12 dicembre 2008

Abitare mondi

In un romanzo cyberpunk di William Gibson, a metà anni Ottanta, due protagonisti si incontravano virtualmente in un parco digitale, e la progettazione e la definizione grafica del mondo erano talmente raffinate da permettere di scoprire il cadavere di un'ape tra la ghiaia dei percorsi pedonali.
Qui di seguito, un bell'articolo su Apogeonline, dedicato ai mondi-specchio e ai relativi risvolti sociali. Guardate anche il video, e immaginate il vostro avatar, a voi somigliante o meno, a spasso per la vostra città, che incontra e chiacchiera con amici e conoscenti, che va al cinema e al bar.

Twinity, a spasso per Berlino.
di Giuseppe Granieri

Riflessione digitale del mondo atomico, questo nuovo mondo metaforico permette di socializzare e svolgere attività tra gli spazi e le architetture della città scelta (sono in arrivo anche Londra e Singapore). Parola d’ordine: powered by real life Twinity è un mondo mirror che riproduce (per ora) la città di Berlino, nei sui spazi e nelle sue archetitetture. Ma è anche una piattaforma sociale e uno spazio relazionale. Vi raccontiamo le nostre prime impressioni.

A differenza di Second Life, che con il nome e l’abuso iniziale dell’aggettivo “virtuale” ha sempre creato un’idea erronea di mondo altro rispetto a quello reale, il claim di Twinity è decisamente più efficace: powered by real life. Twinity è uno dei tanti nuovi metaversi che stanno fiorendo ovunque. È, tecnicamente, un mondo mirror perchè è basato sui dati del mondo atomico (Google Earth e Satnav) e tende ad essere una riflessione digitale della realtà materiale. La prima città riprodotta è Berlino (non a caso, data la matrice tedesca del mondo, ideato dalla startup tedesca Metaversum), ma le ambizioni sono molto più grandi: si mira a Londra e, con finanziamenti governativi, a Singapore.

Entrare in Twinity oggi, dunque, ci consente di fare una passeggiata per le strade di Berlino, di cui è stata riprodotta una buona parte con buona accuratezza. Come già con Second Life, va osservato, le architetture che replicano spazi e ambienti delle nostre città non hanno una grande capacità di emozionare o di offrire un forte “senso di essere lì”, soprattutto quando sono realizzate su piattaforme che, non essendo realtà virtuale, tendono a mantenere forte la percezione del medium che usiamo per visitarle. Si tratta, soprattutto per Second Life, della scelta più facile per raccontare un territorio: ma questi primi anni raccontano che il potenziale comunicativo di simili esperimenti è abbastanza basso se limitato alla semplice riproduzione del reale.

Nel caso di Twinity, la logica di geolocalizzione e di replica “a specchio”, può però rivelarsi interessante nel tempo. Sul piano della comunicazione territoriale (e turistica) si tratta di un esperimento ancora rudimentale, forse, ma con buone potenzialità: abbiamo la capacità di muoverci e orinetarci in una simulazione abbastanza realistica degli spazi e dei percorsi all’interno di una città e possiamo quindi cominciare a farci un’idea del posto che visiteremo e che vorremmo visitare. Il costo che si paga, ovviamente, è il basso contenuto creativo ed esperienzale, a tutto vantaggio di un contenuto informativo. Rispetto a Second Life, direi, meno creatività e contaminazione, più voglia di realismo e appeal patinato.

Ma Twinity non è solo una versione in 3D di servizi diversi come Google Earth o come i GIS: è un “mondo” (nel senso esteso di altri ambienti come Second Life o MMOG) e quindi è una piattaforma sociale. In realtà, rispetto a Second Life ci sono molte differenze di approccio: si può scegliere di usare il proprio nome e cognome (e ci sono le opzioni per decidere a chi mostrare il cognome), il sito web ha tutte le caratteristiche dei social network (profilo, messaggi) e anche “dentro” il mondo la parte sociale è gestita con logiche e interfaccia simile in tutto a quanto ci hanno abituato gli strumenti di social networking che utilizziamo ogni giorno.

In generale l’aspetto di social networking è meglio assecondato nel mondo metaforico tedesco laddove per i residenti del mondo Linden spesso ci doveva appoggiare a strumenti esterni (come i social network costruiti su Ning). Poi, naturalmente, anche su Twinity si può prendere casa o avviare attività. E la personalizzazione del proprio avatar è orientata al powered by real life: si può anche modellare il volto del proprio avatar partendo da fotografie. Il client, rispetto a quello di Second Life mi pare abbia raccolto molte esperienze dai client di gioco dei vari MMORPG. Ma è solo per sistemi Windows.

Insomma, la prima impressione è cauta ma positiva, anche se è ancora tutto in beta (pubblica solo da un mesetto) e anche se certe scelte - escludendo la logica mirror e le future finalità di comunicazione territoriale - mi pare appiattiscano Twinity più sul versante relazionale (in versione social network 3D) che su quello di insieme (contenuti, relazioni, design ecc.) che conosciamo in Second Life. Non è ancora un mondo molto popolato: si parla di poche decine di migliaia di utenti registrati (che non sono quelli attivi) e prevedibilmente si tratterà soprattutto di utenti tedeschi, per i quali il metaverso patrio può avere un senso differente. Ma, proprio come ci ha insegnato Second Life, alla fine la qualità di questi mondi è determinata dalla qualità delle idee che le persone vi portano dentro. Tanto più che non staremo mai tutti nello stesso: ognuno cercherà quello che gli è utile o in cui si trova meglio o che asseconda i suoi interessi.

Da tenere d’occhio, in ogni caso.

9 dicembre 2008

I veneziani, cittadini digitali

Molte volte su questo blog si è parlato di cittadinanza digitale, non solo come nostro abitare in Rete ma come esplicito "diritto di banda" che ogni Stato civile dovrebbe garantire alla nascita ad ogni suo cittadino.
Perché diritto di banda significa garantire libero accesso a fonti informative, permette la libera espressione di sé, incoraggia la partecipazione collettiva ai meccanismi consultivi e di qui a poco decisionali, rintracciabili su blog privati o su reti civiche pubbliche, nella promozione di una vera e-democracy.
Avere una Pubblica Amministrazione che agevola la comunicazione del/dal/sul/nel/con il territorio, quel segnalare discutere proporre criticare di noi tutti che riguarda il territorio stesso e le scelte della sua pianificazione in quanto Paesaggio tecnosociale, predispondendo da parte sua buone forme di e-government nonché al contempo capace di mettersi in gioco con gli Abitanti nel dialogo e nell'ascolto di ciò che emerge dai Luoghi conversazionali formali ed informali, rappresenta sicuramente un'ottima garanzia affinché molte voci diverse e molte idee possano contribuire collaborativamente alla progettazione sociale da attuare in futuro sul territorio di riferimento.

Bene, Venezia ha capito che il territorio non è solo quello fisico, e che i cittadini abitano la Rete, che anche la Pubblica Amministrazione deve adeguatamente (ovvero, in modo conversazionale) abitare in Rete, e che far sì che tutti possano connettersi è un arricchimento culturale importantissimo, per i singoli individui e per la collettività, e non è cosa che possa esser procrastinata ulteriormente.
Quindi essere veneziani da oggi significa avere una identità digitale riconosciuta e diritto di accesso gratuito.

Trovate la notizia sul sito del Comune di Venezia; interessante anche la pagina dedicata al web2.0, dove vengono illustrati innovativi sistemi di cartografia digitale, monitoraggio del territorio e strumenti di partecipazione civica.

Venezia si candida come capitale del diritto universale alla Rete Diritto universale all’accesso alla Rete e vera cittadinanza digitale.
Venezia si candida come prima città al mondo a fornire, per i nati nel Comune, contemporaneamente al rilascio anagrafico dell’atto di nascita anche userid e password per accedere gratuitamente a Internet e quindi, di fatto, a certificare l’identità digitale.
E’ questo l’annuncio dato oggi dal vice sindaco di Venezia e assessore all’Automazione, Michele Vianello, presentando l’iniziativa che vede la città lagunare all’avanguardia - per dirla con le parole di Vianello - “sulla nuova frontiera del diritto alla conoscenza”.
Il nuovo tassello del progetto //Venice>connected, che vedrà il completamento della rete a larga banda nell’intero territorio comunale entro la metà del prossimo anno (74 chilometri di cavo con una capacità di 144 fibre), passa ora attraverso la localizzazione di oltre 600 hot spot che consentiranno di collegarsi ad internet in modalità WiFi attraverso computer, palmari e telefonini di ultima generazione.
“Avremmo potuto decidere da soli - ha spiegato il vice sindaco - ma abbiamo invece preferito chiedere ai giovani dove preferiscono localizzare gli hot spot che forniranno l’accesso alla Rete, proprio per dare una connotazione reale alla democrazia indotta dalla Rete”. A tal proposito, Vianello ha fatto sapere che a giorni sarà spedita una lettera a ognuno dei 24.981 giovani dai 14 ai 25 anni residenti nel comune, nella quale sarà chiesto di collegarsi via internet all’indirizzo www.comune.venezia.it/cittadinanzadigitale per esprimere, in un’apposita cartografia comunale, la loro preferenza sulla collocazione dell’hot spot.
Tra quanti parteciperanno, saranno sorteggiati 10 giovani che riceveranno da Venis, la società comunale per l’informatica, uno dei premi messi in palio (1 computer subnotebook e 9 telefonini WiFi di ultima generazione).
“E’ uno sforzo organizzativo e finanziario non indifferente - ha concluso il vice sindaco - ma ritengo che sia necessario coinvolgere il mondo dei giovani in questa operazione che consentirà il libero accesso alla Rete, garantendo finalmente questa estensione di stato sociale fin dalla nascita”.

5 dicembre 2008

Perché Google ha avuto successo?

Google ha compreso prima di tutti le peculiarità degli ambienti digitali, ha inventato nuove forme di marketing, è semplicemente stata capace di "pensare" in un modo nuovo, veramente post-industriale, l'ecosistema costituito dalla rete Internet e le sue dinamiche abitative.
Da questa presentazione, in inglese, si possono ricavare alcune interessanti considerazioni; ad esempio, perché YouTube non è un portale? Perché Microsoft teme Google? Perché Google vuole decisamente muoversi verso il mondo dei cellulari? Perché Google non rende a pagamento i suoi servizi online, come fa a guadagnare? Quando la vera merce di un mondo immateriale diventa l'informazione, come i nostri profili di community e le nostre identità digitali, cosa significa che bisogna imparare a gestire consapevolmente il nostro essere Abitanti digitali?

4 dicembre 2008

Internet e territorio

Tra i NuoviAbitanti, spesso accade di parlare di rappresentazioni del territorio, vuoi perché l'utilizzo di mappe e documenti iconografici costituisce una imprescindibile risorsa nelle attività formative dellAssociazione nelle scuole sui temi della Cultura TecnoTerritoriale, vuoi perché le possibilità stesse offerte da strumenti web come le mappe di Google dànno luogo a riflessioni più teoriche, dove vengono presi in esame ad esempio i nuovi concetti di identità delle collettività territoriali, oppure le problematiche relative putacaso alla privacy, se nel caso particolare si sta trattando delle segnalazioni che i fruitori possono apporre sulle mappe satellitari.

In che modo potrebbero essere proficuamente utilizzate le mappe satellitari, magari realizzate secondo filosofia OpenCulture, per la rappresentazione sociodemografica del territorio? In che modo gli Abitanti potrebbero contribuire a quella colossale opera di "arredamento" delle cartografie regionali ufficiali (e almeno in FVG, pubbliche)?
Luca ad esempio sta indagando la possibilità di portare sulle mappe, grazie agli apporti dei singoli fruitori, le indicazioni di tipo linguistico o culturale come "luoghi della memoria collettiva", oppure le aree di diffusione geografiche delle lingue regionali, mentre a me personalmente interesserebbe molto inventare dei modi nuovi per coinvolgere le istituzioni scolastiche nella produzione di materiale originale, testuale o fotografico o audiovideo, in grado di narrare i Luoghi e i manufatti.
Si potrebbero realizzare dei percorsi culturali sul territorio, volendo a finalità anche turistica, grazie alle segnalazioni dei songoli Abitanti, si potrebbe dare visibilità alle filiere della Produzione e della Distribuzione di beni e servizi, si potrebbero progettare e promuovere sul territorio dei concorsi fotografici, per produrre materiale documentale da mettere a disposizione di tutti, affinche tutti possano partecipare alla costruzione della rappresentazione identitaria di una determinata collettività (e del suo territorio fisico di appartenenza) nei flussi digitali dei nuovi territori digitali.

C'è qualcuno a conoscenza di progetti innovativi che prevedano l'utilizzo interattivo di mappe satellitari? Qua sotto c'è il bottone "Commenti" :)

13 novembre 2008

Scelte intelligenti

Uno segnala sottolinea dimostra promuove racconta illustra proclama suggerisce e perfino implementa software OpenSource nella Pubblica Amministrazione, poi accade che il ministro Brunetta e giusto per restare in loco il Governatore del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo (qui e qui i link per la notizia dello scorso agosto) continuino a fare affari con i colossi dell'informatica commerciale, e allora cascano le braccia.

Ma perché contravvenire a precise indicazioni di buone prassi già promosse dal ministro per l'innovazione Stanca anni fa riguardo l'uso di software libero? Perché non seguire le mosse di altre grosse realtà amministrative italiane o europee, che hanno definitivamente optato per soluzioni informatiche OpenSource su considerazioni sia etiche sia relative alla funzionalità del prodotto? Perché contrapporsi a scelte palesemente intelligenti?

Meno male che se lo chiede anche l'Associazione per il software libero, e prova ad ottenere delle risposte dal ministro Brunetta con una lettera aperta:

L'Associazione per il Software Libero cerca da 3 mesi di prendere visione dei protocolli d'intesa sottoscritti dal Ministro Brunetta con Microsoft senza successo.
Forse dei fannulloni si annidano nel Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione ?
Pubblichiamo la lettera aperta indirizzata al Ministro con la quale richiamiamo la sua attenzione riguardo i vantaggi del software libero.



Lettera aperta all'On.le Ministro Renato Brunetta

Protocolli d'intesa sottoscritti in data 05.08.08 con Microsoft Italia S.r.l.

On.le Ministro Renato Brunetta,
il 16.08.08 Le abbiamo spedito una lettera (ricevuta il 03.09.08) con la quale domandavamo di avere accesso a due protocolli d'intesa da Lei sottoscritti con Microsoft Italia S.r.l.: quello “per lo sviluppo di soluzioni d’eccellenza tecnologiche e organizzative, in particolare nel settore della scuola” (http://www.microsoft.com/italy/stampa/Speciali/protocollo/intesa.mspx), e quello (sottoscritto anche dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) “per la realizzazione di un progetto pilota di ammodernamento e dematerializzazione della gestione documentale degli uffici” (http://www.microsoft.com/italy/stampa/Speciali/protocollo/documentale.ms...).
La notizia di quegli accordi ha destato in noi viva preoccupazione: in primo luogo perché la P.A. spende ogni anno molti milioni di euro in licenze software (274 nel solo 2003), in secondo luogo perché l'azienda Microsoft è stata condannata in sede europea per abuso di posizione dominante e in terzo luogo perché in qualità di Ministro della Repubblica Lei non può ignorare che il software libero offre una valida alternativa e che la legge (art. 68 D.Lgs. 82/05) impone di realizzare una valutazione comparativa prima d'acquisire il software da utilizzare.
Abbiamo pensato che Lei, Signor Ministro, fosse stato mal consigliato e che fosse nostro dovere aiutarLa.
Ci siamo precipitati a scriverLe nel week end di ferragosto, ma, ad oggi, siamo ancora in attesa di risposta. L'inerzia del Suo Ministero ci ha infine costretti a ricorrere alla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi.
Quanto dovremo ancora attendere per esercitare il nostro diritto di verificare che quei protocolli d'intesa non ostacolino l'impiego del software libero nella P.A., non rechino ingiusto pregiudizio agli interessi delle aziende europee che commercializzano servizi basati su software libero ed agli interessi dei cittadini ?
Per ora possiamo solo sospettare che, per esempio, l'accordo per il progetto pilota sulla dematerializzazione documentale sia del tutto inutile: in Piemonte si sta già realizzando, con soldi pubblici, un sistema di gestione documentale in software libero (doqui - http://www.doqui.it/), che anche altre regioni stanno considerando di adottare.
Infatti, il software libero può essere riutilizzato senza costi di licenza da tutta la P.A..
Ritardare l'uso del software libero da parte della P.A. danneggia la nostra economia, rende il mercato meno libero e favorisce un gruppo minoritario di aziende che privano il nostro paese di cospicui introiti fiscali. Sa che, per fare un esempio, Microsoft (ma analogo discorso vale per molti dei principali produttori di software proprietario) fattura le licenze vendute in Italia esclusivamente dalla filiale Irlandese (per un totale di 750 Milioni di Euro nel 2003) e che quindi comprando licenze di software proprietario si incide negativamente sulla bilancia dei pagamenti ?
Nel 2000 più di 2.000 cittadini italiani firmarono una lettera aperta intitolata "soggezione informatica dello stato italiano a Microsoft": da allora le cose non sono migliorate se oggi si finanziano le iniziative di quell'azienda, che non ha certo bisogno di aiuti pubblici.
Non ci riferiamo ovviamente ai protocolli d'intesa da Lei sottoscritti (che non abbiamo letto e quindi non possiamo giudicare).
Ci riferiamo invece ad altre esperienze che la nostra associazione ha avuto modo di valutare negli ultimi anni.
Come il Centro di Ricerca di Povo (Trento), inaugurato nel 2005. Un centro in cui per ogni euro investito dal socio privato (Microsoft), ne sono stati erogati quattro a fondo perduto dai soci pubblici (Provincia di Trento, Università di Trento, Università di Catanzaro e FIRB-MIUR), cioè da tutti noi cittadini. Un centro nel quale gli investimenti sono largamente pubblici: saranno pubblici anche i risultati della ricerca ?
Dopo questo "affare", anche il Governo di centro-sinistra si è affrettato a stipulare accordi per la costituzione di tre nuovi “Centri di Ricerca su tecnologie Microsoft”: non è certo una scelta sensata, in un paese che si riconosce nei valori del libero mercato e della concorrenza, destinare soldi pubblici a favore di una impresa che detiene il 95 % del mercato dei sistemi operativi.
Qualcuno potrebbe dire che non abbiamo ricevuto risposta per l'inerzia dei Suoi uffici, per una pratica dimenticata sulla scrivania di qualche dipendente fannullone perennemente in malattia o per qualche dirigente ignavo o menefreghista.
Certo che, se queste cose succedono proprio nel Suo dicastero, proprio nel periodo in cui, a quanto sembra, la “crociata contro i fannulloni” sta dando il massimo risultato, c'è ancora molto da fare.
Nella speranza di riuscire a penetrare la fitta trama di ostacoli che Le impedisce di dare la dovuta attenzione alle istanze del software libero, restiamo in attesa di una Sua gradita risposta.
Con ogni osservanza,
per l'Associazione per il software libero
Marco Ciurcina



8 novembre 2008

La tecnologia secondo Obama


Stavo per tradurre personalmente le parti del programma di Obama riguardanti la tecnologia e la necessità di una moderna abitanza digitale.

Connettere i cittadini, trasparenza governativa, consultazione e decisionalità "dal basso", proteggere la neutralità di Internet, incoraggiare il pluralismo nei media, sostenibilità energetica, banda larga per tutti, favorire la scuola e la ricerca in campo scientifico e tecnologico, parole che in Italia non sentiamo pronunciare da nessuno.

Poi Apogeonline ha pensato bene di farlo per conto suo, e mettere quelle pagine a disposizione di tutti, in italiano, qui.

La foto in alto è presa dal Flickr di Barack Obama. Il vostro sindaco ha uno spazio pubblico per le sue foto, un suo blog, partecipa a discussioni in Rete?

4 novembre 2008

OpenStreetMap: per una cartografia pubblica e open

Problema: in Italia le mappe satellitari non sono pubbliche e gratuite.
E' una questione di diritti di copyright: non possiamo usare le mappe di GoogleMaps a nostro piacimento, e inoltre le informazioni che immettiamo su queste mappe (immagini e segnalibri, testo esplicativo) non ci appartengono più, potrebbero legittimamente scomparire se putacaso sparisse Google.

In verità, il vero problema è che in Italia le cose fatte con soldi pubblici non sono pubbliche, che si tratti di brevetti universitari o di cartografie del territorio.

Il Friuli Venezia Giulia non si può lamentare, perché oltre ai dati GPS e al Catalogo regionale dei dati ambientali e territoriali da qualche giorno è possibile accedere in modo gratuito alla cartografia digitale del FVG. Ma in ogni caso non si tratta di mappe su cui gli Abitanti possono scrivere, come quelle di Google, "nutrendo" di informazioni le mappe stesse con indicazioni di pubblica utilità, o di carattere storico culturale o turistico, o luoghi della memoria, in un movimento di connotazione dinamica e collettiva delle identità, originali e uniche, di un territorio.

Ecco quindi (traggo informazioni da questo articolo sulla Stampa di Valentina Avon) che in qualche Comune italiano si vede diffondersi la pratica di "creare e fornire dati cartografici, qualsiasi mappa di strade, liberi e gratuiti a chiunque ne abbia bisogno" secondo le indicazioni del progetto OpenStreetMap, dove ciascuno di noi può appunto liberamente fruire delle mappe e soprattutto partecipare alla loro precisione, ad esempio geotaggando con le coordinate GPS i luoghi significativi affinché tutti ne traggano vantaggio.

Il Comune di Schio ha recentemente abbracciato, in quanto Piazza Telematica, il progetto OpenStreetMap: potete raccogliere qualche ulteriore informazione sulla necessità odierna di Cultura Open guardando la presentazione qui sotto illustrata da Luisanna Fiorini, in occasione del Linux Day appunto a Schio del 25 ottobre scorso.



27 ottobre 2008

Banda larga per tutti

Connettere tutte le case italiane in fibra ottica, un obiettivo coraggioso ma di estrema civiltà. L'idea è nota come Fiber To The Home FTTH, ovvero "fibra fino a casa", e permetterebbe ad ognuno di noi di beneficiare di connessioni a Internet centinaia di volte più veloci dell'ADSL attuale.

Diciamo che potrebbe essere un'opera paragonabile alla costruzione dell'Autostrada del Sole, nei primi anni Sessanta, e foriera di altrettanti cambiamenti sociali in quanto infrastruttura cruciale (i trasporti allora come le comunicazioni oggi) per l'ammodernamento del Paese.

Quintarelli sostiene che una rete FTTH nazionale costerebbe come un'autostrada lunga mille chilometri, circa 25 miliardi di Euro, ma ci darebbe una certa tranquillità nell'affrontare l'esplosione delle reti telematiche dei prossimi decenni, e la crescente richiesta di banda.

Del futuro delle scelte, anche tecnologiche, riguardanti il "diritto di banda" degli Abitanti digitali parla Alessandro Longo su Apogeonline, in occasione della pubblicazione del rapporto dell'Agcom sulla situazione della Rete italiana al giugno 2008, che potete trovare qui.
Chiaramente, l'Italia è in ritardo rispetto a molti paesi europei, dalla dotazione tecnologica all'alfabetizzazione informatica alle statistiche di utilizzo dei servizi web. Servirebbero proprio finanziamenti, che però non ci sono.

ps: cercando informazioni sulla storia delle autostrade italiane, mi sono imbattuto in questa voce di enciclopedia Encarta, dove con piglio narrativo viene ripercorsa la progettazione e la realizzazione dell'Autostrada del Sole. Interessante la parte dove indica gli errori compiuti nella progettazione del tratto strategico Bologna-Firenze, dovuti a fretta e mancata supervisione dell'opera in corso. Ragionamenti che possono tornare utili oggi, nell'affrontare il problema di trasferire efficacemente informazioni su reti adeguate, dopo le strade per le persone e le cose, e permettere di praticare dignitosamente le proprie attività di Abitante normalmente biodigitale.

26 ottobre 2008

Cogliere l'essenziale della Cultura Tecnologica

Gilbert Simondon, "Du mode d’ existence des objets techniques", 1958.

L’opposizione posta tra la cultura e la tecnica, tra l’uomo e la macchina, è falsa e senza fondamento; non copre altro che ignoranza o risentimento. Maschera dietro un facile umanismo una realtà ricca in sforzi umani e forze naturali che costituisce il mondo degli oggetti tecnici, mediatori tra la natura e l’uomo.
La cultura si rapporta all’oggetto tecnico come l’uomo allo straniero, quando si fa guidare dalla xenofobia primitiva. Il misoneismo orientato contro le macchine non è tanto odio del nuovo quanto rifiuto di una realtà estranea.
Ora, questo straniero è ancora umano, e il complesso della cultura è ciò che ci permette di riconoscere lo straniero come umano.
Allo stesso modo, la macchina è la straniera in cui si è concreto l’umano, disconosciuto, materializzato, asservito pur restando comunque umano.
La causa principale di alienazione nel mondo contemporaneo sta nel misconoscimento della macchina, che non è alienazione causata dalla macchina, ma dal non riconoscimento della sua natura e della sua essenza, dalla sua assenza dal mondo delle significazioni e dalla sua omissione dalla tavola dei valori e dei concetti che fan parte della cultura.

17 ottobre 2008

La Sardegna diventa capitale dell'Open source e dell'e-democracy

La Sardegna diventa capitale dell'Open source e dell'e-democracy

La regione, che ha appena dato il via al passaggio dalla Tv analogica al Digitale terrestre, diventa apripista anche nell'adozione del software libero

La Sardegna diventa epicentro dell'innovazione Open source in Italia. La regione, dopo aver dato il via al passaggio dalla Tv analogica al Digitale terrestre, diventa apripista anche nell'adozione del software libero: “La principale novita’ (del Ddl, n.d.r.) - spiega l’assessore agli Affari Generali Massimo Dadea - e’ rappresentata dall’inserimento nell’ordinamento regionale del software libero, considerato lo strumento piu’ idoneo per uno sviluppo della societa’ dell’informazione ispirato ai principi di contenimento della spesa pubblica e di tutela della concorrenza. Con questo Ddl la Sardegna si pone all’avanguardia anche nel settore della societa’ dell’informazione”.

La Giunta regionale sarda ha approvato il disegno di legge (Ddl) sulle “Iniziative volte alla promozione e allo sviluppo della societa’ dell’informazione e della conoscenza in Sardegna”. Il Ddl si suddivide in due parti, la prima sulle politiche e i principi che l’amministrazione regionale intende mettere in atto per lo sviluppo della societa’ dell’informazione e della conoscenza, mentre la seconda promuove la concreta attuazione, attraverso specifici strumenti a tali politiche.

Tra gli aspetti piu’ innovativi contenuti nel Ddl vi sono il diritto all’uso delle tecnologie, la partecipazione democratica, l’alfabetizzazione informatica, la ricerca per lo sviluppo delle imprese nel territorio.

Il software libero è stato scelto per il sorgente aperto, per la licenza Gnu, e per indubbi vantaggi quali il risparmio sui costi, l’indipendenza da uno specifico fornitore e le opportunità per l’industria informatica locale.

Il Ddl, che verrà presentato nei prossimi giorni in un convegno a Pisa, e’ stato realizzato con la collaborazione di Flavia Marzano, docente di Scenari e innovazioni dell’IT all’Universita’ di Bologna. Il testo del Ddl rappresenta uno dei documenti alla base di un Disegno di legge che sara’ presentato dal Pd in Parlamento.

fonte www.vnunet.it

7 ottobre 2008

Gli ultimi trent'anni

Un interessante articolo in due parti, di Giovanni Caravita, sulle magagne economico-finanziarie neoliberiste degli ultimi trent'anni e sugli scenari futuri.

Perchè il tempo è ormai cambiato: c'è un enorme lavoro da fare davanti a noi, comune a tutti, e senza nemici designati. Se vogliamo sopravvivere, e tutti, dovremo cambiare base energetica, prodotti, abitudini, stili di vita, case, urbanistica, suoli, colture, idee su noi stessi, sul valore delle cose e degli animi, e sul significato e percorso della nostra vita e dei nostri figli. Tutto è in gioco. Tutto deve cambiare. E un reset è nelle cose.