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27 febbraio 2013

Da UdineSmart a PotenzaSmart

Una sorta di passaggio del testimone, un resoconto dell'esperienza realizzata a Udine nei primi giorni di dicembre 2012, per contribuire con qualche idea al convegno PotenzaSmart. 
L'articolo è apparso sul sito del convegno lucano, qui www.potenzasmart.it/non-ce-smart-city-senza-smart-community/

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“Da udinesmart a potenzasmart, con tanta simpatia”.

Giorgio Jannis, coordinatore comitato tecnico-scientifico #udinesmart, ci racconta l’esperienza fatta da loro.

“Non c’è smart-city senza smart-community” è stata la sintesi in forma di slogan emersa dal primo barcamp tenutosi a Udine nel 2011 sulle tematiche dell’innovazione tecnologica e dei nuovi approcci della comunicazione pubblica nella Pubblica Amministrazione.
Quel convegno informale (il modello “barcamp” si presta perfettamente a incontri pubblici contraddistinti dalla libera proposizione di idee e di suggerimenti da parte della comunità dei portatori di interesse) fu caratterizzato da una notevole partecipazione spontanea da parte di cittadini, professionisti e operatori culturali; al di là dei preziosi contributi alla riflessione collettiva si è potuta in tal modo costruire una solida rete relazionale tra persone e realtà territoriali pubbliche e private orientate all’innovazione urbanistica e alla diffusione delle nuove forme di e-partecipation a finalità civica.

Partendo proprio dall’esperienza del 2011 il Comune di Udine ha promosso nel dicembre 2012 il convegno#udinesmart articolato su due giorni e tre diverse location tematicamente connotate, per offrire alla cittadinanza un resoconto delle iniziative smart promosse dalla Pubblica Amministrazione locale, e al contempo sollecitare nuovamente la cittadinanza a partecipare in moto attivo alla progettazione collaborativa della Udine del ventunesimo secolo.
Il Comune di Udine per voce dell’Assessore all’Innovazione ha illustrato il successo del sistema e-Part, mappa interattiva per la segnalazione da parte dei cittadini delle problematiche urbane riguardanti a esempio la viabilità o l’arredo urbano, e contestualmente è stata annunciata la realizzazione in partnership con Telecom di una rete di connettività in fibra ottica FTTC di nuova generazione, che permetterà entro quest’anno una navigazione internet a velocità di 50Mb/s per imprese e cittadini (ben oltre le indicazioni dell’Agenda digitale europea, 30Mb/s entro il 2020), abbattendo i costi e riducendo l’impatto ambientale dei lavori grazie all’utilizzo delle infrastrutture fognarie.
È da segnalare inoltre per la sua rilevanza di dimensione nazionale la presentazione insieme a Riccardo Luna e Vittorio Alvino del sito web OpenUdine grazie al quale Udine è diventata la prima città italiana totalmente trasparente nei suoi processi amministrativi e direttamente monitorabile dai cittadini, secondo la filosofia OpenMunicipio, in direzione di un e-government efficiente e una e-democracy efficace.
Al nuovo museo cittadino di arte moderna si è tenuto #udinesm.art, dando appunto possibilità al fiuto degli artisti e degli operatori culturali locali di “fare il punto” e proporre riflessioni creative sui processi innovativi dell’abitare il territorio ora innervato dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, mentre presso le strutture cittadine di Friuli Future Forum della Camera di Commercio si è tenuta una tavola rotonda sul futuro del giornalismo 2.0, presenti direttori e responsabili di quotidiani locali e giornalisti di fama nazionale, per ragionare sui meccanismi editoriali moderni dell’informazione e della pubblica opinione.
La comunicazione dell’evento si è avvalsa anche dei media tradizionali nella consapevolezza che l’alfabetizzazione alla Cultura digitale, soprattutto nei suoi aspetti di partecipazione civica, deve intervenire laddove risulta meno diffusa, a esempio tra le fasce della popolazione tuttora ancorate al mezzo televisivo quale unica fonte di informazione. Sono state realizzate nove puntate (pillole della durata di sette minuti) del programma televisivo “Non è mai troppo digital” trasmesse da emittenti locali a cavallo dell’evento #udinesmart, per la sensibilizzazione alla tematica della smart-city e delle potenzialità offerte dalla rete internet alle pratiche quotidiane dell’abitare in territori connessi.
Una città è un hardware fatto di infrastrutture tecnologiche (connettività a banda ultralarga, wifi cittadino, sensoristica) su cui “gira” un software costituito dalla collettività che risiede su quel territorio, dai suoi comportamenti mediatici, dallo stile peculiare della sua partecipazione alla conversazione su temi di natura civica o amministrativa. Il convegno #udinesmart è riuscito a mettere in luce entrambi gli aspetti, promuovendo consapevolezza nella popolazione sui cambiamenti tecnosociali che portano ora a definire le città come “intelligenti” in quanto ottimizzate dalla tecnologia di connettività nella produzione e distribuzione di merci energia e informazione, in quanto capaci di offrire luoghi di socialità digitale per la comunicazione pubblica ove i cittadini possano partecipare in modo consultivo o decisionale all’amministrazione della cosa pubblica.

29 ottobre 2012

Suggestioni per l'intelligenza della città

Un prezioso post di Giuseppe Granieri sulle città intelligenti


1. Le città sono sempre state intelligenti
2. La città come computer a cielo aperto
3. Le città come network più veloci
4. Abbiamo già tutti i bit necessari
5. Il vicinato intelligente
6. Il cittadino intelligente

3 settembre 2012

Progettare una smart-city

Un bell'articolo di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, su CheFuturo.it. Lo copio integralmente qui su NuoviAbitanti, mi piace molto. L'articolo tratta della progettazione partecipata di un Ecosistema digitale per la città di Trieste.

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Vi è mai capitato di riprogettare in una settimana il sistema di comunicazione urbana di un’intera città coordinando un gruppo di 15 futuri designer e architetti? Una città, fra l’altro, che avreste sempre voluto visitare ma dove la vita non vi aveva ancora portato? A noi sì, circa un mese fa. La città in questione è Trieste  e l’occasione è stata offerta da Insegna Trieste, un workshop intensivo promosso da ISIA Firenze in collaborazione con l’Amministrazione Comunale che ha coinvolto cinque atenei: l’ISIA di Firenze e di Urbino (design), lo IUAV di Venezia e l’Università di Trieste (architettura), l’Università di Nova Gorica (new media art). Per chi fosse interessato ad aggiornamenti in tempo reale, è attiva una pagina Facebook.
Il progetto ha preso da subito una piega interessante, trasformandosi in uno scenario di near future sulle smart city dove gli open data si mischiano con le retiwireless e le tecnologie ubique. Una città tanto più smart quanto più è capace di farsi piattaforma di espressione, relazione e comunicazione oltre che opportunità per la pluralità di soggetti che la popolano, la attraversano e la usano. In una parola: un nuovo ecosistema digitale urbano in cui agire e interagire, contribuire e condividere, produrre conoscenza e remixarla, fruire di informazioni e servizi, e crearne di nuovi. Il tutto accessibile sia dallo spazio fisico della città, sia da ogni angolo del pianeta, attraverso la rete.
1. La Città Piattaforma: teoria e pratica per una Human Centered Smart City
Lo scenario proposto è quello della Human Centered Smart City, in cui la città diventa un luogo sensibile, attivo, polifonico, libero, resiliente, ricombinante, emergente. La sua intelligenza si basa prima di tutto sulle persone, sulle relazioni e le interazioni. Prendendo spunto dalle architetture delle tecnologie Internet, si può infatti immaginare che una città si trasformi in una vera e propria piattaforma aperta, su cui costruire l’Ecosistema Digitale Pubblico. Qui la città diventa un sistema aperto e accessibile grazie ad infrastrutture tecnologiche quali il cloudcittadino, le reti WiFi e meshed, i network di sensori capaci di registrare i dati ambientali in tempo reale, la mobilità, la comunicazione, l’uso dell’energia, le forme di espressione, informazione e comunicazione digitale a disposizione di persone e organizzazioni.
Nel progettare un sistema di comunicazione urbana per la città, ci siamo ben presto resi conto che sarebbe stato impossibile affrontare questo compito in maniera significativa senza assumere un approccio olistico, orientato all’innovazione radicale e sistemica. È così che abbiamo affrontato il nostro compito servendoci di uno strumento complesso: l’Ecosistema Digitale (DE, Digital Ecosystem). Nel DE, la Città Piattaforma prende corpo, realizzando un ambiente umano e tecnologico capace di aprirsi alla società civile per consentire di esprimere desideri, aspettative, visioni, opportunità, disponibilità, necessità e capacità. Il tutto cercando collaborazione, aggregazione, iniziativa, sostegno, scambio.
 Un framework per l’espressione, l’informazione e la comunicazione, in cui sono disponibili strumenti per creare contenuti e per ascoltare la vita digitale pubblica.
Il DE è come un social network di nuova generazione, capace di uscire fuori dallo schermo e collegare tanto i profili dei cittadini quanto tutte le cose che ci sono e avvengono in città. Di conseguenza, il DE permette alle persone di esprimersi (“ecco quello che mi piace fare a Trieste”), di coordinarsi (“chi vuole organizzare questa cosa con me in città?”), di fare business (“facciamo filiera su questo processo!”) e, più in generale, di trasformare saperi, capacità, opportunità e progetti in risorse disponibili per l’intero ecosistema.
Così, strumenti come Facebook escono dallo schermo del computer grazie alle tecnologie ubique e al Web 3.0 e si trasformano  in sistemi umani che appartiengono alla città e ai suoi cittadini: interconnettono persone, cose, aziende e istituzioni per creare benessere ed opportunità. Infine, c’è anche la trasparenza: nel nuovo ecosistema cittadino le informazioni sono distribuite sotto forma di open data, offerti in formati standard e accessibili che diventano una risorsa pubblica, un nuovo “commons digitale” a disposizione di tutti.
Ecco come si esprime Fabio Omero - assessore allo Sviluppo economico e Fondi comunitari, Turismo, Aziende partecipate e controllate del Comune di Trieste e promotore del progetto con Elena Marchigiani, assessore alla Pianificazione Urbana, Mobilità e Traffico, Edilizia Privata, Politiche per la casa, Progetti Complessi – secondo il quale la Città Piattaforma è anche un modo per rispondere alla crisi:
Mi ha colpito che a distanza di pochi mesi ci siamo imbattuti in due mondi apparentemente tra loro distanti, ma che alla fine hanno parlato lo stesso linguaggio. Mi riferisco al dottor Mauro Bonaretti, direttore generale del Comune di Reggio Emilia, che in un seminario organizzato dal nostro Comune ha proposto il concetto di rete tra pubblico, impresa, lavoratori e terzo settore per affrontare in questa situazione di crisi il governo dell’economia, della società e del territorio con un’idea sistemica e integrata della città. E mi riferisco al workshop dell’ISIA di Firenze e all’idea di Città Piattaforma emersa dai lavori: una città dove non solo le istituzioni, i grandi operatori e le piccole associazioni, ma gli stessi cittadini – nati, immigrati o solo in transito – mettono in rete i propri saperi, scambiano informazioni, rendono leggibile la città e in definitiva comunicano. Che poi queste reti intelligenti stiano dentro all’idea di smart city a cui il Comune – con grave ritardo – sta lavorando, è solo un’altra coincidenza. Ma essendo la terza, non è più un caso, non è nemmeno più un indizio: è ormai una prova“.
2. Il workshop
Per entrare nel vivo del progetto, è interessante seguire lo sviluppo del workshop, che Stefano Maria Bettega, Direttore di ISIA Firenze, riassume così:
L’esperienza triestina rappresenta una sperimentazione esemplare per molti aspetti. Didatticamente efficace: ibrida i saperi svincolandoli da una logica strettamente disciplinare; mette a confronto studenti provenienti da diverse strutture; obbliga alla finalizzazione del lavoro con il decisivo contributo di una committenza (l’amministrazione comunale di Trieste) che mai come in questo caso ha svolto ruolo di stimolo e indirizzo rispetto al rispetto del mandato progettuale. Le necessità della PA nel settore del design non sono ancora riconosciute in modo strutturato se non recentemente con il fenomeno open data. È merito degli amministratori triestini quindi l’aver intercettato un bisogno reale e intrapreso una strada innovativa che sono certo possa portare alla realizzazione di economie e all’ottenimento di risultati di qualità, in un processo di ricerca e produzione che coinvolge in maniera attiva la componente accademica”.
Simone Paternich, docente ISIA e responsabile della collaborazione della città di Trieste con ISIA Firenze, sorride ricordando la genesi del nome: “Quando ad Aprile abbiamo incontrato gli assessori Omero e Marchigiani ci hanno illustrato la necessità del Comune di riprogettare la cartellonistica della città (le insegne), ma allo stesso tempo di evolvere l’idea stessa di insegna aprendola all’allestimento/arredamento urbano e alle tecnologie digitali. Da qui, nel titolo, l’abbinamento di “Insegna” (insegna come cartello e insegna come insegnare) al nome della città: Insegna Trieste“.
Il workshop, strutturato in 7 densi giorni, inizia con una una serie di incontri in cui sono invitati a parlare esponenti dell’amministrazione comunale e regionale, dell’Agenzia Turismo Friuli Venezia Giulia, del Consorzio Promo Trieste, delGruppo Eurotech Spa e di progettualità cittadine di matrice associazionistica. Discussioni su temi come turismo, caratterizzazione e identità della città di Trieste, strategie di comunicazione, approcci e sistemi tecnologici hanno offerto elementi rilevanti per la comprensione della città, aiutandoci a chiarire le esigenze progettuali e il contesto locale.
Trieste è stata dipinta come una città priva di centro, una città dove non esiste un attrattore unico capace di fungere da driver per il turismo e lo sviluppo, ma una molteplicità di centri. Una città il cui valore sta principalmente nella qualità della vita (benessere diffuso), nell’attività di centinaia di associazioni culturali e gruppi di cittadini, nelle spiagge, nei castelli, nella diversità culturale, nel patrimonio ambientale ed enogastronomico. Sviluppare la capacità di passare nei prossimi anni da “un turismo” a “tanti turismi” è presentata come altamente strategica. Tutto ciò coinvolge operatori di grandi dimensioni ma anche centinaia di piccole nicchie diverse impegnate a creare esperienze per turisti non convenzionali, appassionati di sport, cucina, fantascienza o qualsiasi altro segmento sia possibile immaginare.
L’associazione Manifetso2020 - con Marco Svara e Marco Barbariol insieme all’architetto Claudio Farina – ci ha accompagnato in un peculiare tour cittadino in cui abbiamo avuto l’occasione di attraversare Trieste e i suoi paradossi, coma hano sottolineato gli organizzatori. Enormi da opportunità per realizzare progetti come l’ex-opp (l’ex Ospedale Psichiatrico di S. Giovanni) e il complesso del Vecchio Porto (qui un articolo del Corriere per i cuiriosi), fino alla possibilità di incontrare operatori della cultura e dell’intrattenimento ed esponenti dell’architettura e della progettazione. Non limitandosi a luoghi e monumenti, la concezione del tour ci ha consentito di accedere ad una visione etnografica della città, con l’osservazione sul campo dei modi e dei ritmi della vita quotidiana triestina. Dall’andare al mare alPedocin o sui marciapiedi affollati di Barcola, allo spritz, alle innumerevolicommunity e gruppi che riempiono la città. A tour concluso siamo pieni di stimoli e informazioni e si entra nel vivo del workshop.
3. La progettazione
Per la progettazione abbiamo scelto un approccio basato sulle metodologie di co-creazione e abbiamo usato una sequenza di esperienze costruttiviste, seguite da sessioni di progetto, disegno e sviluppo collaborativo. Il primo passo è consistito nella definizione dell’obiettivo: un sistema di leggibilità e navigazione dello spazio urbano. Il progetto è cominciato, quindi, dall’immaginare come fosse fatta l’architettura dell’informazione di una città come Trieste. Di quali informazioni hanno bisogno le persone quando sono lontane dalla città? Quali mentre viaggiano per arrivare a Trieste? E quando giungono in città? Di quali informazioni necessitano quando vi si fermano per un minuto, un’ora, un giorno, un mese, un anno o per tutta la vita, seguendo le traiettorie del turismo, del lavoro, della famiglia, del desiderio, delle emozioni, delle passioni, o della scienza?
Come ci si orienta in città dal centro di una candida piazza, da dentro un parco, dalle mura di un castello, dal marciapiede del porto o da una larga strada che attraversa edifici di archeologia industriale abbandonati? Come è fatto un sistema di navigazione della città, capace di rendere leggibili, visibili e accessibili e interattive queste tipologie di informazione e le loro declinazioni? Per capirlo abbiamo applicato le metodologie dell’Architettura dell’Informazione (AdI) nella progettazione della nostra Human Centered Smart City: la Città Piattaforma.
Lavorando sull’AdI ci siamo confrontati innanzitutto con la necessitè di descrivere una “città semantica” in cui ogni elemento fosse collegato agli altri attraverso legami di significato. In maniera simile a come si fa progettando un sito web, ci si è domandati come poter realizzare un sistema di navigazione semantica per la città, articolato su tre livelli:
  • globale – navigare la città secondo i grandi temi, quali i servizi, la cultura, l’ambiente, la storia, il divertimento;
  • locale – scelto un tema: cosa offre la città a riguardo?
  • contestuale – “ok, sono qui: cos’altro c’è?”, per trovare servizi correlati, cose compatibili o simili, o anche solo vicine.
Questa strategia determina una visione innovativa della città, in cui le informazioni digitali e fisiche si incontrano in uno spazio pubblico nuovo, pensato per visualizzarle attraverso una molteplicità di media, strumenti e modalità differenti. Ad esempio, combinando i segni grafici classici (ad esempio, la cartellonistica) con le tecnologie che si insinuano nel tessuto urbano in modi diretti (ad esempio, attraverso l’uso di app per smartphone, chioschi digitali, QRCode, RFID e così via) e in altri più inaspettati quali le esperienze di interazione naturale e gestuale.
4. Risultati: il prodotto
L’ultima parte del workshop è stata, infatti, dedicata alla progettazione di alcuni concept che rappresentassero la visione globale del progetto. Il risultato non poteva che avere una forma Ecosistemica. Già dalla definizione del target è emersa la metafora della “Città della Coda Lunga”. Le caratteristiche stesse della città, assieme all’idea del passaggio “dal turismo ai turismi”, ci hanno portato a configurare il nostro target come la somma delle infinite nicchie, grandi e piccole, che generano la domanda e l’offerta di mercato, proprio come teorizzato a suo da Anderson nel suo noto articolo “The Long Tail”.
Trieste come “Amazon”, dunque: una piattaforma in cui operatori di ogni dimensione possano trovare uno spazio di esistenza e azione. Tutto ciò è abilitato dall’esistenza dell’Ecosistema Digitale (DE) che, come detto in precedenza, è stato immaginato come un social network pubblico di nuova generazione che esca dallo schermo del computer, capace di interconnettere persone, organizzazioni, luoghi e processi della città.
Accedendo alla piattaforma gli operatori possono pubblicare tutte le proprie iniziative all’interno dell’ecosistema: ogni elemento pubblicato – tra alberghi, eventi, ristoranti e quant’altro – viene corredato da un insieme di informazioni e metadati, che consentono di classificarlo nello schema dell’Architettura dell’Informazione della città. Gli operatori, inoltre, possono indicare le relazioni che intercorrono tra i vari elementi, contribuendo alla formazione della Città Semantica. All’altro capo del diagramma, le persone (tra cittadini, residenti e turisti) possono beneficiare di diverse modalità per navigare la città, inclusa una modalità casuale per perdersi in maniera intelligente nella città. Avete presente Stumbleupon? Pensatelo applicato ad una intera città che, se volete, potete navigare randomicamente.
Nel corso dell’esperienza in città, le persone possono di nuovo partecipare all’arricchimento dell’ecosistema, pubblicando valutazioni, feedback, emozioni o altri contenuti quali video e immagini. L’ecosistema fornisce infine agli operatori (ad esempio il Comune) anche una modalità di fruizione dashboard, tramite cui osservare la vita della città e modulare i parametri di comunicazione e interazione, al fine di ottimizzare le esperienze e coinvolgimento dei cittadini. Una volta definito il framework generale, abbiamo progettato diversi modi in cui l’ecosistema si manifestasse nello spazio fisico della città.
Siamo partiti dalla segnaletica urbana, capace di offrire alla vista una rappresentazione chiara del sistema di navigazione cittadina. I segni grafici utilizzati, inoltre, sono usabili attraverso smartphone. Sono, infatti, dei QRCode e dei marker per accedere alle informazioni digitali in tempo reale associate a luoghi ed eventi all’interno dell’ecosistema. Abbiamo poi immaginato diversi tipi di esperienze interattive. Alcune, come il grande schermo urbano mobile che permette di interagire con l’ecosistema digitale, sono da considerarsi dei landmark mobili della città. Uniscono alla suggestione visionaria la possibilità di attivare interessanti dinamiche di spostamento e diffusione dei centri di interesse della città, così da creare dinamiche di sviluppo diffuso (pensate ad un “Colosseo mobile” che l’amministrazione può spostare da una zona all’altra della città).
Altre, realizzano funzioni più espressamente dedicate alla pubblica utilità, fornendo esperienze interattive che consentano di utilizzare le informazioni in tempo reale in maniera accessibile ed usabile. E, infine, gli Experience Spot: questi dispositivi a basso costo sono disseminati per la città e permettono di realizzare micro-esperienze sensoriali capaci di ospitare informazioni utili tanto quanto piccoli segreti, sorprese e giochi. Distribuendo i piccoli supporti fisici degliExperience Spot e mettendoli in rete, la Città Piattaforma consente di ricombinare relazioni sociali e di creare reti distribuite in modo diffuso sul territorio triestino. Tutti i supporti sono collegati tra loro e hanno la possibilità di scambiare e pubblicare informazioni in tempo reale, generando una nuvola di dati che si estende su tutta la città.
Inoltre, un apposito kit consente alle persone di progettare nuove micro-esperienze, e di distribuirle sul territorio, anche organizzando innovativi modelli di business. Ma non solo: l’uso dei kit è insegnato a scuola: giocando da piccoli, e fino all’università, si impara ad usare la città, i suoi dati, le sue informazioni e l’intelligenza espressa dalla sua popolazione per inventare, costruire, visualizzare, remixare, attivare coordinare luoghi, risorse, visioni, desideri, emozioni ed aspettative. Il cerchio si chiude con la presenza di un “logo generativo”, a ripensare radicalmente il concetto di  identità visiva della città. Ad ogni elemento pubblicato nell’ecosistema viene associato in maniera automatica un segno, un marker univoco che permette sia di identificare l’elemento (due differenti elementi avranno markerdifferenti), sia di utilizzarlo per accedere in realtà aumentata alle informazioni digitali associate all’elemento e aggiornate in tempo reale.
Il marker è un segno grafico generativo che codifica in maniera visuale le principali informazioni dell’elemento pubblicato: il titolo, la location, la dimensione temporale e la sua caratterizzazione all’interno della architettura dell’informazione della Città. Un logo, ogni volta differente e unico, emerge dalla vita dell’ecosistema diventando una nuova risorsa per i suoi attori.
Ciò significa che, ad esempio, un operatore  può usarlo come certificazione (essere parte dell’ecosistema digitale di Trieste) e in altri modi interessanti. Pensiamo ad un evento: il marker-logo è fatto per essere facilmente riconoscibile da una app e viene stampato sul materiale informativo (poster, locendine etc). Inquadramdolo con lo smartphone, si accederà alle informazioni aggiornate in tempo reale in base al cloud cittadino e alle conversazioni sui social network che parlano di quell’elemento dell’ecosistema (che siano recensioni su Trip Advisor, conversazioni su Facebook e Twitter o immagini su Instagram). Il tutto previsto a livello di piattaforma cittadina.
5. Perchè questa esperienza è importante
Dall’analisi e dal racconto di questo progetto emergono una serie di riflessioni estremamente innovative riguardo modi di concepire, vivere, utilizzare una città. Queste mettono in luce alcuni elementi rilevanti nella definizione smart city, qui presentata nell’accezione di “human centered smart city”:
  • l’idea di Ecosistema Digitale come nuova infrastruttura pubblica cittadina: un ambiente umano e tecnologico accessibile in maniera ubiqua, che diventa unframework di espressione e di ascolto alla base della vita e dei processi della città;
  • l’idea di Città Piattaforma in cui non solo è possibile accedere ed utilizzare informazioni e servizi, ma soprattutto attivare i cittadini e gli operatori al fine di crearne e realizzarne di propri, sia direttamente che attraverso remix/ricombinazione di informazioni, servizi, competenze ed opportunità presenti nella città;
  • la Città-Cloud che, al pari di un sistema come Amazon, consente a operatori grandi, piccoli o piccolissimi di utilizzare e coordinare l’ecosistema per creare impresa, cultura, emozione, poesia, politica, divertimento. Non un centro singolo, ma le molteplicità potenzialmente infinite che riescono ad esprimersi attraverso la Città Piattaforma;
  • la città Open Source, nel senso che l’amministrazione rilascia le API (Application Programming Interfaces) cittadine e un vero e proprio kit per lo svilupposoftware (SDK), offerto ai cittadini come strumento per la libera creazione di applicazioni, esperienze, operazioni creative ed artistiche, di servizi, culture, coordinamenti, filiere nuove e inaspettate. Un elemento talmente importante da essere intgrato nell’intero ciclo di vita scolastico, proprio come si impara a leggere, a scrivere e a far di conto.
E sull’immagine di una classe di bambini intenta a smontare e rimontare il nuovo SDK cittadino insieme ai propri maestri, vi lasciamo con una frase di William Mitchell, nel suo bellissimo “The City of Bits”.
Le strutture civiche e le disposizioni spaziali che emergono nell’era digitale modificheranno in profondità la nostra possibilità di accedere ad opportunità economiche e ai servizi pubblici, le tipologie e il contenuto del discorso pubblico, le forme dell’attività culturale, l’esercizio del potere, e le esperienze che danno forma e tessuto al nostro quotidiano”.
Roma, 31 agosto 2012
ORIANA PERSICO E SALVATORE IACONESI

14 giugno 2012

A smart life experience. Convegno a Udine

Udine, Piazza Venerio

Friuli Innovazione promuove un evento aperto dedicato al tema della pianificazione urbana intelligente e alla necessità di mettere a fattore comune le esperienze di ricerca più avanzate sviluppate sul territorio. La domotica è un settore nel quale la Regione Friuli Venezia Giulia sta investendo molte risorse e proprio a partire da tre progetti in corso di cui Friuli Innovazione è partner–EasyMob, LAK e Re-Freedom – verrà discusso con istituzioni e portatori di interesse il tema dell’integrazione delle tecnologie disponibili nella pianificazione del territorio nonché dell’importanza di capitalizzare i risultati raggiunti in progetti sperimentali per uno sviluppo industriale che permetta al sistema economico di acquisire nuovi elementi di competitività.

L’evento rappresenta un approccio smart alle sfide del prossimo futuro, evidenziando la necessaria coesione tra tecnologia, governance territoriale e comunicazione efficace. 


Programma

Il programma prevede l'inizio dei lavori alle 9.30 con i saluti del Sindaco di Udine Furio Honsell, il presidente di Friuli Innovazione Sergio Cecotti e il presidente della CCIAA di Udine Giovanni Da Pozzo.

Seguirà alle 10 un'intervento di Pierluigi Piva,executive partner Gartner Consulting, intervistato da Michele Vianello, direttore di Vega Science Park di Venezia, sul tema "Il futuro intelligente della città".

Si prosegue, alle 11.30, con un dibattito sul tema "Quanto vale la domotica nello sviluppo sociale ed economico del FVG", al quale prenderanno parte i due ospiti insieme con il direttore tecnico della Solari Spa di Udine Sabino Sinesi, capofila del progetto EasyMob, il presidente di Snaidero Spa Edi Snaidero, capofila del progetto LAK e, per il progetto Re-Freedom, l'assessore all'innovazione del Comune di Udine Paolo Coppola. Prevista anche la partecipazione della Regione Friuli Venezia Giulia.

21 maggio 2012

Amministrare 2.0

L'Assessore per l'Innovazione di Udine, Paolo Coppola, ha tenuto una relazione al convegno ForumPA di Roma dei giorni scorsi illustrando la tematica "Amministrare 2.0", sia dal punto di vista della cultura e delle competenze digitali richieste alla "macchina" della Pubblica Amministrazione e ai singoli cittadini, sia mostrando quanto Udine ha fatto finora e intende realizzare in futuro per costruire una vera e concreta comunicazione bi-direzionale tra Comune di Udine (qui l'elenco dei servizi 2.0 attivi sul sito comunale) e cittadinanza.

Punto cruciale del ragionamento pare essere la ricerca di forme di attivazione della partecipazione libera dei cittadini, mettendo a punto dei modelli e dei format di comunicazione che siano semplici e diano soddisfazione - qui si intende mettere l'accento sulle qualità "affettive" di coinvolgimento, quali meccanismi di gamification e risveglio del senso civico - e quindi riescano a suscitare una sorta di enpowerment della comunità locale, muovendo quest'ultima a esprimersi sulle scelte per l'amministrazione del territorio.

16 maggio 2012

Agenda digitale e smart-city

Questi qui sono gli obiettivi dell Agenda Digitale Italiana relativi alle smart-city

Obiettivo è la realizzazione di un Piano Nazionale Smart Communities, che:
  • garantisca la realizzazione delle infrastrutture intangibili abilitanti per la realizzazione di progetti finalizzati al miglioramento della vita dei cittadini nei contesti urbani e nelle comunità diffuse, garantendo inclusione e partecipazione a tutti ma in particolare a quei cittadini che vivono in condizioni di disagio o di esclusione;
  • abiliti la progettualità delle comunità intelligenti attraverso interventi normativi finalizzati a rimuovere gli ostacoli e a definire una piattaforma normativa, amministrativa e regolamentare minima su cui le stesse comunità possano sviluppare l’idea di intelligenza che sentono propria;
  • definisca un quadro finanziario di riferimento ed una serie di modalità di ingaggio pubblico-privato che consentano alle singole comunità di realizzare i loro progetti di città intelligente, compatibilmente con il contesto generale di finanza pubblica.
  • sappia cogliere contestualmente il duplice obiettivo di migliorare la vita dei cittadini e di avviare processi di sviluppo economico locale, anche attraverso politiche di sostegno alla costruzione di capacità industriali specifiche nel perimetro delle tecnologie per le smart communities;
  • faciliti la realizzazione di un modello di città intelligente specifico rispetto alle risorse ed nazionali: il patrimonio culturale, i centri storici, le città di media dimensione, il turismo, specifici modelli di coesione sociale e molto altro ancora.
Queste invece sono le parole chiave su cui si organizzano le discussioni
Progetto Nazionale Smart City; connettività urbana; sistemi e indicatori di monitoraggio intelligente; mobilità sostenibile e trasporti intelligenti; efficienza energetica ed energie rinnovabili; impatto ambientale e salvaguardia del territorio; riuso e riciclo; modelli urbani sostenibili e trasformazione contesti urbani; sanità intelligente e e-health; coerenza degli interventi pubblici con bisogni e identità del territorio; valorizzazione patrimonio culturale; inclusione e coesione sociale; terzo settore; regole di ingaggio tra pubblico e privato; imprenditoria sociale e start-up tecnologiche ad impatto sociale (social innovation); social impact bonds; finanza locale e microfinanza; crowdfunding; Project Financing; Venture Philantrophy.


Carlo Ratti e le Città viventi

Fonte: Massacritica


Smart City o tirannie digitali: il nostro futuro secondo Carlo Ratti

Il 18 Aprile scorso si è tenuto l’incontro di Meet the Media Guru con Carlo Ratti, ingegnere e architetto di eccellenza, conosciuto a livello mondiale per i suoi progetti di miglioramento della vita metropolitana, nonchè insegnante del MIT e direttore del Senseable City Laboratory.
Ratti ha introdotto la conferenza parlando degli effetti della tecnologia sul nostro modo di vivere. Le città sono piene di sensori e di strati digitali, e grazie alla tecnologia l’ambiente sta iniziando a comunicare con noi. Ce lo dimostrano alcuni progetti realizzati dalla sua associazione: uno di questi è la Source Map, ovvero un chip che, installato su un qualsiasi oggetto di scarto ci permette di scoprire che percorso compie, perchè noi sappiamo sempre da dove proviene un oggetto che acquistiamo, ma non abbiamo nessuna informazione su dove esso venga portato una volta che noi decidiamo di sbarazzarcene.
Un altro progetto riguarda la ricezione di informazioni e immagini dal mondo attraverso un dispositivo installato su un portatile che permette di avere informazioni sulle abitudini delle persone; un caso curioso è stato quando uno di questi computer è stato rubato e grazie al dispositivo installato nel programma della fotocamera è stato possibile risalire ai delinquenti che, ignari di questa tecnologia, scattavano fotografie con la webcam.
Grazie alle fotografie e alla loro diffusione in rete, magari su siti come Flicker si possono quindi fare ricerche, per capire le abitudini o le esigenze della popolazione e agire quindi di conseguenza. La Senseable City Laboratory con i suoi studi ha dimostrato che grazie alla rete si può costruire una mappa di dove vengono scattate più fotografie in un determinato luogo, analizzare la vita notturna di Barcellona e scoprire, grazie alle immagini, i posti migliori per festeggiare, o ancora, in base ai colori presenti nelle fotografie, capire quali sono le zone a rischio siccità in Spagna. Questi sono solo alcuni esempi di come una città possa diventare vivente, come possa comunicarci tutto ciò che avviene attorno a noi: consumo di energia, eventi speciali, dove trovare un taxi quando piove o vedere anche i flussi globali di arrivi e partenze aeree.

Molte città stanno aprendo le loro porte alle nuove tecnologie e opportunità delle smart city, prima fra tutte Singapore.
In Francia è nata l’idea di studiare un’applicazione che permetta di capire quanto tempo ci vuole ad attraversare la città con i vari mezzi di trasporto e calcolare anche la quantità di anidride carbonica consumata. Oggi è possibile creare App per Smartphone che possano calcolare queste cose senza bisogno di fornire dati, infatti molti moderni cellulari sono dotati di sensori che permettono di assimilare nozioni dall’esterno: un nuovo modo, quindi, di vivere la città.
Si può portare la tecnologia anche nelle abitazioni: la Senseable City Laboratory ha ideato, tra i suoi vari progetti, una struttura di proiettori che permetta di vedere la tv in ogni angolo della casa.
Recentemente sono stati ideati anche elettrodomestici muniti di chip che ci permettono di controllarli tramite cellulare, consentendoci anche di avere tutte le funzioni necessarie senza bisogno dover leggere manuali di istruzioni, avendo modo di comunicare con i sensori per capire quando il loro lavoro è finito. E’ possibile anche avere informazioni, come ad esempio ricette per cucinare, facendo cosi diventare la preparazione dei pasti un gioco, grazie all’interazione col touchscreen degli smartphone.
Ma esistono tecnologie per rendere la città più sensibile? Più fruibile dagli stessi cittadini? La risposta è sì, ed è un progetto che arriva da Copenaghen: la Copenaghen Wheel.
Si tratta di una bicicletta che si ricarica con le frenate, e che, collegata all’iphone, si mette in contatto con tutta la città, per vedere i livelli di inquinamento, i percorsi consigliati, e perfino per dare un programma fitness personale. Tramite i social network inoltre, è possibile condividere le proprie informazioni, in modo che altri utenti possano usufruirne, per aiutare insieme a migliorare la città.
Ratti conclude dicendo che fino a pochi decenni fa si pensava che la conoscenza fosse l’incasellare e l’archiviare qualsiasi cosa, mentre oggi pian piano tutte le barriere artificiali stanno scomparendo, e che le idee oggi non nascono più dal colpo di genio di una singola persona, bensì sono il frutto dell’unione e del lavoro di più persone per un ideale comune. Come dice lo stesso Ratti

Alla fine dell’incontro sono state poste alcune domande che di seguito riportiamo.
Quanto i cittadini possono diventare protagonisti della riprogettazione della città?
Carlo Ratti. Le possibilità sono molte e ancora da esplorare. Quello che è interessante è questo: negli ultimi vent’anni siamo passati dal mondo fisico al mondo digitale. Oggi invece grazie al potere delle reti possiamo fare il contrario. Un esempio è stata la campagna di Obama, che è partita dalle reti per portare all’elezione reale del presidente.
La prossima frontiera sarà come usare tutto questo per gestire le città, e a New York e Boston ci sono già App che permettono ai cittadini di comunicare eventuali disagi. Arriveremo a città dove le nuove tecnologie permetteranno nuovi metodi di partecipazione.
Riguardo agli elettrodomestici: quanto l’industria è più avanti rispetto alla ricerca teorica in questo campo? Come si può usare la gente, attraverso sensori, per permettere a delle macchine di estrapolare informazioni rispetto alla società? Potremo vedere qualcosa, in un futuro prossimo, di applicazioni di Smart City? A che punto siamo? Il software che viene utilizzato è Processing?
Carlo Ratti. Si, noi utilizziamo Processing in quasi tutti i nostri lavori. Per quanto riguarda le città intelligenti: le nostre città stanno diventando computer all’aria aperta. Raccogliamo un gran numero di dati, le statistiche cambiano, e riceviamo un numero consistente di informazioni. Ciò è una cosa fondamentale ed anche una delle più interessanti da analizzare.
L’innovazione può partire da qualsiasi cosa, sia dall’industria che da noi, nessuna è molto più in vantaggio rispetto all’altra, si può partire da qualsiasi campo.
Come può l’Italia riuscire a competere con Singapore? Cosa si può fare per rendere le SmartCity più concrete?

Carlo Ratti. Ci sono molte iniziative in tutta Europa e anche in Italia. La cosa più importante è non occuparsi di tutto. Al giorno d’oggi ognuno cerca di creare il suo kit per SmartCity e il risultato è che tutti hanno tutto, ma oltre a non essere collegati tra loro non hanno nemmeno abbastanza soldi per permettersi sviluppi. Non serve battere Singapore, bisogna sviluppare cose nuove, non sperimentare qualcosa su cui già altri stanno investendo. Milano sta lavorando, ad esempio, sugli spazi pubblici legati a SmartCity e sul modo di lavorare. Bisogna puntare sulle caratteristiche dei nostri paesi e saperle sfruttare. In Italia non si crede più nelle istituzioni, magari con SmartCiry si può cambiare tutto ciò, per impegnarsi insieme per la città. Perchè non puntare su una forza nostra per poi magari esportarla?
Si parla di SmartCity da anni, ma perchè oggi fanno tendenza? Cos’è cambiato?
Carlo Ratti. Prima c’era un rapporto uomo-macchina, oggi la macchina non c’è più, c’è la rete distribuita nello spazio, c’è un’interazione uomo-tecnologia, quindi è proprio lo spazio a entrare in relazione con le persone, si sta cambiando il modo di pensare le città. La tendenza forse è un entusiasmo collettivo, molte città si stanno impegnando, ma è comunque una cosa molto profonda e destinata a rimanere per molto tempo.
Tutta questa tecnologia non rischia di creare problemi di sicurezza? Il fatto che gruppi come Anonymous siano riusciti a oscurare il sito della casa Bianca o della CIA non rischia di preoccupare tutta questa tecnologia nel quotidiano?

Carlo Ratti. Non riguarda solo la city, ma il mondo che stiamo costruendo. Quando usavamo solo sistemi digitali, come i computer, trovavamo i virus, che per quanti danni facessero non erano pericolosi a livello reale. Quando invece ciò succede in cose fisiche, ad esempio un auto che scambia l’acceleratore col freno, diventa già un problema. Sono tutti rischi che riguardano il mondo di domani e verso i quali ci dobbiamo prevenire tenendo i sistemi più aperti possibili in modo che più occhi possano controllarli.
di Francesca Pich