11 giugno 2008

Educazione civica, e-Democracy

Introdurre i giovani alla politica e ai meccanismi che stanno alla base dei processi decisionali in modo semplice ed interattivo. Oggi tutto questo è possibile come dimostra il nuovo progetto del Consiglio regionale Veneto, Civil Life. L'iniziativa, presentata alcune settimane fa nel corso della rassegna “Dire e Fare nel Nord-Est”, rientra nei piani di e-democracy della Regione Veneto ed è stata pensata con un obiettivo preciso ed ambizioso: rimuovere tutti gli ostacoli che possono compromettere il dialogo fra la Scuola veneta e l’Istituzione regionale. Un risultato che può essere raggiunto facilmente se il dialogo fra politica e scuola avviene con i linguaggi interattivi che caratterizzano il web e che rendono più immediata la comprensione dell'attività del Consiglio regionale.
Una sezione di “Terzo Veneto”, il portale dedicato dalla Regione Veneto all'e-democracy, ha sviluppato un sistema informatico per favorire la partecipazione degli studenti con tecnologie quali forum e sondaggi interattivi. A questi si affiancano però anche due proposte multimediali di “educazione civica”. Dal sito del Consiglio regionale sarà possibile simulare una visita virtuale a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio, ed effettuare così un percorso nelle sale di maggior interesse storico-architettonico alla scoperta delle attività istituzionali. La visita virtuale offre la possibilità di muoversi all'interno delle sale attraverso alcune animazioni e di ascoltare l'audio-guida descrittiva.
Per spiegare ai giovani la vita democratica e politica, il Consiglio Regionale ha deciso di coinvolgere gli studenti anche nella sperimentazione di un innovativo videogioco: “Election Play, il videogioco della democrazia”.
Utilizzando il modello dei giochi di ruolo, Election Play vuole dare, a giovani e meno giovani, l’occasione di confrontarsi con le prove cui deve sottoporsi chi intende presentarsi al confronto elettorale: stesura di un programma, scelta dei candidati, impiego dei media, confronto pubblico, insidie e trabocchetti degli avversari politici. All’interno del videogioco l’aspetto ludico si fonde con la funzione didattica. Ogni studente ha il compito di raggiungere il punteggio più alto superando anche prove che richiedono di raccogliere informazioni e documenti sulla struttura, le leggi e molti altri aspetti della realtà italiana.

L'idea di utilizzare un videogioco a scopo didattico può rappresentare un'interessante esperimento anche per quanto riguarda l'insegnamento della storia. La Provincia di Bolzano sta sviluppando, a questo proposito, un gioco on-line che aiuterà gli studenti a comprendere meglio la stora della loro terra. Il video-game sarà on-line per il 2009 in occasione del 200esimo anniversario dell´insurrezione guidata dal patriota tirolese Andreas Hofer contro Napoleone. Proprio quest'evento sarà il tema del game che cercherà di mettere in contatto gli studenti con la storia tirolese in maniera ludica e interattiva, dando spazio non solo alle vicende storiche, ma anche alla cultura e alla natura.

Fonte: Sophia.it

Schiaffo a Microsoft, l'Ue sceglie l'open source

Che tra il commissario europeo alla concorrenza Neelie Kroes e Microsoft non corresse buon sangue è cosa nota: negli ultimi quattro anni ha inflitto al colosso di Redmond sanzioni per circa 1,68 miliardi di euro. Con la sua ultima uscita in favore del «software libero» poi, la responsabile Ue ha tolto ogni dubbio. «So riconoscere una scelta imprenditoriale intelligente e preferire programmi open source è una di queste» ha detto Neelie Kroes in una conferenza stampa di Bruxelles. «Nessuna azienda o cittadino dovrebbe essere costretto ad adottare una tecnologia chiusa» ha proseguito.


La Kroes ha citato direttamente il comune di Monaco, che da settembre ha adottato il sistema operativo Linux al posto di Windows e il suo paese, l'Olanda, dove Governo e Parlamento si sono impegnati ad utilizzare software libero. «Le istituzioni comunitarie hanno molto da imparare da questi esempi. Il problema dell'interoperabilità è molto importante. Per affrontarlo nel migliore dei modi, è meglio evitare di affidarsi ad unico committente. Ciò significa compromettere il controllo totale sulle informazioni» ha puntualizzato.

Nel suo discorso, il commissario ha evitato di parlare apertamente di Microsoft, il primo produttore di software al mondo, ma il riferimento all'azienda guidata da Steve Balmer è risultato evidente. «Prima d'ora non c'è mai stata, nella storia del commissariato, un'azienda che è stata condannata per due volte consecutive in un caso di concorrenza» ha detto sottolineando il rischio che corre Microsoft.

Ed è proprio sulla scarsa interoperabilità dei programmi del colosso di Redmond, che si sono registrati gli scontri più duri tra Unione europea e l'azienda. Microsoft è già stata sanzionata per abuso di posizione dominante nel mercato dei media software (Windows media player) ed è stata bacchettata anche perché i suoi sistemi operativi hanno dei limiti a comunicare con i server. Nei mesi scorsi poi, la Kroes ha aperto altre due inchieste su Internet Explorer e sulla suite Office. L'accusa è sempre la stessa: essere poco compatibile con altri programmi e quindi costringere privati e aziende ad acquistare solo prodotti della stessa famiglia violando in tal modo la normativa antitrust dell'Unione europea. Microsoft, che lo scorso 21 febbraio si è formalmente impegnata a migliorare l'interoperabilità dei suoi programmi con quelli dei suoi rivali, non ha commentato le parole del commissario Kroes.

Fonte: Sole24ore

3 giugno 2008

Quando un video vale mille parole

Tecnologia e Metodologia

Le otto R di Latouche - verso la Decrescita

Copioincollo da questo bel blog "alternativo" di Daria e Marco.

La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.

La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.

Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

Ricontestualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.

Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.

Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).

Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.

Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.

Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.

Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.

29 aprile 2008

Qualcosa da leggere

Segnalazioni

UE per un fisco verde
Partendo dal principio del "chi inquina paga" i deputati sostengono l'internalizzazione dei costi ambientali nei prodotti e nei servizi.
italia.gov.it

La corda che si spezza
Nel 2008 la crescita della produzione in Italia è stimata in 0,5%. Solo qualche mese fa si scommetteva sull’unoequalcosa%. Finirà sotto lo 0%. Una possibile stima è di MENO 0,5%. Ci sarà una recessione dura, ma all’italiana. Il calo della produzione equivale a un calo dell’occupazione. Una recessione si traduce in centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno. In Italia l’occupazione invece salirà e scenderanno gli stipendi. E’ il trend degli ultimi anni.
beppegrillo.it

Riso come l'oro...
La prima guerra mondiale per il cibo sembra cominciata. L'impennata dei prezzi di grano, riso, soia, mais sta spingendo molti Paesi a drastiche misure protettive. In tutti e cinque i continenti è il caos totale. Ognuno si muove autonomamente, senza una logica globale.
blogdicristian.blogspot.com

22 cose che la sinistra doveva fare e non ha fatto
Ripartire dalla gente. Facile dirlo ma cosa vuol dire?
Oggi la sinistra e’ un movimento d’opinione. La gente e’ d’accordo, vota, al massimo va ai cortei. Si tratta di attivita’ che non incidono direttamente sulla qualita’ della vita. Ma non e’ sempre stato cosi’.
jacopofo.com

La sinistra si è suicidata con Veltroni e con Rutelli
I maestri delle chiacchiere con parole difficili, quelli che vivono del circo della sinistra e che di mestiere puntellano la parte più fotogenica della CASTA. Queste vacche grasse del giornalismo italiano, baroni universitari, intellettuali col tassametro, direttori di fondazioni che spendono miliardi in bolle di sapone firmate, tutti eternamente dediti a premiarsi reciprocamente e succhiare soldi dalle tasche degli italiani per tenere in piedi il loro teatro
jacopofo.it

13 aprile 2008

Addio zaini pesanti, tra i banchi

di TULLIA FABIANI


E fu così che l'ebook arrivò a scuola. Potrebbe essere un passaggio chiave nell'editoria scolastica e una svolta nella didattica italiana. Fatto sta che, dopo cicliche polemiche sul peso degli zaini e sul costo dei libri, esperimenti di compravendita alternativi e propositi di alleggerimento dei carichi e dei prezzi, per la prima volta nelle scuole superiori italiane ci saranno libri di testo in formato elettronico.
Dal prossimo anno scolastico, 2008-2009, professori e studenti potranno lavorare ognuno col proprio ebook: salvato su una pen drive, scaricato sul computer, allegato a una mail, o in parte stampato, a seconda della lezione in programma. Così al libro aperto sulla scrivania - o sul banco - si sostituisce il monitor acceso. E la rivoluzione comincia.

L'iniziativa. A fare il primo passo verso questo nuovo scenario editoriale, almeno per ciò che interessa la scuola, è stata la casa editrice Garamond che da qualche settimana ha lanciato il primo catalogo di libri scolastici in formato digitale scaricabile da Internet. Al momento i testi disponibili sono cinque e riguardano le materie di italiano, latino, inglese per il biennio, matematica e informatica per il triennio; ciascun libro ha un costo di 9,90 euro, è in formato Pdf e può essere acquistato online o attraverso bollettino postale.

"C'è grande interesse nei confronti dell'ebook perché ha particolari vantaggi rispetto al cartaceo - afferma Paola Ricci, coordinatrice del progetto - la spesa ridotta, l'azzeramento del peso e la possibilità di aggiornamento a costo zero, sono fattori che convincono tanto gli insegnanti, che i genitori. Inoltre si tratta di una modalità innovativa di concepire il supporto tradizionale allo studio". Anche per questo è probabile che a breve il catalogo sarà arricchito da altri testi, destinati a coprire tutte le discipline. Non solo: è altrettanto plausibile che altri editori si impegneranno in questa direzione e che, presto, il libro digitale diventi un supporto ordinario nelle scuole italiane.

Le adozioni scolastiche. Intanto, un primo riscontro sulla diffusione degli ebook si avrà nei prossimi mesi: "I tempi delle adozioni nelle scuole sono piuttosto lunghi - spiega Ricci - i testi da utilizzare nell'anno scolastico vengono selezionati e adottati dagli insegnanti generalmente tra aprile e maggio, perciò ad oggi non possiamo ancora avere dati certi sul numero di adozioni. Possiamo già dire però che centinaia di professori hanno compilato online i nostri questionari informativi e visionato i libri".
Dell'opzione elettronica molti insegnanti apprezzano particolarmente la possibilità di aggiornamento senza costi ulteriori: ogni studente potrà scaricare integrazioni, esercizi e altro materiale multimediale e interattivo messo a disposizione, sempre via internet, dagli stessi autori. "Io ho trovato molto interessante il fatto che ci siano dei link a dei film da poter far vedere ai ragazzi - osserva Milena Lato, insegnate di inglese presse due scuole superiori di Taranto - e ho già deciso di adottare l'ebook. Sono convinta che l'utilizzo di tali supporti multimediali sarà sempre più diffuso a scuola, nonostante molti docenti siano ancorati all'idea del testo cartaceo e fanno molta fatica a cambiare visione. Forse perché fa comodo".

Per i genitori invece - come hanno sottolineato le varie associazioni - la convenienza economica è al primo posto. Certo non mancano i nostalgici dello studio fatto di pagine consumate, o i sostenitori del cartaceo in genere, che resiste nel tempo ed evita ai ragazzi di passare troppe ore davanti al computer. Ma stanno diventando minoranza.

Le politiche istituzionali. La scelta del libro digitale è quindi sostenuta da più fronti, a cominciare da quello istituzionale. Qualche tempo fa, parallelamente alla pubblicazione del decreto ministeriale che ha introdotto i 'tetti' di spesa per i testi delle scuole superiori, il vice ministro della Pubblica Istruzione, Mariangela Bastico, aveva invitato "gli editori ad una riorganizzazione dei testi scolastici, anche attraverso l'utilizzo di supporti informatici: per ridurre il 'peso dei librì sia da un punto di vista economico che fisico con conseguente e doveroso alleggerimento degli zaini".
Invito raccolto. A settembre la situazione già potrebbe essere diversa. Zaini leggeri. Bilancio famigliare meno gravato. Giusto per il computer qualche peso in più. Ma sopportabile.
(12 aprile 2008)

8 aprile 2008

Per una Cultura TecnoTerritoriale

L'articolo originale si trova su Apogeo.

Per una Cultura TecnoTerritoriale
di Giorgio Jannis


Abitiamo territori biodigitali, costruiamo oggetti sociali, progettiamo sistemi complessi, espandiamo reti relazionali, popoliamo paesaggi mediatici, agiamo sul futuro. Ma le grammatiche con cui impariamo a leggere il mondo sono datate e non ci aiutano a interpretare.

Nei primi anni Settanta, quando con il microprocessore e il DNA ricombinante s'inventava la modernità post-industriale caratterizzata dall'operatività tecnologica nel dominio del microscopico, vanno rintracciate le avvisaglie dell'epoca di cambiamento che gli Esseri Umani stanno ora attraversando. Da allora, le applicazioni concrete delle innovazioni tecnologiche che arredano la nostra quotidianità hanno trasformato radicalmente gli ambienti di vita e le forme della socialità delle collettività benestanti, introducendo necessariamente al contempo nuovi schemi di pensiero e nuove assiologie di valori: come si suol dire, negli ultimi venticinque anni dello scorso secolo il mondo è cambiato tanto quanto nei due secoli precedenti.

Dalla consapevolezza che una modificazione così profonda degli habitat umani non può rimanere esterna agli individui e alle collettività (vedi Longo, Homo technologicus), ma anzi innesca quei comportamenti sociali concreti da cui poi le persone e i gruppi traggono senso di identità e di appartenenza ai Luoghi, sorgono alcuni interrogativi relativi alle modalità stesse con cui “leggiamo” queste trasformazioni del nostro abitare i territori biodigitali, domande che dovrebbero innanzitutto riguardare riflessivamente proprio la nostra stessa capacità di interpretare la realtà in rapido mutamento. Sappiamo leggere e interpretare? Ovvero abbiamo con noi delle grammatiche aggiornate per decodificare senza troppe scommesse epistemologiche il funzionamento dei nostri ambienti di vita, per poter poi meglio decidere tutti insieme sulla qualità e sul significato della parola “ben-stare”? Stiamo indossando il giusto paio di occhiali? O, prima ancora, sappiamo di indossare un paio di occhiali, quando guardiamo le nostre città, i territori degli insediamenti umani? Se siamo stati culturalmente formati – poco - a cogliere le macro-entità del mondo industriale (ciminiere, capannoni, ipermercati, dighe), siamo oggi in grado di cogliere i segni di una modernità post-industriale fatta di manufatti miniaturizzati oppure totalmente immateriali come nelle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione?

Rimane fermo il fatto che una comprensione del nostro Abitare i territori fisici o digitali in termini di Cultura TecnoTerritoriale potrebbe esserci d'aiuto nella costruzione di modelli interpretativi adeguati alla complessità delle dinamiche sociali in atto, perché i valori propri della Cultura Tecnologica – la consapevolezza di agire sul futuro, la capacità di una progettazione sistemica e contestuale, la necessità di concepire comunque reti per la distribuzione di materia, energia e informazione – permettono di leggere il territorio e i flussi antropici con l'ausilio di grammatiche potenziate e affinate da nuovi sistemi di significazione, in grado di rendere percepibili i flussi fisici delle collettività, le reti relazionali e i processi comunicativi delle rappresentazioni culturali nei paesaggi mediatici.

La consapevolezza dell'abitare in un luogo biodigitale per me è arrivata appunto riflettendo, grazie a buoni libri e a insperati incontri, sulle caratteristiche ormai intimamente tecnologiche dei territori fisici degli insediamenti umani. Sappiamo come in ogni tempo e a ogni latitudine (vedi Righetto, La scimmia aggiunta) gli esseri umani vincano il confronto con la selezione naturale per il semplice fatto di possedere tecnologie dell'intelligenza e strumentali (arnesi, protesi) con cui poter modificare la propria relazione in quanto collettività con l'ambiente che li accoglie, in un dialogo continuo intessuto da parole come "utilizzo delle risorse naturali", "produzione e distribuzione", oppure in generale da concetti come materia, energia ed informazione ed il loro vario combinarsi nei manufatti.

Essere un po' tecnologi e saper leggere il territorio dovrebbe essere una competenza diffusa, visto che noi tutti cresciamo e abitiamo in mondi tecnologici (e tutto questo va oggi moltiplicato per il nostro essere always on, permanentemente connessi). Provate a guardarvi attorno in questo preciso istante: vedrete delle cose costruite, perché noi viviamo in un Ambiente Costruito. Anche se andate in giardino o in campagna, vedrete cose frutto della tecnologia, come piante magari non autoctone geneticamente modificate da secoli di sapienti incroci, oppure in cucina vedrete Oggetti tecnologici come il prosciutto oppure la mozzarella. A pensarci bene, il Paesaggio tutto è il più grande Oggetto tecnologico prodotto dagli Esseri Umani, dove reti di ogni sorta (strade, cavi, fibreottiche, onderadio, condotte, ferrovie) tengono insieme dei Luoghi di produzione e di trasformazione, Luoghi di Abitanza dove vengono manipolate materie prime, oppure l'energia, oppure le informazioni, come nelle botteghe rinascimentali oppure nell'Ufficio dei Servizi Sociali del vostro Comune o in una redazione giornalistica, normali ambienti di vita dove i flussi di relazione e di comunicazione tra gli oggetti e le persone andranno a costituire il tessuto della socialità, in fondo anch'essa rappresentabile come reti di reti.

Se un bambino in quarta elementare comprendesse il concetto di interruttore elettrico, potrebbe forse crescendo comprendere meglio, in modo sistemico, il concetto di impianto, e quindi quello di rete energetica territoriale... potrebbe forse rispondere con maggior cognizione di causa a una domanda che gli si porrà nella sua età adulta, per esempio "che cosa modificheresti nell'attuale sistema della viabilità cittadina? dove interverresti per ottimizzare la distribuzione delle risorse ed evitare sprechi e inquinamento?". La scommessa riguarda quindi la possibilità di diffondere, a partire proprio dal sistema educativo di base, quelle competenze grammaticali che permettano di leggere il territorio e le sue conversazioni in modo reticolare e processuale (flussi e relazioni, non strutture), nonché consapevole del carattere costruito degli ambienti di vita, nel convincimento che queste scelte interpretative offrano con maggiore probabilità la possibilità di cogliere le rapide dinamiche sociali di quest'epoca di profonda transizione culturale.

Talvolta, senza calcar troppo la metafora dell'hardware e del software, immagino il territorio come la scheda madre di un computer, dove posso ad esempio trovare componenti dedicate alla gestione dell'energia, oppure interfacce, oppure ancora degli archivi di memoria: quanti gradi di separazione ci sono tra l'ufficio comunale dei Servizi Sociali di cui sopra e l'ufficio del rettore dell'Università? E tra la Centrale Idrica e il rubinetto di casa mia? Quali percorsi uniscono questi Luoghi, come si comportano ad esempio i pacchetti di informazione? E soprattutto, il mio partecipare fisicamente e mediaticamente a questi circuiti di comunicazione e di socialità, a gruppi più o meno strutturati delle collettività dove mi esprimo e da cui traggo beni e servizi, in che modo mi costruisce come cittadino e come abitante immerso consapevolmente in un flusso oggi moltiplicato dalle onorevoli Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione?

Proprio come un informatico porrebbe al centro del suo interesse professionale l'interrelazione tra il software e l'hardware, un urbanista digitale tenta di valutare le possibilità offerte alla socialità dalla presenza di ambienti biodigitali, dovenuovi manufatti e nuovi linguaggi ridisegnano la comunicazione interpersonale e l'immaginario delle collettività abitanti (vedi Sterling, La forma del futuro).

 laurenatclemsonCome Abitante, partecipo a conversazioni, e ne ricavo appartenenza. Promuovo qualità dentro i sistemi attuali, perché mettere pannelli fotovoltaici fa crescere (o meglio, decrescere) il territorio da molti punti di vista, così come realizzare percorsi ciclopedonali per far andare i bambini a scuola migliora tutta la qualità della viabilità cittadina, e gli effetti si sentono sistemicamente fino in periferia. Se poi frequento Luoghi web di abitanza digitale, partecipando a un forum tematico sulla rete Civica oppure pubblicando i miei video sui blog urbani dove si tiene traccia dei ragionamenti partecipativi degli Abitanti rispetto alle problematiche locali, contribuisco senz'altro alla costruzione corale dell'identità della collettività di cui faccio parte.

Un pensiero glocale, principi etici relativi al Ben-Stare sul territorio in modo sostenibile e rispettoso dell'impronta ecologica, una certa capacità di autonarrazione delle collettività (di dar senso a sé stesse, autopoieticamente) portano quindi alla delineazione del concetto di Doppia Abitanza come la capacità di manifestare appartenenza forte sia ai luoghi di ricorrente frequentazione ambientale e sociale, sia ambienti digitali in cui si esplicita una frequentazione per temi e campi di interesse e ricerca della proprio stile abitativo, variamente nomade o stanziale.

L'assimilazione di questo cambiamento paradigmatico capace perfino di ridefinire il sentimento dell'Abitare ci porterà auspicabilmente all'aver cura dei territori biodigitali percepiti come casa, all'arredamento degli spazi della socialità: l'urgenza di cartografare i territori digitali in particolare dovrà intrecciarsi con la consapevolezza di avere a che fare con reti di persone e pratiche sociali che si creano e si disfano continuamente, con flussi di simboli e immagini mediatiche dal valore emergente e folksonomico grazie a cui avviene – spesso in maniera conflittuale, quando il cambiamento porta a rinnovare le metafore e le visioni culturali con cui edifichiamo l'immaginario - l'allestimento degli scenari identitari abitati dagli attori individuali e gruppali di questa modernità.

12 marzo 2008

Friul.tv

I mezzi di comunicazione oggidì al tempo del web conversazionale permettono e sollecitano partecipazione; la partecipazione suscita in noi sentimenti di appartenenza (alle collettività, ai Luoghi), l'appartenenza a sua volta diventa una delle dimensioni della nostra identità personale e sociale.

Con le nuove tecnologie il concetto di Abitanza (e forse anche quello di nazione, da interpretare sempre però in divenire, come flusso e processo) può attagliarsi a realtà non più caratterizzate da riferimenti geografici, da contiguità fisica degli individui e dei gruppi sociali: diventa possibile ad esempio concepire e realizzare forme consistenti di socialità - con annesso scambio di valori, atteggiamenti, competenze - tra persone lontane eppure accomunate da interessi specifici.

Un esempio concreto, e assai interessante per le sue implicazioni quasi antropologiche e per le indicazioni per l'agire futuro, è dato dalle nuove forme di riunificazione mediatica (che poi diventa collaborazione) delle comunità planetariamente diffuse di emigranti con la terra di origine; nel caso del Friuli Venezia Giulia, si tratta di potenziare le reti relazionali che intercorrono tra realtà locali e le comunità dei friulani e giuliani nel mondo.

In particolare, segnalo un convegno intitolato "Lenghis minoritariis, media, emigrazion", promosso dalla Comunità Collinare del Friuli e dalla Cooperativa di Informazione Friulana, che si terrà oggi, venerdì 14 marzo, a Colonia Caroya in Argentina, città nota per essere stata fondata da popolazioni friulane alla fine dell'800, e dove tuttora si parla correntemente in friulano, perfino attraverso le frequenze delle radio locali (che grazie alla Rete, diventano glocali).

Il convegno potrà essere seguito in videoconferenza su www.friul.tv e in diretta radiofonica su Radio Onde furlane (90.00/90.20 Fm in Friuli, 96.60 Fm Argentina, www.friul.it per lo streaming).

Un NuovoAbitante della prima ora, Luca Peresson, si trova al momento proprio in Argentina, in quanto personalmente coinvolto nel progetto: ecco cosa dice riguardo alle nuove dimensioni della socialità praticabili grazie ai moderni strumenti offerti dal web:

«Un prin cambiament – al sclarìs Luca Peresson, espert di gnovis tecnologjiis e president dal Centri Friûl Lenghe 2000 – al è leât aes pussibilitâts dai gnûfs imprescj: chê di jessi informâts su chel che al sucêt te tiere di origjine (mert di television satelitâr, web, radio on line...), di colaborâ a distance a progjets comuns, di fâ rêt. Parie, i gnûfs mieçs a permetin di inlaçâ contats cu lis secondis e tiercis gjenerazions de emigrazion regjonâl, judant a ripuartâ la lôr atenzion viers la culture e la storie di provenience. No ultin – al zonte –, al è di considerâ ancje cemût che al podarès mudâ il rûl des associazions dai emigrants, se chestis a savaran doprâ lis oportunitâts dai gnûfs mieçs di rivâ in dut il mont».

La citazione è presa dal blog di Andrea Venier, ilFurlanist, dove oltre al programma completo del evento-convegno e delle tematiche dibattute troverete anche dei ragionamenti interessanti sulle implicazioni sociali del "Friuli in Rete".

1 marzo 2008

MyOpenCity

www.myopencity.it

Nascono luoghi pubblici slegati da progettazioni comunali o comunque da reti civiche ufficiali delle Pubbliche Amministrazioni.
Qui su MyOpenCity è possibile pubblicare contenuti che vengono immediatamente georeferenziati, consentendo quindi la nascita di conversazioni tra persone interessate a dialogare tra loro per dare rappresentazioni dello stesso territorio, oppure accomunate da tematiche condivise.

Molto interessante anche la categorizzazione degli interventi, riportata in calce alle informazioni, in quanto permette di intravvedere i criteri utilizzati per individuare aree di interesse e di narrazione.

Cos'è

Myopencity.it è la prima piattaforma che integra le funzionalità di un blog collettivo con quelle di un social network, visualizzando su mappa qualsiasi contenuto venga pubblicato.

Myopencity.it, per gli amici MOC, è uno spazio aperto al contributo di chi vuole esprimere la propria opinione su quello che accade in città, o che la città offre, e incontrare nuovi amici per condividere interessi o passioni.

Grazie alla localizzazione su mappe navigabili di tutti i contenuti pubblicati dagli utenti (immagini, testi, video, audio o il proprio profilo personale), MOC parte dalla realtà più locale che si possa immaginare, la strada o il proprio isolato, e si allarga senza limiti, fino a costruire una community di persone che vivono in diverse città d’Italia, ma che condividono bisogni, informazioni, attività.

Partecipare alla vita di MOC è facile. Ci si può limitare a leggere i contenuti pubblicati dagli altri, oppure si può esprimere un voto sulla loro qualità, o aggiungere un commento per dare nuove informazioni o un punto di vista alternativo. Ma soprattutto, è possibile pubblicare nuovi contenuti con un sistema estremamente semplice da utilizzare, promuovere eventi e diffonderli nel network, fondare gruppi per condividere idee, progetti e iniziative.

Se si è alla ricerca di nuovi amici, MOC offre un’opportunità unica. Quella di localizzare persone sulla mappa interattiva associate a diversi argomenti di proprio interesse e di presentarsi pubblicando un proprio profilo e inviando messaggi personali.

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Categorie
Categorie Ogni contenuto o evento pubblicato che viene pubblicato su MOC deve essere associato ad una delle 8 categorie rappresentate dalle rispettive icone. Selezionando una categoria si possono visualizzare le sottocategorie collegate che permettono di restringere ulteriormente la ricerca di contenuti.

Città aperta è la città aperta alle tue opinioni e alle tue idee. Uno spazio civico dove discutere di problemi legati alla città (strade, scuole, assistenza, ambiente, sicurezza, trasporto pubblico, ecc.), segnalare incontri e corsi, eventi sociali, o magari disfunzioni di comuni/municipi e pubbliche ammnistrazioni, ecc.

Raccontare è lo spazio in cui raccontare episodi personali legati a un quartiere, via o zona della città, oppure legati al passato e alla storia del quartiere in cui si abita; è anche il luogo dove puoi esprimere la tua creatività con racconti e poesie, dove puoi raccontare una città insolita con le sue leggende metropolitane e i personaggi che la popolano.

Benessere è lo spazio dedicato al benessere psico-fisico, alla vita nella natura, ai parchi e alle zone verdi in città, dove puoi segnalare una SPA, una palestra, un centro di discipline alternative.

Sport è lo spazio dedicato all’intensa vita sportiva di una città, dai tornei di calcetto, alle arti marziali, dal basket agli sport alternativi.

Acquistare è lo spazio dello shopping, dove puoi raccontare le tue esperienze segnalando i tuoi negozi preferiti, o quelli che credi vadano evitati, botteghe sconosciute, outlet o negozi vintage, o quelli che sono perfetti per la tua passione o il tuo hobby.

Divertirsi è tutto quello che ha a che fare con il divertimento nel tempo libero, di giorno e di notte: locali, discoteche, feste, happening, bar e aperitivi, musica, ecc. Puoi promuovere una festa o un evento, puoi recensire un film o un concerto che hai visto, puoi segnalare un aperitivo imperdibile o un locale all’avanguardia.

Mangiare è lo spazio del cibo in tutte le sue forme: dalla cucina vegetariana a quella etnica, dalle sagre di quartiere ai servizi innovativi di catering.

Visitare è infine tutto quello che è legato al turismo e alle visite in città dove puoi dire la tua su mostre, rassegne e festival, eventi e installazioni di arte urbana. Ma anche segnalare alberghi e B&B particolari o convenienti, consigliare visite e raccomandare luoghi imperdibili.

26 febbraio 2008

Nokia Morph Concept (long)

Alla domande se le nanotecnologie cambieranno la nostra vita, Nokia risponde con questa presentazione: è in inglese, ma il video è una animazione grafica di agevole comprensione.

21 febbraio 2008

Insegnare ai "nativi"


Fonte: Indire

Insegnare ai "nativi" nello spazio mediato di rete
Nasce Taccle, un progetto europeo per accompagnare i docenti del XXI secolo negli scenari aperti dalla Rete e dai nuovi media
di Fabio Giglietto
20 Febbraio 2008

Chiunque sia entrato di recente in una classe, ha conosciuto il tipo di nativi di cui si parla in questo articolo. Si tratta dei cosiddetti "natives" (Prensky 2001), ovvero quei ragazzi nati a partire dagli anni '80, cresciuti in mezzo a personal computer e Internet: la prima generazione di giovani socializzati all'uso di una tecnologia da una generazione di adulti che non ha avuto il tempo di comprendere pienamente le logiche di questi nuovi media (Jenkins 2006).

Anche questo non può essere sfuggito a chi abbia frequentato di recente le classi di una qualsiasi scuola. Mentre gli adulti hanno fatto esperienza dello spazio geografico dove per spostarsi da un punto all’altro serve tempo e le distanze si misurano in kilometri, i nativi sembrano avere sviluppato la capacità di muoversi con altrettanto agio nello spazio mediato di rete. Uno spazio che, per essere attraversato, non richiede tempo e in cui le distanze non si misurano in kilometri, ma in nodi della rete sociale che bisogna percorrere di link in link per raggiungere la propria meta. Lo spazio mediato di rete non sostituisce per i nativi lo spazio geografico, ma vi si affianca come una nuova dimensione. Una dimensione fatta di bit e non di atomi. Anzi, una dimensione fatta di comunicazione. Una rete di conversazioni che si fanno permanenti, replicabili, ricercabili e spesso rivolte a un pubblico indistinto (Boyd 2007). Conversazioni permanenti nel tempo, come un messaggio scritto su un post-it, un libro o un post su un blog. Replicabili come qualsiasi contenuto digitale soggetto all’inesorabile legge del copia/incolla e ricercabili con Google. Rivolte (o almeno esposte) a un pubblico indistinto, come un articolo di un quotidiano, un romanzo o il proprio profilo di MySpace.

Oggi lo spazio in cui i nativi digitali passano il loro tempo è questo: si muovono con disinvoltura fra lo spazio geografico dei loro genitori e quello mediato di rete. In questo ambiente ibrido socializzano, fanno esperienze, giocano, apprendono. Ecco, apprendono. È questo lo scenario nel quale alcuni anni fa un gruppo di partner provenienti da Belgio, Inghilterra, Spagna, Austria e Italia hanno deciso di provare ad affrontare (to tackle) da una nuova prospettiva il grande tema dell’alfabetizzazione ai nuovi media degli insegnanti. Oggi, grazie al finanziamento della Commissione Europea, stiamo provando a realizzare questo progetto.

Nasce così Taccle (Teachers’ Aids on Creating Content for Learning Environments), un progetto multilaterale Comenius che alla fine del biennio 2007-2009 produrrà e rilascerà sotto licenza aperta e liberamente modificabile un manuale, un wiki e un corso pilota che mostri agli insegnanti europei come utilizzare lo spazio mediato di rete come ambiente per l’apprendimento. Scrivere per il web, aprire e gestire un blog, comprendere le logiche dei social networks e di Wikipedia, costruire materiali didattici basati sul riutilizzo creativo delle risorse esistenti (mashup) e saper distribuire i propri contenuti in rete applicando a essi le forme di licenza Creative Commons, sono solo alcuni dei temi che il progetto Taccle affronta. È importante formare gli insegnanti su come creare contenuti di qualità che permettano un utilizzo proficuo di questi nuovi ambienti di apprendimento, e questo è lo scopo principale del progetto TACCLE. L'auspicio è infatti quello di contribuire al formarsi di una cultura dell'innovazione nelle organizzazioni educative: nei suoi contenuti, servizi, teorie e pratiche pedagogiche, così come indicato negli obiettivi del programma LLP.

Ma l’innovazione non è solo nei contenuti. I partner hanno infatti concordato sull’idea di utilizzare per lo sviluppo stesso del progetto quegli strumenti e quei principi che Taccle vuole promuovere: ecco perché Taccle utilizza per il proprio sito un sistema di management dei contenuti open source; per scrivere collaborativamente il manuale viene utilizzato un wiki; per raccogliere risorse utili il tag taccleproject su del.icio.us.

Abbiamo deciso di iniziare ascoltando le esigenze dei destinatari del progetto: tutti i processi che porteranno alla realizzazione degli obiettivi di Taccle saranno aperti, trasparenti e condivisi con la comunità dei docenti. Sappiamo che senza il coinvolgimento e la collaborazione degli insegnanti non riusciremmo che a scalfire la superficie di una questione straordinariamente importante per il futuro della nostra società. Per questo chiediamo a tutti i docenti interessati di darci una mano e collaborare a Taccle entrando in contatto con i partner, frequentando e commentando il nostro sito e, soprattutto, dedicando dieci minuti a compilare il questionario online che abbiamo predisposto per iniziare a conoscerci meglio. Il gruppo di partner di progetto ha realizzato il questionario per raccogliere – a livello europeo – informazioni sulle conoscenze, le abilità ed i bisogni dei docenti che utilizzano (o meno) questi strumenti nella loro attività di insegnamento e per comprendere le loro reali esigenze formative.
Sono già tanti gli insegnanti di tutta Europa che in questi giorni lo stanno compilando!


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Fabio Giglietto