e di tablet (diciamo 150€). Poi vanno promossi i testi scolastici in formato ebook, fatti bene, non vendendo pdf.
E prima di tutto questo servirebbe una formazione agli insegnanti in grado di renderli banalmente Cittadini digitali, e conseguentemente insegnanti moderni.

Anni fa al Cefriel montammo una delle prime lavagne interattive arrivate in Italia. Dopo qualche anno la sostituimmo con uno schermo LED. Non so più nemmeno dove l’abbiamo messa. Sono anni che non la usiamo più.
Una mia amica fa l’insegnante elementare. Mi dice che nei prossimi giorni le daranno una di queste lavagne. In aula non ha WiFi né una connessione fissa. Hanno alcuni PC connessi in rete solo in una stanza della scuola. Però danno loro la lavagna.
Ricordo quando oltre dieci anni fa assistetti ad una riunione con l’allora ministro dell’istruzione Berlinguer che voleva a tutti i costi dare la connessione ad Internet "ai miei insegnanti". Lo disse con il cuore. E ricordo la penosa risposta di uno dei capitani della nostra industria ICT che ne sapeva meno del ministro e che proponeva come soluzione delle ciofeche inusabili.
Passano gli anni, nulla cambia. Siamo sempre un giro indietro. E lo siamo perché ciò che determina le nostre azioni come paese è un misto di incompetenza, malafede, stupidità e insipienza.
L’ho scritto varie volte e ripetuto anche a Francesco Caio nei giorni scorsi. Per la scuola la priorità è una sola: fibra più WiFi. Dopo parliamo del resto.

18 settembre 2012

Soldini per la scuola digitale

Il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, annuncia lo stanziamento di 40 milioni di euro per lo sviluppare del piano per la digitalizzazione della scuola. Siglati, inoltre, gli accordi con 12 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria) per il potenziamento e l’implementazione del piano nazionale. I finanziamenti verranno, infatti, sia dal Ministero (24 milioni) sia dalle regioni (16).

Condivisione e innovazione digitale sono i principi alla base dell’azione di Profumo. Gli accordi permetterebbero, infatti, di “condividere le esperienze per costruire un Paese migliore“, portando “al sistema Paese le migliori esperienze realizzate dalle scuole a livello territoriale”. L’obiettivo è offrire a studenti ed insegnanti la possibilità di “imparare e insegnare con l’innovazione digitale“.

I fondi stanziati andranno a finanziare e permettere l’implementazione delle quattro linee d’azione individuate per la Scuola Digitale: Lim, Cl@ssi 2.0, Centri scolastici digitali e Scuola 2.0.

La prima linea d’azione (Lim in classe) riguarda l’introduzione nelle classi delle lavagne digitali, in modo da favorire l’utilizzo di contenuti digitali. La seconda (Cl@assi 2.0) prevede di dotare studenti ed insegnanti di PC o tablet in modo che possano dialogare con la lavagna digitale e accedere alla rete e ai contenuti digitali. La terza linea d’azione (Centri scolastici digitali) mira a collegare tramite satellite le scuole con pochi iscritti in modo che possano continuare ad esistere e, come precisa il Minsitero, senza sostituire l’insegnante con il PC. L’ultima linea d’azione (Scuole 2.0) si propone di utilizzare le tecnologie digitali per trasformare l’insegnamento e le scuole, in particolare per quanto riguarda l’Editoria digitale. Con il progetto “Book in progress”, ad esempio, verranno realizzati, direttamente dalle scuole e dagli insegnanti, nuovi contenuti digitali.

Fonte: Techeconomy

26 marzo 2010

I libri ci leggono

Mettiamo il caso specifico delle tecnologie didattiche.
Lavagne interattive, pc in classe, videocamere, registratori. La buona letteratura sull'argomento ci dice che potrebbe essere perfino controproducente rispetto all'apprendimento considerarle come qualcosa di aggiunto al normale flusso comunicativo tipico delle mattinate a scuola.
Per l'insegnante l'utilizzo di edutic in classe dovrebbe essere un gesto fluido, a tempo con il dialogo o multilogo del gruppo classe; se invece devo spostarmi in aula multimediale, oppure collegare lavagna o videoproiettore, trovare le chiavi dell'armadio per tirar fuori la macchina fotografica, spezzo il flusso e va ricostruito l'ambiente mentale dell'apprendimento.
Per questo qui si dice che le tecnologie in classe vanno pensate come ambienti, non come strumenti, in particolare se parliamo di Luoghi di apprendimento digitali come i blog di classe, le piattaforme FAD, le community.
Un insegnante non pensa "adesso uso la lavagna", "adesso uso il libro". Per motivi storici, vi è naturalezza nel suo disporre dei sussidi. Lo stesso dovrebbe avvenire con il computer o con la LIM, se quegli strumenti abitassero già, in modo nativo o naturalizzato, nella sua mente e nel suo pensare la propria attività professionale. Gli strumenti ci abitano, noi abitiamo in un ambiente mentale che contempla gli strumenti, quando li usiamo abitiamo le potenzialità che quegli strumenti ci offrono.
"Quando impugno un martello, tutto assomiglia a un chiodo". L'affermazione spiritosa coglie bene proprio questo aspetto: la relazione tra il mio pensare (percepire, progettare, prevedere, esplorare, predispormi all'azione) e le potenzialità dello strumento. Non vedo nessuna difficoltà a dire "il martello mi abita", ovvero "io abito il martello".
Il discorso vale anche per la tecnologia tutta, la quale non va vissuta come corpo estraneo rispetto alla cultura umana, nemmeno l'avessero portata gli alieni, ma va concepita come propria della specie umana. La tecnologia non è uno strumento, è l'ambiente dentro cui /grazie al quale progettiamo le trasformazioni del territorio per sopravvivere come specie.
Per questo dovremmo essere tutti un po' tecnologi (mica tecnici), essere consapevoli del mondo costruito in cui viviamo, senza bloccarci dinanzi a questi ragionamenti molto umani, e la Scuola dovrebbe riuscire a rendere consapevoli le nuove generazioni della tecnologia che ci abita.
Noi tutti quindi abitiamo nella tecnologia (guardatevi attorno), e con essa dialoghiamo, quotidianamente. E lo facciamo da millenni, e siamo cresciuti insieme, siamo ibridati con la tecnologia, la tecnologia cambia la natura umana, e Frankenstein è un libro del primo Ottocento. "Cambia il modo di fare figli, di allevarli e di educarli. Cambia il modo di comunicare, di apprendere e di insegnare", dice Giuseppe O. Longo. La tecnologia cambia la nozione di tempo, la percezione dello spazio, il concetto di realtà, e conseguentemente cambiano le forme sociali, i tribunali e gli ospedali e le scuole, le case e le città, i modi con cui ci relazioniamo agli altri.
Ma torniamo nello specifico, parliamo di supporti tecnologici della conoscenza, parliamo di libri.
Sono millenni che ci accompagnano, i libri, cinque secoli in formato a stampa.
Ma adesso ci sono gli e-book, e alla specie umana succederà qualcosa, come sempre accade quando si modifica la forma e le funzionalità degli strumenti base dell'apprendere.
Matureremo nuove modalità di accesso all'informazione, ora che sono cambiate le interfacce. Sì, un libro è un'interfaccia, una porta per lo scibile, visto che ogni libro parla di altri libri. E noi interagiamo con il libro, secondo l'usabilità che l'oggetto tecnologico ci permette. E con gli e-book il libro si fa abitare in modo diverso, e accende scintille nuove nella nostra testa.

E se un e-book è testo elettronico, che appare e scompare, che possiamo manipolare, già oggi è possibile fare un passo in più, se a esempio il libro ci guarda mentre leggiamo.
Se il libro fosse provvisto di una videocamera che segue il movimento dei nostri occhi e modifica ciò che appare mentre leggiamo, aiutandoci a potenziare l'esperienza, mostrandoci immagini o collegamenti ipertestuali, perché il libro (su un tablet, su un iPad) sa dove stiamo puntando lo sguardo, se ci soffermiamo su una parola, ci segue nel nostro ritmo di lettura.
Dialoghiamo con la tecnologia, è cosa tutta umana, non può esserci estranea.

Qui su Wired.com trovate l'articolo (in inglese), qui sotto metto il video.

17 febbraio 2010

La Scuola? Ha un futuro alle spalle

Avrei voluto ancora una volta mostrare agli insegnanti la bellezza di una didattica moderna, in grado di utilizzare sapientemente gli strumenti tecnologici già oggi disponibili (e-book, i nuovi tablet come iPad, le LIM); trovate alcune suggestioni qui e qui, in inglese, e molto altro in italiano usando Google appropriatamente. 

Come abbiam capito nel corso degli anni, una singola tecnologia in classe rivoluziona l'intero modo di fare scuola, se intesa e utilizzata in maniera "immersiva", e non semplicemente come strumento succedaneo di qualcosa già esistente.
Se usiamo una lavagna elettronica come quella in ardesia, nulla cambia, e nemmeno l'insegnante è motivato a indagare (lo imporrebbe la sua professionalità) nuove possibilità per moltiplicare l'efficacia della didattica, avendo come riferimento l'apprendimento.
Ma appunto tutto ciò che ruota intorno a quella specifica tecnologia riceve delle spinte al cambiamento, per adeguarsi alle nuove potenzialità permesse dal dispositivo.
Questo significa che intorno per esempio a "un iPad per ogni studente" avverrà una riprogettazione dell'editoria scolastica, del testo scolastico stesso (modulare, ipermediale), dei flussi conversazionali dentro cui avviene l'apprendimento nelle singole classi ormai connesse,  delle competenze degli insegnanti chiamati a produrre i propri libri di testo da distribuire agli studenti, dell'edilizia scolastica che deve rapidamente adeguarsi alle odierne necessità offrendo connessioni wireless ubique, perfino delle aziende che producono gli zainetti, le quali dovranno mettere sul mercato prodotti pensati per ospitare comodamente un tablet di un chilo, e non più quindici chili di libri.

Poi tutto si blocca, davanti a un dirigente miope, a insegnanti timorosi ignoranti e arroganti, a riforme scolastiche indegne.
Ecco Maragliano, come commento a una discussione sulle LIM:
La fortuna delle LIM è di chiamarsi lavagne. Se venissero usate da individui e individue con buona familiarità con la comunicazione di rete si potrebbe capire che LIM sta a lavagna d’ardesia come cavallo sta ad auto. Nella mia auto ci sono cavalli, che però non nitriscono. Nelle aule italiane ci sono LIM che nitriscono, perché restano lavagne. Come uscirne? In un altro paese, in un’altra cultura, anzi in un’altra antropologia si potrebbe sostenere che il problema non è scolastico o pedagogico, ma civile. Insomma, invece che perdere tempo dietro a diatribe interessate (vedi i paginoni di ieri, domenica 7 febbraio 10, sul Corriere, con i soliti allarmi su Internet che disinsegna a leggere e scrivere) si dovrebbero rendere sempre più attivi e vicolanti i servizi civili sul web (pagamenti, atti amministrativi e burocreatici, fonti di informazione), sempre più vantaggiose le offerte di connessione da qualsivoglia attrezzo, sempre meno eccezionale il ricorso alla rete come luogo di incontro e condivisione. In un altro paese. Diverso dal nostro. 
Allargando giustamente il punto di vista, Maragliano sottolinea come la mancata comprensione dello strumento dipenda dalla mancanza di un retroterra culturale, di una cornice interpretativa dentro la mente degli insegnanti e dei pubblici decisori che permetta di inquadrare appieno le potenzialità offerte in questo caso dalla lavagna multimediale interattiva.
Perché gli insegnanti digitali devono essere innanzitutto cittadini digitali, per poter anche solo concepire la propria professionalità. Ma purtroppo in italia tutto quello che riguarda la Cultura Digitale (dall'alfabetizzazione informatica, alle dotazioni tecniche per sopperire al digital divide, alle competenze digitali da disseminare tra i cittadini e a scuola, all'Educazione alla Cittadinaza Digitale) è stato raccontato dai media tradizionali sempre con toni scandalistici, o terroristici, o aneddotici, incapaci di costruire una adeguata comprensione dei cambiamenti tecnosociali degli ultimi vent'anni, né d'altra parte le politiche governative hanno saputo introdurre innovazione concreta, nei banali processi di funzionamento della Pubblica Amministrazione.

Quindi: volevo parlarvi del magnifico futuro che attende la Scuola e il fare scuola moderno, e invece mi accorgo che nel 2010 non viene nemmeno garantita la possibilità di aver cura delle nuove generazioni con gli stessi livelli qualitativi del secolo scorso.
Le ragioni di tanto magone? Ho visto la puntata di "Presa diretta", la trasmissione Rai di Riccardo Iacona dedicata alla Scuola, e ho letto questo commento di Mauro Biani. 
E' disponibile sul sito Rai.tv, oppure su YouTube, nel canale della Rai.

La Scuola per definizione agisce sul futuro: sarà perfettamente inutile lamentarsi nel 2025, quando vedremo ovunque i danni sociali causati dalle miopi scelte odierne.


24 giugno 2009

Lavagne Interattive Multimediali: cosa sono, come usarle


Abbiamo già parlato delle LIM auspicandone un utilizzo in aula veramente innovativo, in grado di spezzare alcuni automatismi metodologici non più adeguati ai nuovi contesti dell'apprendimento del gruppo-classe, capace di far leva sugli aspetti "sociali" del suo uso quotidiano in quanto tecnologia abilitante nativamente pensata per essere "finestra" e al contempo "ambiente formativo" rispetto al web (in quanto Oggetto Tecnologico Connesso) e alle reti locali (informatiche e relazionali) disponibili a scuola.

Seguendo un link di Tutor Online Qualificati, giungiamo ad una pagina del sito governativo InnovaScuola, dove risulta possibile seguire un piccolo "corso" sulla Lavagna Interattiva Multimediale, a partire dalla descrizione del suo funzionamento tecnico fino ai possibili utilizzi didattici.

I programmi ministeriali prevedono l'inserimento progressivo della LIM in àmbito scolastico, all'interno del progetto "Scuola Digitale" ovvero "Classe 2.0": "A partire dal prossimo anno scolastico (2009-2010) saranno installate 16.000 LIM in altrettante classi della scuola secondaria di I grado. Inoltre 50.000 insegnanti saranno coinvolti in percorsi di formazione che interesseranno oltre 350.000 studenti".

Il numero abbastanza esiguo dei dispositivi consegnati alle scuole, nonché il prezzo piuttosto alto delle LIM commerciali (da 1.500€ fino a 2.500€, con videoproiettore) probabilmente impedirà di verificare immediatamente gli effettivi risvolti innovativi sulla didattica, e viste le difficoltà economiche attuali difficilmente le singole scuole proveranno a dotare almeno un certo numnero di aule con le lavagne interattive.

Vi sono però soluzioni alternative: sempre partendo da InnovaScuola potete arrivare sulla pagina dedicata alla sperimentazione delle WiiBoard denominata Wiidea, ovvero le lavagne interattive realizzate utilizzando il remote controller della console videoludica Wii.
Grazie alle indicazioni fornite qui presso il sito del ProgettoMarconi di una rete di scuole bolognese, è possibile costruirsi una LIM al prezzo di circa 50€, capace di offrire molte delle funzioni tipiche di una Lavagna commerciale.

Mi fermo qui: nei prossimi giorni pubblicherò qualche informazione più approfondita sul progetto WiiBoard, magari provando a chiedervi (soprattutto agli insegnanti in regione friuli Venezia giulia) una partecipazione a un eventuale progetto di ricerca-azione promosso da NuoviAbitanti rispetto all'utilizzo concreto delle lavagne interattive in classe.


13 aprile 2009

Scuola, lavagne, web20

Sul sito dell'Agenzia NAzionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica (ANSAS, ex-Indire) è disponibile il report Formazione Scuola 2008, relativo agli stili di apprendimento legati alla Lavagna Interattiva Multimediale (LIM).
L'argomento delle lavagne digitali connesse in queste ultime settimane è molto dibattuto, al pari delle interpretazioni e degli impliciti legati all'espressione "nativi digitali"... partendo dal blog di Gianni Marconato potrete risalire alle varie discussioni e riflessioni che son fiorite al riguardo nei Luoghi web dove si prova a mettere chiarezza sul ruolo di queste tecnologie in classe, e dell'impatto che esse hanno sullo stile di apprendimento del gruppo-classe.

Più volte qui su NuoviAbitanti si è provato a esprimere un punto di vista sulla questione delle Tecnologie didattiche e dell'Educazione (queste ultime in quanto non strettamente legate ai curricoli, ma a esempio relative alla Cittadinanza), ma sempre si è cercato di tenere appunto fermo il focus del discorso sulla questione dell'apprendimento, il vero "risultato atteso" del fare scuola, dove gli obiettivi sono costituiti dall'acquisizione di competenze (e sempre più va tenuto in considerazione il saper-fare digitale da promuovere nei giovanissimi, anch'esso non necessariamente correlato alle discipline scolastiche, anzi), mentre le azioni sono date dal allestimento strumentale e concettuale di un ambiente formativo, ormai necessariamente biodigitale fisico-mentale-digitale, non più costretto dentro muri e anzi capace di ospitare il mondo in sé, dove per un insegnante sia possibile gestire registicamente molteplici flussi di informazioni e di narrazioni in entrata e in uscita con cui arricchire l'esperienza formativa della classe, in maniera indifferente rispetto agli strumenti e ai media utilizzati.

Ma sappiamo che nel caso delle ex-nuove tecnologie la percezione strettamente strumentale del computer, della lavagna interattiva o dei Luoghi formativi online diventa un ostacolo ulteriore da abbattere (una non aggirabile pars destruens da affrontare nella progettazione del percorso formativo) rispetto al raggiungimento di apprendimento significativo, perché la stessa vecchia visione culturale degli strumenti didattici impedisce di cogliere nel computer in classe e nel web in classe (e nella scuola che dialoga finalmente con il territorio e con il mondo) quelle caratteristiche che rendono questi ultimi diversi dalle lavagne in ardesia, o anche da un televisore con un videoregistratore collegato.

Non abbiamo a che fare con supporti muti o con depositi fermi di conoscenze come i libri, che l'insegnante volta per volta deve rendere eloquenti vivificandoli con la propria cultura ed esperienza. Superare, tra-guardare lo strumento pc o lavagna digitale ci porta dritti sul web, porta il web dentro la classe, e quindi ci situa in una dimensione non solo ricettiva, da consumatori di informazioni, ma sempre più produttiva di contenuti, da pubblicare ovvero rendere pubblici, aperti alla visione e alle considerazioni degli altri, in una scuola con molte finestre e molte porte, costantemente connessa con le comunità educanti di riferimento.

Queste considerazioni dovrebbero portarci infatti a privilegiare una concezione piuttosto sociale di questi dispositivi connessi, come veri e propri ambienti formativi in sé, in modo simile a come siamo disposti a conferire a un buon libro un valore educativo in sé, in quanto microuniverso narrativo: un libro deve essere da noi abitato e riempito di senso dialogico nel momento del leggerlo, come le mappe satellitari in quanto imprescindibile sostegno alla didattica e alla cittadinanza vanno abitate e arricchite di senso per il tramite della nostra produzione culturale originale, da apporre poi coerentemente nei marcatori geografici, per fare in modo che la mappa stessa oltre al significato "verticale" dello sguardo che osserva il territorio possa veicolare quella visione "orizzontale" fatta di percorsi antropici, di Luoghi di particolare significatività storica, di considerazioni di geografia umana.
Ma appunto leggere un libro, abitarlo, rimane un fatto privato, mentre abitare il web diventa un fenomeno pubblico, sociale, che non può essere compreso dall'interno di una prospettiva solamente strumentale.

Le osservazioni delle lezioni hanno cercato di mettere in luce le funzioni della LIM più frequentemente attivate. In continuità con le attività tradizionalmente condotte con la lavagna d’ardesia, le funzioni prevalenti sono state scrivere, disegnare, evidenziare; diffuse anche le presentazioni di animazioni e simulazioni e l’uso di learning object o software applicativi. Bassa invece la frequenza di funzioni legate al web, come la navigazione in rete; del tutto assenti infine le funzioni connesse alle potenzialità comunicative della LIM, come la videoconferenza che consente di attivare su di una medesima lezione aule remote (ospedale, PC casalingo, aula gemellata). I docenti sembrano ancorare la LIM al contesto classe senza spingersi oltre i confini dell’aula fisica.

Queste righe del report ministeriale confermano questa prospettiva interpretativa, secondo cui gli insegnanti alle prese con la tecnologia delle lavagne digitali rimangono ancorati ad atteggiamenti tradizionali rispetto allo strumento, senza appunto esplorare e saggiarne le nuove potenzialità. L'utilizzo è quello tipico del "supporto visivo", anche se va sottolineato il recepimento del cambiamento di "postura" dell'insegnante, che in simile situazione di apprendimento da intendere come "realtà aumentata" comprende il valore del ricoprire via via ruoli differenti nel corso dell'esperienza (esperto dei contenuti, facilitatore, conduttore di gruppi), nonché la necessità di ri-progettare la strutturazione dei percorsi formativi secondo le nuove potenzialità espressive delle LIM.

Vengono anche sottolineati i diversi stili di partecipazione da parte degli studenti, ovviamenti sollecitati alla collaborazione attiva da parte dello strumento LIM, dove
... predominanti sono stili intellettivi “logico” e “verbale”, in continuità con la didattica tradizionale, con un rafforzamento dell’intelligenza “visiva” consentita dal codice iconico del quale si avvale la LIM .
Laddove lo studente è chiamato ad agire direttamente sulla LIM, la dimensione manipolativa consente di attivare anche l’intelligenza “cinestetica”. La forte attivazione dell’intelligenza “intrapersonale” (51%), legata soprattutto alla registrazione degli esercizi degli studenti per la costruzione del portfolio personale e per la valutazione.
Il mancato uso di strumenti di comunicazione online si traduce in un basso livello di attivazione dell’intelligenza “esistenziale” connessa alla conoscenza di sé stessi in contesti di simulazione e alla sperimentazione di nuovi ruoli o stili relazionali (per esempio in contesti wiki o community online).

Segnalo anche due interessanti articoli su Insight, l'Osservatorio europeo per le nuove tecnologie e l'educazione, a cui sono giuto tramite European Schoolnet, il portale europeo per l'educazione.
In particolare, sul blog di Insight potete trovare un documento report promosso dalla European Commission's Joint Reasearch Center (JRC) in collaborazione con la Direzione Generale per l'Educazione e la Cultura (DG EAC), riguardante l'impatto degli strumenti web 2.0 sull'educazione in Europa.
L'utilizzo di wiki, blog, social network è diventata una pratica quotidiana a scuola? Lentamente, stanno cambiando gli stili di approccio, e si cominciano a scoprire nuovi territori per l'apprendimento, stanno prendendo forma vie innovative per utilizzare gli strumenti2.0 in classe: è possibile seguire le pratiche nei settori del sostegno classico alla didattica, del networking (quando gli strumenti comunicativi e sociali riescono a costituire una vera e propria comunità d'apprendimento), dell'integrazione dell'apprendimento in collettività ampie, del coinvolgimento della Società.

Il report "Horizon" edizione 2009 sull'educazione fino a dodici anni mostra invece i fattori emergenti delle tecnologie didattiche, dislocandoli in tre prospettive differenti sul piano temporale: gli ambienti collaborativi e la comunicazione online saranno di uso corrente entro il 2010, l'adozione di tecnologie mobili (tramite telefoni cellulari, a esempio) troverà ampio riscontro in un'orizzonte a medio termine, mentre gli ambienti di personal web (da tradurre poi in PLE, Personal Learning Environment) prenderanno piede tra quattro o cinque anni a partire da ora.
La ricerca identifica inoltre molte variabili in grado di influenzare l'insegnanmento, l'apprendimento e la creatività nelle scuole di base; tra quelle a maggior impatto, sono da segnalare la tecnologia in quanto presente nella vita quotidiana (studio, lavoro, socializzazione); la tecnologia per motivare gli studenti, e non più da concepire come veicolo di isolamento sociale; il fatto del web in quanto ambiente di esperienza personale; una nuova concezione degli ambienti di apprendimento sempre più interdisciplinari, basati e vivificati da community centrate sulla collaborazione e la comunicazione online; una nuova percezione della creatività e dell'innovazione in quanto stimate abilità professionali.
Nell'elenco di quelle che possono essere considerati i maggiori inibitori (dove può esserci una sfida, insomma) del cambiamento, vengono indicati il bisogno crescente di educazione formale sulle nuove abilità richieste dalla TIC, come alfabetizzazione digitale ma anche "visuale", in relazione ai nuovi meida; l'ostacolo costituito dalla vecchia letteratura scolastica e dalle vecchie prassi didattiche; un apprendimento troppo spesso sottovalutato e raramente praticato in quanto processo che riesca a incorporare esperienze di vita reale; la struttura stessa delle istituzioni educative, che non favorisce i cambiamenti oggi necessari nel fare scuola.