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14 marzo 2011

Prestami un libro

Le stesse cose dette da Riccardo Cavallero di Mondadori a Rimini al convegno EbookLab Italia di qualche giorno fa, tramortendo la platea degli editori presenti, ora riappaiono in questa intervista a El Paìs, riportata da repubblica e dal Post.
Si potrebbe discutere dei modelli economici, delle "forme del contenuto" editoriale, ma la visione d'insieme del cambiamento culturale in atto è assolutamente condivisibile.
E interessante è l'accenno alle biblioteche, che presto potrebbero vedere rivitalizzato il loro ruolo e la loro importanza nel mercato dell'editoria elettronica, come a esempio prova da anni a spiegare Giulio Blasi di MLOL.

via Post

Da vendere i libri ad affittarliIl capo della Mondadori ha spiegato al Pais cosa pensa del futuro dei libri

Il direttore generale di Mondadori Libri, Ricky Cavallero, ha dato un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais (Cavallero ha lavorato a lungo in Spagna prima di essere nominato a Segrate l’anno scorso) sulle prospettive del mercato dei libri, ripresa oggi da Repubblica nelle pagine di cultura.
L’era Gutenberg non è finita, anzi è destinata a continuare, ma sarà la rivoluzione digitale di Internet a segnare il futuro dei libri. «Il potere passa dall’editore al lettore, è lui a decidere cosa vuole, quando lo vuole e a quale prezzo»: a dirlo, in un’intervista uscita ieri sul País, è Riccardo Cavallero, direttore generale dei Libri del gruppo Mondadori in Italia, Spagna e America latina (compresi dunque i marchi Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, oltre alla newyorchese Random House). Manager di segno cosmopolita, è nato 48 anni fa vicino a Torino, ha vissuto in America, poi in Spagna, e ora è a Milano. Tra le sue preferenze letterarie, indica anche Gomorra di Saviano.
A suo dire, intanto non è il libro on line a determinare quel cambiamento radicale nell’universo dell´editoria che paragona a una rivoluzione copernicana. Cavallero: «L’e-book in sé non vale niente. Nasce già vecchio. Quel che conta è la rivoluzione digitale. Come avvenne per i dinosauri, per sopravvivere bisognerà cambiare habitat, e invece molti editori non sono ancora pronti, non hanno la forza mentale per cambiare il proprio modo di lavorare, tenendo conto dei gusti di chi sta dall´altra parte. Finora siamo vissuti in una bolla di lusso dov’era possibile prescindere dal lettore: ora invece, per la prima volta, dovremo capirlo».
Più difficile da dire è come cambieranno gli editori, in che tempi, e soprattutto: che fine faranno i diritti d’autore? Azzarda Cavallero, un po’ ridendo: «L’editore diventerà un bibliotecario: non venderà qualcosa, ma lo presterà. Nel mondo digitale, avrà qualcosa di simile alla televisione a pagamento, con alcuni canali che vengono venduti a sottoscrizione… Inevitabilmente, si dovrà trovare anche una formula nuova per liquidare i diritti e non sarà più possibile farlo nel modo semplice di oggi: per ogni esemplare venduto. Il cambiamento avverrà tra una ventina d’anni, probabilmente, ma già ora il digitale fa nascere un mucchio di problemi agli avvocati che devono quantificare la somma destinata al pagamento dei diritti d’autore»

17 febbraio 2011

Appunti sul mondo editoriale

Cultura digitale, flussi di narrazione, socialità in Rete.

Una parola sul dizionario può possedere molti significati, ma è il qui-e-ora della situazione enunciativa, è il reale contesto conversazionale in cui essa viene pronunciata che determinerà il senso di quella parola, fosse anche dentro un libro che dialoga col lettore. E’ il contesto che, selezionando e negoziando i significati pertinenti rispetto all’orizzonte di attese degli interlocutori, stabilisce una certa omogeneità nell’interpretazione e quindi una narrazione nel tempo, grazie alla cooperazione di tutti gli attori coinvolti nella circostanza. 

L’editoria, intesa qui come secolare attività umana tecnologica industriale e economica, si accorge in quanto attore sociale dell’inadeguatezza del proprio discorso, del proprio fare attuale. Sono cambiate le circostanze, le pratiche umane della produzione e della fruizione di oggetti culturali, i modi della comunicazione, la forma tutta della società e della socialità. 

Oggi c’è la Rete Internet, ovunque, tra di noi. La indossiamo con i telefoni cellulari, siamo permanentemente connessi, i flussi informativi e documentali con cui interagiamo abitano su molti dispositivi e in molti Luoghi digitali. Trattandosi di tecnologie abilitanti, le innovazioni abitano già anche dentro la nostra testa, nel modo in cui pensiamo la progettazione editoriale e la relativa opera di pubblicazione. Anzi, i significati di parole come “libro”, “autore” o “lettore”, “massmedia”, “biblioteca” o “libreria”, “filiera editoriale” hanno già concretamente oggidì assunto un altro senso, alla luce della rivoluzione sociale che il Web e la Cultura Digitale hanno reso possibile.

Vi sono delle nuove caratteristiche tecnologiche da comprendere per i supporti della Conoscenza, c’è un nuovo pubblico e un nuovo mercato, ci sono nuovi ambienti sociali digitali dove tutto riecheggia, nell’incessante Grande Conversazione.

Sono necessarie abilità e competenze aggiornate per il mondo editoriale, a partire da un saper scorgere il cambiamento culturale in atto, al saper ascoltare le conversazioni delle cerchie sociali digitali e delle community, passando per l’acquisizione di nuove tecniche produttive, di rinnovati modelli di organizzazione aziendale e di strategia di mercato, arrivando a padroneggiare il management della reputazione e del proprio abitare in Rete.

8 novembre 2010

Ebook scolastici e pateracchi

Questo è il governo del fare business, nessuna meraviglia.
Ma qualunque imprenditore serio sa che la sua scommessa riguarda il futuro, e le aziende virtuose sono quelle che innovano, quelle che fanno ricerca.
Ma gli imprenditori che abbiamo al governo pensano all'oggi.
I fondi per ricerca, formazione e istruzione vengono inesorabilmente tagliati, viene seriamente compromessa la qualità dell'insegnamento e degli ambienti formativi.
Non solo: le cose pubbliche come la scuola vengono gestite come pretesti per fare affari, intrallazzi poco chiari.

La vicenda che racconta Agostino Quadrino di Garamond in questa nota su Facebook riguarda a esempio il mercato della didattica digitale, degli ebook e dei learning-object, dove curiose amicizie tra Telecom e Mondadori si spiegano alla luce dei 750 milioni di euro che ogni anno le famiglie italiane spendono in editoria scolastica.


La deriva (pilotata) dell'innovazione digitale nella scuola italiana.


Eccomi qui di nuovo per condividere alcune considerazioni sullo stato dei progetti di innovazione nella scuola italiana, che considero molto preoccupante, e non solo per Garamond. Purtroppo non riuscirò ad essere breve, e me ne scuso, ma la materia è tale e tanta che non è possibile sintetizzare con la consueta stringatezza.

Lo faccio con indignazione, perché è davvero inaccettabile la situazione di difficoltà in cui si trovano attualmente aziende serie e oneste come Garamond, impegnate da molti anni nell'innovazione a scuola, strette fra una pubblica amministrazione che riduce sempre di più le risorse per l'innovazione e in generale per la formazione e l'istruzione, e le lobbies delle grandi aziende editoriali, che vivono delle rendite di mercati chiusi e protetti, come quelli del libro di testo, che le inducono a restare allineate e coperte, cercando di protrarre più possibile la vita di un sistema molto redditizio (750 milioni di euro all’anno), magari fino alla pensione dei suoi anziani manager da 2-300 mila euro di compenso annuale, e alle spalle dei tanti giovani collaboratori precari, che lavorano 10-12 ore nelle loro redazioni per 8-900 euro al mese?

Partiamo dalla pubblica amministrazione e dalle responsabilità di chi ci governa.
Accennavo sopra all'indignazione e la ragione sta nel fatto che la pubblica amministrazione italiana non paga più. La società che dirigo vanta crediti con diversi soggetti della P.A. per svariate centinaia di migliaia di Euro, in sospeso da mesi o da anni, derivanti da forniture di beni (immateriali e anche materiali) e servizi (formazione e contenuti online) regolarmente acquistati e mai pagati, fino ad oggi.

Ciò inevitabilmente comporta una incapacità per Garamond di onorare a sua volta gli impegni economici con i suoi fornitori, con i tanti autori, consulenti, formatori, tutor ecc. che hanno lavorato per noi - magnificamente - in questi mesi/anni e che sono (più o meno pazientemente) in attesa di ricevere i loro legittimi compensi. Ce ne saranno certamente non pochi fra coloro che leggono questa newsletter, ai quali sono grato per la paziente attesa e - nella maggior parte dei casi - la fiducia e la comprensione che ci riservano, ben sapendo che hanno a che fare con una società seria e con gente onesta che ha sempre onorato i suoi impegni.

Però tutto ha un limite.
Non è più accettabile, ad esempio, che la Regione Lazio non eroghi i versamenti degli "acconti" (!?!) di quanto dovuto per un progetto da noi sostenuto - anche forniture hardware di centinaia di computer, lavagne interattive e videoproiettori - iniziato addirittura nell'ottobre 2008 e concluso nella scorsa primavera.
Non è accettabile che la Presidenza del Consiglio, per il tramite del Dipartimento Innovazione e Tecnologie per il progetto "Innovascuola", non versi alle scuole i fondi stanziati da due anni per l'acquisto di contenuti digitali da noi forniti da quasi un anno, e di conseguenza le scuole non siano in grado di pagare noi.

La realtà e la ragione di questi “ritardi” è oramai evidente: il governo centrale, per ragioni politiche a tutti evidenti, ha deciso di non erogare più alcun finanziamento e fondo alle amministrazioni locali come le Regioni e ai singoli ministeri, come recentemente denunciato anche da un ministro in carica (“Le ricostruzioni del Tesoro sono assurde e fantasiose. C'è la fila di ministri davanti alla porta di Tremonti e tutti chiedono di poter spendere i fondi stanziati, ma bloccati con mille tecnicismi." (S. Prestigiacomo). Il Ministro dell’Economia intende così mantenere artificiosamente l’equilibro finanziario dello Stato facendo una cosa veramente geniale: bloccando le uscite. Peccato che, così facendo, il peso del dissesto finanziario dello Stato sia scaricato sulle aziende come la nostra, sui suoi collaboratori e i suoi dipendenti, che non vedono riconosciuti i propri diritti ad essere regolarmente pagate e sono condannate a ricorrere a tutte le risorse possibili ed impossibili per restare in vita e non buttare a mare decenni di lavoro e di impegno.
Naturalmente, con l’attuale governo, i tagli più forti e inderogabili sono proprio ai settori della formazione, dell’istruzione, della ricerca, della cultura, e questo chiude il cerchio che soffoca tutti coloro che vi sono impegnati - insegnanti, formatori, ricercatori, operatori della cultura in tutte le sue forme - incluse le aziende che vivono di questo, come la nostra. Si tolgono fondi per i progetti di innovazione, non si paga più il pregresso, e si riducono sempre più gli investimenti in conoscenza e tecnologia: da qui al naufragio complessivo della nostra economia il passo è breve, anzi forse è già stato compiuto.

In questo contesto non è accettabile che capi-dipartimento, dirigenti e funzionari del Ministero della Pubblica Istruzione responsabili del progetto “Cl@ssi 2.0” (30 mila euro a scuola per le 156 medie selezionate lo scorso anno, 15 mila per le altre 250 elementari e superiori che saranno selezionate ora) dichiarino per due anni che tali fondi non possono essere spesi per i contenuti digitali perché beni immateriali "non inventariabili" (sic! ma non stiamo parlando di 2.0, di digitale e di rete? e ci venite a raccontare che può essere acquistato solo ciò che è materiale? surreale…) e poi fanno accordi con grande risonanza e firme in diretta a reti unificate fra MIUR e Telecom Italia sui progetti “Scuola digitale” - incluso “Cl@ssi 2.0” - in cui sono compresi anche “materiali didattici e contenuti digitali a integrazione e supporto della didattica e della formazione in servizio degli insegnanti impegnati nei processi di innovazione”.

Ah sì? Se i contenuti sono proposti da Garamond non vanno bene, mentre se è Telecom (ma che competenze e titolarità editoriale ha un’azienda di telecomunicazioni? non le si dovrebbe chiedere molto più semplicemente e correttamente di far arrivare la banda larga dove ancora manca, e in tutte le scuole?) allora la cosa è lecita, opportuna e benedetta dal Ministro in persona, con tutti i dirigenti in prima fila sorridenti e soddisfatti per l'ottimo lavoro svolto?

E che dire del fatto che la stessa Telecom Italia, con cui il MIUR firma accordi e protocolli d’intesa, ha appena lanciato “Biblet”, una piattaforma di E-Book http://ebook.telecomitalia.it/ quando sta per entrare in vigore la normativa sull’adozione obbligatoria di libri digitali come testi scolastici? Interessante coincidenza, no?

E vogliamo aggiungere anche che - guarda il caso - il partner editoriale di Telecom Italia per la medesima piattaforma di libri digitali è il principale produttore di libri di testo per la scuola in Italia (insieme a Rcs), ovvero la casa editrice Mondadori, la cui titolarità è notoriamente del Capo del Governo?

Che fare? Rimanere in silenzio o andare con il cappello in mano presso qualche dirigente ministeriale troppo preso da ben altre occupazioni per dare udienza ad una piccola realtà non sempre docile e accomodante? No, non lo faremo. Ora basta.

Ovviamente, sulle questioni qui sollevate abbiamo posto domande e quesiti per iscritto ai responsabili del MIUR, ovvero al capo dipartimento Giovanni Biondi, al direttore Fidora e alla dirigente Schietroma: siamo ancora in attesa di una pur minima replica, essendo il silenzio - da sempre - l’unico modo di reagire di un certo tipo di funzionari pubblici.

Da ultimo, su questo fronte: ho partecipato come membro della FIDARE, Associazione degli Editori Indipendenti, ad un incontro al Ministero in cui ci è stato prospettato un nuovo progetto, dotato di un finanziamento di 3 milioni di Euro, destinato proprio ai contenuti digitali. Tralascio in questa sede le nostre osservazioni sulle Linee Guida fornite in quella sede, concentrandomi su un punto capitale. Si hanno a disposizione 3 milioni di Euro per i contenuti didattici digitali e su che cosa punta il Ministero? Ebook, learning object per lavagne interattive (fornite in gran quantità, ma attualmente prive di contenuti disciplinari, quindi sostanzialmente vuote e dunque inutili). Nossignori: viene promosso un progetto che finanzia 30 “prototipi” (sic!) da 100 mila euro ciascuno, per contenuti realizzati sotto forma di “ambienti immersivi integrati anche tridimensionali”, sotto forma di videogiochi educativi di seconda generazione (?). Ma perdinci, come si fa ad assegnare fondi così cospicui (con cui ci si potrebbero acquistare migliaia di interi nostri cataloghi di E-book e Learning Object, nuovi, dignitosi e pronti per l’uso in classe) destinati ovviamente solo a grosse società di produzione di videogames, magari estere, parlando di “seconda o terza generazione”, quando nelle nostre scuole non si è vista nemmeno l’immacolata concezione dei contenuti digitali?

Ma questi dirigenti del Ministero sono mai andati in una scuola a vedere l’effetto che fa su insegnanti e studenti un semplice ma efficace learning object di matematica, di scienze o di inglese, eseguito su una lavagna interattiva? Hanno mai visto come si avvicini alla tecnologia e all’innovazione anche il docente più riottoso, quando gli si fa vedere un pezzo della sua lezione di domani o di ieri in seconda C, interattivo, multimediale e ricco di test e verifiche online e offline? Questi docenti sentono davvero l’esigenza di “ambienti immersivi tridimensionali” per dare un senso alle LIM che hanno sulla parete delle loro classi? Non sarebbe bene, prima di arrivare alle seconde e terze generazioni, far prendere contatto e familiarità con quello che già c’è, per tutte le materie e i gradi di scuola, realizzato da docenti per docenti, a basso costo e di grande spendibilità didattica, assegnando ad ogni singola scuola qualche centinaio di euro da impiegare su un mercato libero? Chiediamo troppo?
Forse il fatto che solo Garamond abbia investito in questo settore in questi anni, producendo più di seicento learning object e 45 Ebook di testo, ultimando i suoi cataloghi proprio ora con prodotti nuovissimi (del tutto innovativi quelli ad esempio per la scuola primaria), non fa piacere a qualcuno che invece è rimasto fermo? Diversamente non si spiega, visto che dovrebbe essere interesse della pubblica amministrazione dotare le scuole del grado iniziale dei contenuti didattici digitali, visto che ci sono e qualcuno ci ha speso anni di impegno per realizzarli.

Credo che questo stato di cose complessivo imponga moralmente una reazione, che spero sia compresa dai tanti colleghi che ci seguono da venti anni e più, e che voglio sperare non ci lasceranno da soli in questa dura battaglia. Ci batteremo con ogni mezzo lecito per difendere il lavoro di chi collabora con noi attualmente, di chi ha lavorato in passato con professionalità e passione per Garamond e ancora attende di essere compensato per quello che ha fatto, di chi si rivolge a noi augurandosi di trovare un futuro per le sue competenze e conoscenze.

Come sempre, tutti i nostri canali di interazione sono aperti, sul nostro Blog, sui nostri forum, su facebook e ogni altro ambiente di rete e non,per raccogliere le impressioni, le critiche e le proposte di chi come noi ha la ferma volontà a reagire a questo degrado di cultura, professionalità, dignità e iniziativa imprenditoriale libera e indipendente.

30 agosto 2010

eBookFest a Fosdinovo


e-bookFest
A Fosdinovo va in scena il libro digitale

Organizzata da Associazione Tecknos, Bibienne e da Guaraldi editore, nella suggestiva cornice del Castello Malaspina di Fosdinovo (Massa Carrara), dal 10 al 12 di settembre 2010 si terrà la prima edizione del Festival dedicato al mondo degli e-books. Visita subito il sito della manifestazione:www.ebookfest.it 

Gli editori che a settembre si potranno incontrare a Fosdinovo non sono più interessati alla stampa in quanto tale: sono, come già 500 anni fa, ai tempi della rivoluzione gutenberghiana, quelli che guardano al futuro: si parlerà di ebook e di come cambierà il modo di "fare editoria". Si parlerà di "nuove scritture" e di distribuzione, di digitalizzazione e di distribuzione di contenuti digitali da parte delle biblioteche, delle nuove forme di diritto d'autore. E si parlerà molto di scuola, perché la normativa prevede dal 2011 l'adozione di libri scolastici digitali e i problemi sono tanti, a partire dalla situazione informatica delle scuole. 

Gli incontri, che inizieranno venerdì 10 settembre alle 14, sono aperti a tutti e l'accesso sia ai camp che  ai seminari e  alla zona espositiva, è gratuito. A fare da corollario ai dibattiti ci sarà anche l’eBookShow, dove scuole e università presenti presenteranno i loro progetti sperimentali, e le aziende esporranno i loro prodotti digitali. Sarà anche possibile vedere e provare i nuovi eReader per eBook.
Ecco un anticipo della nutrita serie di seminari e tavole rotonde:
* La nuova filiera dell’editoria digitale, dalla produzione alla distribuzione. 
* La guerra dei formati e diritto d’autore.
* Le biblioteche e le piattaforme di pubblico accesso 
* Le nuove scritture: non lineari, plurali, ipermediali e multimodali, autoprodotte. 
* Il testo digitale nella formazione e nella didattica: potenzialità e nuovi scenari 
* Accessibilità: disabilità sensoriali e cognitive: il problema della forma e quello dei contenuti. 

L’evento, che si propone di diventare un appuntamento annuale, discende direttamente da due barcamp sul "mondo ebook" di ottimo successo: il BookCamp (Rimini 2008) e lo SchoolBookCamp(Fosdinovo 2009). Attraverso il confronto tra professionisti, operatori del settore, studiosi, docenti universitari, insegnanti, blogger, rappresentanti delle istituzioni, e appassionati delle nuove tecnologie, l'eBookFest intende far luce sullo stato dell’arte dell’editoria digitale.

500 anni dopo: la Lunigiana culla dell'ebook 

La Lunigiana torna ad essere, dopo 500 anni, la culla dell'innovazione editoriale. Per tre giorni, dal 10 al 12 settembre, Fosdinovo ospiterà il più grande e significativo evento fino ad oggi organizzato sull'editoria digitale: la seconda edizione di due barcamp, 22 seminari, 20 presentazioni di progetti e sperimentazioni, alcune tavole rotonde e una zona espositiva animeranno il paese a partire dal castello Malaspina. La Lunigiana è storicamente terra di stampatori: nel 1458 nasce a Pontremoli una delle prime attività librarie e a Fivizzano intorno al 1470 furono utilizzati i primi caratteri tipografici italiani. Montereggio è detto ancora oggi il "paese dei librai" e da qui ha origine il premio Bancarella. Il primo fu, nel cinquecento, Sebastiano da Pontremoli. L'attività proseguì per molte generazioni e raggiunse il massimo sviluppo nell'ottocento. In quegli anni a Mulazzo nasce Emanuele Maucci, un grande editore che diede origine alla più ampia "catena" di librai del mondo con sede in Barcellona e consorti in Genova, Milano, Buenos Aires, Habana, Caracas. Ancora oggi i discendenti dei Librai Pontremolesi posseggono importanti librerie, e le strade di Montereggio sono dedicate ai più celebri editori italiani, da viale Luigi Einaudi a Borgo Feltrinelli.

6 febbraio 2010

Libri, e-book reader, Garamond


Leggere su schermo è realtà.
La tecnologia della stampa e l'industria tipografica hanno accompagnato l'umanità negli ultimi cinquecento anni, forgiando profondamente la forma delle società, consentendo la diffusione della Conoscenza e del pubblico dibattito in modi mai visti precedentemente. Biblioteche, quotidiani, manuali professionali, enciclopedie, testi scolastici. Il libro stampato di carta è tuttora il simbolo del Sapere per come le nostre generazioni hanno avuto accesso allo Scibile, e oggi il suo monopolio in quanto supporto alla Conoscenza viene insidiato dal testo in formato elettronico.

Sappiamo che le tecnologia si integrano, non si sostituiscono l'una con l'altra - il cinema non ha fatto scomparire il teatro, la tv non ha fatto scomparire la radio - e conseguentemente non è il caso di parlare di morte del libro, perché si tratta solo di prendere atto di una modificazione tecnologica del supporto. Dalla carta e dall'inchiostro ora si passa a pixel e bit.
Il libro diventa un e-libro, un libro elettronico, un e-book.

Già da molti anni leggiamo i testi scritti sullo schermo, ma rimaniamo vincolati ad un hardware piuttosto ingombrante, il computer; non va sottovalutata inoltre la difficoltà che l'occhio umano incontra nel procedere per lunghe ore alla lettura su uno schermo retroilluminato, come quello che probabilmente ora avete davanti agli occhi, con tecnologia tipo tubo catodico oppure LCD.
Gli e-book, da intendere come testi correttamente impaginati, esistono da molti anni, ma ciò che ultimamente ha messo in fibrillazione il mondo editoriale e i lettori è la commercializzazione di dispositivi di lettura dei libri elettronici, gli e-book reader, basati su una tecnologia completamente diversa, riassumibile nella locuzione e-paper, ovvero la carta elettronica.
Il Kindle o lo Cybook e i molti altri dispositivi che si cominciano a vedere nei negozi e in vendita nelle librerie offrono un'esperienza di lettura perfettamente paragonabile a quella del libro tradizionale, dove le lettere spiccano distinte sulla pagina anche se siete in spiaggia sotto il sole, cosa notoriamente complicata se utilizzate a esempio un pc portatile.

Sono evidenti le motivazioni economiche della pubblicazione di un libro in formato elettronico, legate al costo della carta e della stampa e della distribuzione fisica di un oggetto materiale, e non vanno sottovalutate le potenzialità insite del testo elettronico, relative alla sua facile manipolazione (copiaincolla, commento, inoltro, organizzazione modulare) da parte del fruitore, nonché la sua ubiquità, in quanto indifferente al supporto fisico: potete leggere lo stesso contenuto sul pc, sul cellulare, sull'ebook reader, sui nuovi tablet come l'iPad, e potete anche stamparlo, ma perché consumare carta?
Su un e-book reader potete archiviare e mantenere sempre disponibili migliaia di libri, le batterie durano per giorni, è spesso presente la connessione wifi con cui potete rapidamente aggiornare la vostra libreria elettronica, acquistando direttamente i libri dall'editore oppure scaricando le migliaia di testi anche gratuiti già ora disponibili, oppure ottimizzando i vostri documenti per la lettura su questi dispositivi.

Ci sarebbe da fare tutto un bel discorso sui cambiamenti che l'introduzione che il libro in formato elettronico porterà nel mondo scolastico, che mi riporometto di affrontare meglio in futuro.
Il malloppo cartaceo, le antologie e i libri di testo che ora gli studenti mettono nello zaino non avrà più motivo di esistere, visto che con un semplice lettore porteranno con sé tutto ciò che serve loro.
Sarà facile per gli insegnanti costruire i propri libri di testo, organizzando e rendendo disponibili immediatamente le proprie dispense alla classe.
Gli stessi libri di testo frutto di progettazione editoriale vedranno radicalmente cambiare la propria forma, in direzione di una maggiore modularità (in quanto studente potrò acquistare e scaricare solo quelle parti del testo pertinenti al programma scolastico) e di una impaginazione nativamente pensata per sfruttare le potenzialità offerte dai collegamenti ipertestuali e dalla facilità di accludere materiale multimediale (filmati, fotografie, clip audio) nel corpo dell'opera.

Se volete, trovate qualche ragionamento qui su SchoolBookcamp, una community dedicata al futuro dei testi scolastici in formato elettronico.
Segnalo anche questo articolo di Granieri che prova a indagare i cambiamenti culturali dal punto di vista editoriale, come pure questo articolo sul Sole24ore sugli e-book.
Si è inoltre tenuto recentemente presso la casa editrice Apogeo a Milano un incontro pubblico, e cliccando qui potrete accedere alla pagina dove sono stati resi disponibili i materiali e i video delle relazioni.

L'ultimissima novità è poi costituita dalla pubblicazione da parte di Garamond di questo e-book dedicato agli insegnanti, intitolato "Insegnare e apprendere con gli e-book", a cura di Mario Rotta, Michela Bini e Paola Zamperlin.
Si tratta di un e-book regolarmente in vendita, ma il prezzo potete farlo voi, letteralmente, decidendo quanto pagare l'opera.
Curioso? No, è semplicemente il mondo che sta cambiando, e certi vecchi meccanismi economici, ormai inadeguati ai tempi, possono essere tranquillamente accantonati.

6 novembre 2009

Un help-desk per i supporti tecnologici

Certo, dev'essere dura.
Quest'anno a Natale l'ebook reader Kindle o iLiad o Cybook sarà il regalo sotto l'albero per moltissimi americani, il boom da noi potrebbe essere per l'estate prossima.

Un'altra di quelle rivoluzioni epocali portateci dalla Cultura Digitale: ne parlano Luca DeBiase e Sandrone Dazieri su Nòva Sole24ore, Antonio Tombolini sul blog di Simplicissimus.

Qualcosa di simile deve essere accaduto nella seconda metà del Quattrocento, con la diffusione della tecnologia della stampa. Magari ancora prima, quando si diffuse la rilegatura di buona carta, come la storia di Fabriano insegna.
Nel video qui sotto, la ricostruzione scherzosa di un help-desk dell'epoca.

26 settembre 2009

Scuola digitale al via

Tutti insieme in un colpo solo stanno per arrivare nelle scuole italiane quei dispositivi digitali e quelle tecnologie per la didattica intorno alle quali proviamo da molti anni a ragionare, per capire le modalità più adeguate del loro utilizzo in relazione all'apprendimento effettivo degli studenti.

Si fossero introdotte in classe con gradualità queste novità tecnologiche nel corso degli ultimi dieci anni (non è poco; e bastava restare sintonizzati con il "mondo reale") sarebbero potute emergere direttamente dal concreto "fare scuola" le pratiche migliori, le metodologie più adeguate, i contesti d'uso più appropriati. L'auto-formazione degli insegnanti e l'innovazione della stessa organizzazione lavorativa scolastica avrebbe avuto il tempo di adeguarsi alla modernità, di elaborare le conoscenze e le abilità di tipo informatico in competenze digitali (vedi qui e qui), le quali non sono "contenuti" che si possono trasmettere con un corso di aggiornamento professionale, trattandosi di modificazioni profonde degli atteggiamenti personali dei docenti - e della situazione di apprendimento - rispetto all'attuale Ecosistema della Conoscenza e all'impellente necessità di fornire indicazioni di Educazione alla Cittadinanza Digitale alle giovani generazioni.
Se attualmente ci sono in Italia insegnanti che usano il computer alla stregua di una macchina per scrivere e una lavagna elettronica come semplice supporto per mostrare le immagini, senza comprendere appieno le effettive potenzialità di una "didattica aumentata", una simile massiccia introduzione di tecnologia in classe produrrà un marasma notevole, innescherà dinamiche di repulsione, costringerà la scuola per ancora molti anni a rielaborare gli approcci metodologici e a fomentare dibattiti interni sui massimi sistemi, perdendo tempo prezioso rispetto ai passi che il mondo sta facendo in direzione di una socialità connessa.

Se non altro, stiamo parlando di cambiamento. Un cambiamento forzato, che non potrà non modificare profondamente le attuali pratiche didattiche e i meccanismi di funzionamento della scuola come organizzazione lavorativa. Un cambiamento epocale che avrebbe dovuto essere meglio accompagnato nel corso degli anni, e che per molti anni ancora avrà bisogno di potenti enzimi (competenze professionali esterne al mondo della scuola, se quest'ultima si degnasse di aprirsi al mondo e lasciasse entrare - non per decreto ministeriale - il mondo in sé) per digerire e metabolizzare questa massa di innovazione tecnologica da ingurgitare rischiando l'indigestione.

Un ultimo appunto: era proprio necessario fare business anche in questo campo, stipulando contratti commerciali tutti da chiarire con i principali colossi dell'informatica e dell'elettronica mondiali, nonostante precise indicazioni legislative europee e italiane sull'utilizzo di tecnologie opensource nelle pubbliche amministrazioni, nonostante le raccomandazioni per l'utilizzo di OpenCulture nei processi educativi?

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Scuola digitale: il governo sigla intesa con Microsoft, Telecom, Intel e Ibm. eBook, lavagne iTech, sms e pagelle online per Cl@ssi 2.0
di Raffella Natale, fonte Key4biz

Forse non a breve, ma gli eBook potrebbero sbarcare nelle scuole italiane. Intervenendo alla presentazione dei risultati del progetto “La scuola digitale”, il Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha infatti spiegato che "l'eBook non è sostitutivo del libro di testo, ma per alcune tipologie come i libri di esercizi i volumi si prestano benissimo a essere digitali".
La Gelmini, presentando con il Ministro della Pa Renato Brunetta lo stato di avanzamento dei progetti per la digitalizzazione del mondo dell'insegnamento, ha informato che entro il prossimo giugno arriveranno quasi 30.000 lavagne interattive multimendiali installate in altrettante classi con 100.000 insegnanti in formazione.
E ancora: didattica digitale al posto dei tradizionali metodi di apprendimento in nuove 156 scuole delle primarie e secondarie superiori; servizi scuola-famiglia via web, con pagelle e certificati on-line, registro elettronico di classe, notifica tramite sms alle famiglie delle assenze degli studenti. “E' una responsabilità di tutti – ha detto la Gelmini - offrire ai nostri ragazzi una scuola sempre più aperta e moderna”.
Con il piano eGov 2012 ed il protocollo d'intesa dell'ottobre 2008, il Miur e il Ministero della Pa hanno avviato una serie di interventi coordinati per l'innovazione digitale della scuola.


Il Miur ha messo a punto il piano 'La scuola digitale', che si articola in due fasi: la prima (operativa dallo scorso gennaio) prevede l'introduzione in classe delle lavagne interattive multimediali (Lim), l'altra chiamata Cl@ssi 2.0 ha come obiettivo l'utilizzo delle ICT nelle scuole. Secondo i dati di viale Trastevere, ad oggi sono state già installate 7.697 Lim, che si aggiungono alle 3.300 fornite dal Ministero per la P.A.. Sono inoltre iniziati i corsi di formazione per 30.000 docenti. Parte ora una seconda fase, che ha come obiettivo l'installazione entro giugno di altre 20.000 Lim con complessivamente 100.000 insegnanti in formazione.
Il progetto Cl@ssi 2.0, invece, mira a trasformare l'ambiente di apprendimento tradizionale attraverso le ICT e la didattica digitale: nei prossimi mesi anche le scuole primarie e secondarie superiori (dopo quelle secondarie di I grado) sperimenteranno il progetto, con nuove 156 scuole e 1.404 insegnanti in formazione.
Le nuove tecnologie modificheranno anche la vita scolastica e i rapporti scuola-famiglia: con il progetto 'Servizi scuola-famiglia via web', coordinato tra i due ministeri, in molti istituti le pagelle saranno online, il registro di classe diventa elettronico, le prenotazioni dei colloqui con i docenti e le richieste di certificati si faranno sulla Rete e le scuole notificheranno alle famiglie via sms le assenze dei figli.
Sempre più difficile, quindi, marinare la scuola: "E' finita un'era", ha scherzato Brunetta mentre per Gelmini "così si vuole ripristinare l'alleanza scuola-famiglia: sono tutti aiuti che consentiranno ai genitori di tornare protagonisti dell'educazione, senza rinunciare al loro lavoro".

Gelmini e Brunetta hanno anche annunciato alcune intese con Microsoft, Ibm, Intel e Telecom Italia, che si presteranno a diffondere e promuovere l'utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica, sviluppando il piano di innovazione digitale.
Stamani infatti le quattro società hanno firmato a Palazzo Chigi una serie di Protocolli d'intesa per la diffusione delle tecnologie digitali nella scuole. Con la firma del presidente Umberto Paolucci, Microsoft Italia si impegna, tra l'altro, a ridurre il digital divide nelle scuole anche fornendo gratuitamente software operativo e/o applicativo finalizzato all'innovazione della didattica.

Il superamento dei fenomeni di esclusione causati dal digital divide è anche l'obiettivo indicato dall'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè.
Il gruppo tlc metterà pertanto a disposizione degli studenti offerte agevolate per parlare, video-chiamare, inviare messaggi e navigare su internet, oltre a specifici piani di ricerca e sperimentazione orientati ai processi di insegnamento e apprendimento.
Luciano Martucci, presidente di Ibm Italia, ha annunciato la collaborazione di un Centro di competenza internazionale mentre la collaborazione con Intel Italia, ha anticipato l'amministratore delegato, Dario Bucci, si concentrerà sull'adozione della piattaforma di formazione Intel Teach Advanced Online per l'aggiornamento professionale dei docenti. Proseguono intanto, ha assicurato la Gelmini, altre iniziative. In arrivo mini pc portatili per gli studenti delle scuole medie. Il governo metterà, infatti, a disposizione 150 euro a pc e sta cercando sponsor che ci mettano il resto. “Il nostro obiettivo - ha spiegato Brunetta - è dotare 1.000 classi al mese per i prossimi 4 anni e arrivare entro la fine della legislatura a dotare tutti gli studenti di un pc”.

3 giugno 2009

Sempre sugli e-book. Mario Rotta


Segnalo per gli insegnanti interessati alle tematiche della progettazione dei contenuti e alla didattica con il supporto degli e-book le ultime iniziative di Mario Rotta: si tratta di ragionare insieme quest'estate, attraverso collaborazioni online, sul significato degli e-book negli ambienti di apprendimento.
L'esperienza culminerà a settembre presso il VI Congresso Nazionale SIe-L, E-Learning: creatività e innovazione, che si terrà a Salerno dal 16 al 18 settembre 2009. In quell'occasione verrà presentato il tutorial specifico sui testi elettronici nei settori della formazione, frutto delle riflessioni corali sviluppate fino ad allora.

Maggiori informazioni le trovate qui www.mariorotta.com.