4 dicembre 2009

Internet per la pace?

Ora, c'è in giro questa proposta di candidare Internet al Nobel per la Pace del 2010. L'idea è promossa da Wired USA GB e Italia, vede numerosi sottoscrittori tra cui appunto un premio Nobel, personalità mondiali e in Italia tra gli altri Umberto Veronesi e Giorgio Armani, grosse aziende commerciali come Sony Ericsson, Tiscali, Fineco, Fastweb, Microsoft Italia, Telecom Italia, Unendo Energia, Vodafone Italia, Citroën e H3G.
All'indirizzo internetforpeace.org trovate il sito di riferimento, se volete potete firmare per manifestare il vostro sostegno all'iniziativa.

A me l'idea non piace.
Non mi piace la sua genesi commerciale: la scintilla delle buone idee umanitarie può certo venire anche alle aziende, intendiamoci, le quali però in questi casi creano delle fondazioni con organi rappresentativi e amministrativi super partes, ovvero degli enti morali da eventualmente sovvenzionare collettivamente per la promozione di una buona causa.
Non mi piace la scommessa su Internet in quanto strumento di pace, perché sappiamo che gli strumenti sono neutri, e il risvolto etico dipende dall'uso che le persone (e le multinazionali, e le lobby, e i governi) ne faranno nei prossimi anni. Nel caso di governi e aziende, stiamo parlando di persone che da pochissimo tempo si occupano "ufficialmente" di questi nostri territori digitali spesso per regolamentare e normare cose che non capiscono ma che avvertono come pericolose, e si muovono sulla scorta di mappe sbagliate, mutuate dalla comprensione dirigistica o mercantile dei massmedia tradizionali del Novecento, senza la cultura abitativa basata su valori di condivisione paritetica, apertura, disintermediazione, conversazione.
Non mi piace l'idea che si premi lo strumento stesso, o se volete l'ambiente: in quanto tecnologia abilitante, quelle che vanno premiate sono le persone che hanno saputo promuovere appunto lo sviluppo del Web in una direzione etica, quelli che qui dentro hanno lavorato per migliorare la qualità del nostro Ben-Stare su questo pianeta. Se volete premiate Berners-Lee in quanto simbolo, o meglio ancora venga dato collettivamente il premio alle cento o mille personalità che hanno costruito tecnicamente e umanisticamente questi Luoghi digitali negli ultimi quarant'anni, con un lavoro spesso oscuro e misconosciuto.
Oppure che il Nobel venga dato (in tal modo aiutandola: ci vorrebbero stanziamenti governativi promossi dall'ONU, a mio parere, per lo 0,02 del PIL di ogni nazione mondiale) a Wikipedia, la quale incarna nella propria filosofia e nel proprio operato l'idea di una libera circolazione delle idee (e potrebbe fare anche meglio).

Quello che mi piace sono le parole che hanno scelto per raccontare la proposta di Internet per la Pace, perché colgono il punto (e i copywriter sanno fare il loro lavoro).

Internet per la Pace
Abbiamo finalmente capito che Internet è molto di più di una rete di computer. E' un intreccio infinito di persone. Uomini e donne, a tutte le latitudini, si connettono tra loro, grazie alla più grande interfaccia sociale mai conosciuta dall'umanità.
La cultura digitale ha creato le fondamenta per un nuovo tipo di società.
E questa società sta promuovendo il dialogo, il confronto e il mutuo accordo attraverso la comunicazione.
Perché da sempre la democrazia germoglia dove c'è apertura, accoglienza, discussione e partecipazione. E da sempre l'incontro con l'altro è l'antidoto più efficace all'odio e al conflitto.
Ecco perché Internet è strumento di pace.
Ecco perché ciascuno di noi in rete può essere un seme di non-violenza.
Ecco perché la rete merita il prossimo Nobel per la Pace.
E sarà un Nobel dato anche a ciascuno di noi.



2 dicembre 2009

Il Parlamento dei bambini


Insegnanti, volete fare educazione civica in modo innovativo? Portate i bambini a visitare il Parlamento, ma non sul sito ufficiale, bensì su quello pensato apposta per loro. All'indirizzo http://bambini.camera.it trovate materiali informativi, gallerie fotografiche, glossari, iniziative ludiche per comprendere il funzionamento della Camera e dell'attività legislativa.

21 novembre 2009

16 novembre 2009

Obama è un NuovoAbitante

"Io credo nella trasparenza - dice il presidente - perché più l'informazione circola liberamente, più una società diventa forte. In questo modo i cittadini possono chiedere dei conti a chi li governa. Perciò sono contrario alla censura, anche quella che colpisce Internet. In America la libertà di accesso a tutti i contenuti online ci rende migliori. Come presidente, qualche volta preferirei che ci fossero meno critiche contro di me, e ne ho tante. Ma questo rende la nostra democrazia più sana, e mi costringe a governare meglio".
via Repubblica

Obama sul tema delle libertà, mentre parla agli studenti cinesi.
Quasi quasi gli mando una mail per proporgli di diventare socio onorario dell'associazione NuoviAbitanti.

6 novembre 2009

Un help-desk per i supporti tecnologici

Certo, dev'essere dura.
Quest'anno a Natale l'ebook reader Kindle o iLiad o Cybook sarà il regalo sotto l'albero per moltissimi americani, il boom da noi potrebbe essere per l'estate prossima.

Un'altra di quelle rivoluzioni epocali portateci dalla Cultura Digitale: ne parlano Luca DeBiase e Sandrone Dazieri su Nòva Sole24ore, Antonio Tombolini sul blog di Simplicissimus.

Qualcosa di simile deve essere accaduto nella seconda metà del Quattrocento, con la diffusione della tecnologia della stampa. Magari ancora prima, quando si diffuse la rilegatura di buona carta, come la storia di Fabriano insegna.
Nel video qui sotto, la ricostruzione scherzosa di un help-desk dell'epoca.

28 ottobre 2009

Il tempo è galantuomo (ma si spicciasse...)

Ho trovato una mia mail del 2002 dove, a destinatari istituzionali o meno, riportavo gli obiettivi di un progetto che avevo contribuito a scrivere sulla base di un interesse comune, acclarato e condiviso tra i destinatari di cui sopra in quelli che si chiamano "accordi di rete".

Robe di scuola, che sembravano qualcosa da realizare nell'arco di qualche mese, e invece oggi dopo sette anni abbondanti né le infrastruttre tecniche descritte sono tutte attivate né esiste nei normali comportamenti comunicativi identificabili sul territorio (PA locali e scolastiche) una rilevabile Cultura di Rete.
La Cultura Digitale in quanto basata su precise competenze digitali e non su semplice alfabetizzazione informatica - quest'ultima auspicabilmente propedeutica, ma non sufficiente a formare un Abitante digitale - e al contempo consapevole delle dinamiche sociali su web permesse dalla connettività sta nascendo in modo molto faticoso per piccoli esempi di buone pratiche locali, mentre la visione mainstream dei media tradizionali e dell'opinione pubblica continua a raccontare questo Mondo 2.0 con i toni degli articoli di costume, del ritratto macchiettistico dei comportamenti in Rete, della curiosità esotica, oppure con i consueti toni scandalistici nei fatti di cronaca.

Dov'è l'Educazione alla Cittadinanza Digitale?

Se tuttora, nel 2009, vedo lo sguardo annebbiarsi in coloro a cui racconto un po' di questa nuova forma dell'Abitare umano nella consapevolezza tecnologica e nelle dimensioni digitali di un Territorio Aumentato 2.0 - facendo il formatore si cerca di capire quando l'interlocutore non ha ben compreso la nozione - chissà in quale angolo del cervello e della loro enciclopedia mentale i partner e i destinatari di quel progetto del 2002 archiviavano le informazioni alle riunioni di staff, mancando in loro quella cultura in grado di comprendere appieno il significato di alcuni presupposti del ragionamento.
Presupposti che oggi come allora per chi scrive vanno identificati con la promozione e la diffusione di strumenti culturali in grado di rendere i cittadini consapevoli dei loro diritti e doveri (vedi e-government, e-democracy), di moltiplicare l'efficacia dello scambio di informazioni e prassi tra gli attori sociali, di prepararsi a una rivoluzione dei paesaggi umani (fisici, mentali, digitali) armandosi a esempio di una visione sistemica degli accadimenti e di una sensibilità rinnovata riguardo la qualità di un Ben-Stare commisurato alle moderne esigenze del nostro abitare odierno.


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documento: cosa chiede la scuola al territorio (2002)
Il sistema delle Scuole Autonome del Friuli-Venezia Giulia, la cui complessità si evince dalla presenza di più di 200 Istituzioni Scolastiche, con circa 12.000 docenti e oltre 100.000 alunni, nel momento in cui le nuove tecnologie divengono un supporto essenziale per la didattica, per l'organizzazione e la comunicazione interna ed esterna, istituzionale ed inter-istituzionale, richiede la creazione di una rete telematica territoriale.

L'organizzazione della rete che si propone di istituire nell'ambito della Regione Friuli-Venezia Giulia.dovrebbe configurarsi attraverso:

1.. un sistema informativo interno ad ogni Istituto, a servizio dei docenti e degli utenti, visibile attraverso il proprio sito;
2.. una rete scolastica territoriale a supporto della progettualità delle scuole, con forti collegamenti con i servizi al cittadino;
3.. ambiti di riferimento organizzativo delle reti che si possono individuare all'interno delle aggregazioni territoriali già costituite attorno alle Aziende per i Servizi Socio Sanitari;
4.. alcuni centri polo territoriali che afferiscano ad ogni ambito, collocati presso scuole con funzioni di coordinamento ed a servizio delle autonomie scolastiche;
5.. un portale dell'Ufficio Scolastico Regionale a sostegno ed integrazione della rete dei centri scolastici;
Nell'ambito della Regione Friuli-Venezia Giulia, l'Amministrazione Regionale e gli Enti Locali afferiscono entrambi ad un unico gestore del servizio tecnologico.

Le Scuole risultano essere l'unico servizio pubblico escluso attualmente dalla rete delle istituzioni.
A supporto della rete scolastica integrata con la rete dei servizi si richiede:

a) un accesso in rete a larga banda per tutte le Istituzioni e sedi Scolastiche;
b)un servizio tecnico a supporto della rete garantito dal gestore in fase di realizzazione e di esercizio;
c) un servizio di tutoraggio alle scuole in fase di progettazione e gestione dei siti e delle attività telematiche;
d) il cablaggio degli edifici scolastici con l'obiettivo di introdurre tecnologie a livello di ogni aula;
e) una disponibilità di risorse finanziarie provenienti dalla Regione, dallo Stato, dagli Enti Locali, dall'imprenditoria locale, finalizzate al progetto della rete;
f) assegnazione di risorse umane, considerate essenziali alla continuità del servizio negli aspetti didattici e organizzativi, che al momento attuale si identifica in almeno un operatore per ogni centro polo e risorse interne adeguate alla complessità di ogni singola Istituzione Scolastica in rete;

Si propone la creazione di un coordinamento attraverso accordi di rete, sulla base di quanto descritto nel Progetto già avviato a livello regionale dalla collaborazione tra M.C.E. - Istituti Scolastici - INSIEL;

Il coordinamento generale tra Scuole, Regione, Enti Locali, Direzione Scolastica Regionale, Enti che collaborano al progetto, Gestore tecnico del servizio telematico, si auspica venga effettuato attraverso un organismo di regìa da istituire al più presto presso la Regione Friuli-Venezia Giulia.

13 ottobre 2009

Decalogo per una Carta Etica Digitale

L'Associazione INNOVATORI promuove una Carta Etica Digitale alla quale si può aderire via mail: tutti i dettagli sono sul sito di Innovatori, presenti in Rete anche con una community "di lavoro" presso questo indirizzo Ning innovatori.ning.com

Il Decalogo prende atto dei cambiamenti sociali profondi avvenuti negli ultimi 25 anni e cerca di stabilire una visione aggiornata delle modalità interattive e delle implicazioni personali - in termini di diritto del cittadino, nonché di comportamenti attenti all'ecologia umana digitale - che possa tutelare e promuovere una certa qualità degli ambienti di comunicazione online.

Si tratta quindi di una indicazione di una condotta etica, la linea delle nostre azioni in questo fare tutto sociale che è abitare la rete, i cui valori sono espressi dall'appello alle "libertà di internet" (trasparenza delle fonti, approccio ecologico rispettoso dell'ambiente tecnologico e interumano, diffusione della Conoscenza, libertà sovrana di espressione) e dalla sua indipendenza da poteri forti ad esempio di tipo commerciale, per garantire Luoghi antropici digitali di socialità dove la discussione collettiva abbia libertà di azione per elaborare la Cultura e progettare il futuro.

Le leggi degli Stati dovrebbero magari aver cura di tenere liberi e puliti questi spazi conversazionali proprio in rispetto della libertà di espressione, anziché cercare a loro volta impauriti dalla Transizione di chiudere cingere stringere normare e controllare un cambiamento troppo veloce e liquido per essere maneggiato con i vecchi strumenti.
Questo Decalogo sembra fin troppo sintetico, ma dietro ogni articolo si può cogliere un preciso problema da comprendere e risolvere, in direzione del'apertura, dello scambio e del rispetto.

Fossi un insegnante delle Superiori passerei una bella ora di lezione a discutere la Carta Etica Digitale in classe.

CARTA ETICA DIGITALE
ottobre 2009
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Art.1 (Opportunità digitale)
A chiunque deve essere universalmente garantita l’opportunità di accedere ad Internet per la diffusione del proprio libero pensiero

Art.2 (Sviluppo)
I Governi favoriscono l'accesso locale ad Internet quale sviluppo democratico della Societa' dell’Informazione.

Art.3 (Promozione)
I Governi sostengono l'utilizzo di Internet sviluppando procedure di governance che assicurino trasparenza, efficacia e tempestività nei rapporti tra Stato e cittadino.

Art.4 (Rispetto)
Chiunque nell'utilizzo di Internet e' chiamato al rispetto della risorsa tecnologica nell’interesse proprio e della collettività.

Art.5 (Verifica)
Chiunque nella diffusione di informazioni deve accertare e verificare, prima delle divulgazione delle stesse, la veridicità della fonte.

Art.6 (Segreto)
Chiunque condivide informazioni in Internet non è tenuto a rivelare la fonte dell’informazione se non su richiesta dell'autorità giudiziaria.

Art.7 (Anonimato)
Chiunque può ricorrere a sistemi di anonimizzazione etica qualora il Governo del proprio Paese ponga in atto azioni lesive verso i diritti e le libertà fondamentali dell'uomo.

Art.8 (Compilazione)
Chiunque scrive ed esegue un codice o un algoritmo informatico deve rispettare i diritti personali e patrimoniali altrui.

Art.9 (Standard)
Chiunque scrive ed esegue un codice o un algoritmo informatico deve porre ogni azione affinchè sia possibile garantire l’interoperabilità dei sistemi.

Art.10 (Gratuità)
Chiunque produce e diffonde liberamente la propria conoscenza non è tenuto alla corresponsione di alcuna tassa o esser sottoposto a vincoli di controllo.

9 ottobre 2009

Applicativi Web | 50 strumenti


A questo indirizzo di Google Translate trovate la traduzione automatica italiana di una pagina in inglese piena di strumenti per la produttività personale su web, per professionisti, ma da cui si possono ricavare interessanti informazioni sulle cose che si possono fare in Rete, spessissimo insieme ad altri colleghi o amici.
Come una lista di indirizzi dove si fanno cose collaborativamente.

Se volete potete anche contribuire alla qualità della traduzione inglese-italiano della pagina, proponendo vostre rese linguistiche a vostro giudizio più calzanti (potrebbe essere facilmente un esercizio per una classe di inglese a scuola: in fondo il suo obiettivo è migliorare l'ecologia delle interfacce linguistiche, avendo come risultato il miglioramento della qualità dello scambio culturale - chiaramente google dovrebbe offrire tutte le lingue del mondo, e tutti insieme possiamo farcela a tradurre tutto in tutte le lingue).

Non è che bisogna per forza iscriversi a qualcosa o iniziare a usare un ambiente online specifico: già sapere cosa si può fare con questi strumenti leggendone la descrizione fa venire delle idee su un loro possibile utilizzo, e ci porta a progettare.

5 ottobre 2009

TIC e apprendimento

Qualche giorno fa, in questo post qui intitolato "Le tecnologie non servono", Gianni Marconato ha provato senza menar troppo il can per l'aia a riassumere il suo approccio e le sue riflessioni rispetto all'adozione delle TIC a scuola, nella didattica quotidiana.
Quella che va tenuta ferma in questi ragionamenti è l'efficacia dell'apprendimento, non solo l'efficienza dell'insegnamento: ci viene propinata una facile equazione (strumenti migliori = maggiori garanzie di successo delle azioni formative) che può essere facilmente falsificata a esempio dal non confondere i mezzi con i fini, evitando di rivestire quindi le tecnologie didattiche di un'aura di potenzialità e di malintesa modernità che le renderebbe di per sé in grado di fare la differenza rispetto agli obiettivi scolastici.
L'affermazione di Marconato è chiarissima: un bravo insegnante ottiene successo e provoca apprendimento significativo nei suoi allievi anche usando solamente la tecnologia della parola, mentre un insegnante mediocre potrà circondarsi di mille diavolerie (ehehe) elettroniche ma comunque il suo fare risulterà inadeguato.

"Le tecnologie non servono... se non sai insegnare".

Peggio ancora, c'è in giro una cultura dell'innovazione strumentale che offusca e distoglie lo sguardo dai veri obiettivi educativi, e forse questa è il vero nemico da combattere.

Non si tratta quindi di demonizzare le TIC, anzi importantissime oggi per fare scuola in modo coerente e sintonizzato al mondo in cui viviamo, ma di ragionare sul significato di insegnamento e apprendimento.
In Rete la posizione espressa in quel post ha provocato (su Facebook, nei commenti sul blog) notevoli reazioni da parte di persone, magari docenti, che senza aver ben compreso il nòcciolo della questione si sono indignate per la pochezza con cui veniva trattata la professione dell'insegnante oppure per il sacrilegio di aver parlato male delle salvifiche tecnologie TIC.

Incollo qui l'articolo di risposta di Marconato a queste critiche e osservazioni, da cui emergono in maniera puntuale le diverse posizioni di pensiero sull'uso didattico delle tecnologie, la necessità di pensare prima all'apprendimento, e poi alle tecnologie che servono per ottenerlo (e non viceversa, come troppo spesso si fa oggi).
Interessantissima (più volte discussa in questo blog) la visione secondo cui è importante giungere alla trasparenza delle TIC nel setting e nel processo educativo.

... a meno che
di Gianni Marconato

Il mio ultimo post “Le tecnologie non servono” ha suscitato un buon dibattito in rete (anche se non ampio come “La scuola Gelmini – Israel non serve a nessuno”), con espressioni di accordo e di disaccordo su quanto affermo.
Il post mi è, anche, costato l’accusa di revisionista, passatista…
Evidentemente non mi sono spiegato bene, soprattutto per coloro che mi hanno considerato, per il post, una persona contraria all’uso didattico delle tecnologie.
Capisco che chi non conosce la mia storia professionale (di cui il mio blog dà ampio rendiconto) si possa essere fatto questa idea e capisco che il titolo possa aver tratto in inganno, ma una attenta lettura avrebbe, forse, reso comprensibile il mio pensiero nella sua articolazione.
Nel post in questione dico, al di là delle frasi forti (nessuna provocazione Francesco), dico:
  • Spesso l’uso didattico delle tecnologie è stato confuso/spacciato come innovazione tout-court e con non poche mistificazioni, vuoi in buona fede, vuoi in perfetta malafede
  • Non si può far credere (agli insegnanti, agli studenti, alle famiglie, alla società) che la nostra scuola stia migliorando grazie a massicce iniezioni di tecnologie
  • Il mero uso delle tecnologie non produce necessariamente ed automaticamente buona scuola (buon insegnamento, buon apprendimento)
  • La questione del valore aggiunto delle tecnologie è ben più complessa di quello che a tutti i livelli si fa credere
  • Un cambiamento profondo, autentico e stabile si attiva con una strategia (anche politica) e modalità operative differenti di quelle che si stanno adottando
  • In parecchi di coloro che lavorano nella filiera delle tecnologie c’è molta ingenuità e/o approssimazione (quando non furbizia)
  • Dopo tanti anni di ingenuità, sperimentazioni più spesso mal riuscite che ben riuscite, “lezioni” imparate da molti di noi, è ora pensare ad approcci organizzativi e didattici maturi, non a ripetere quelli della prim’ora

Una affermazione, forse estremistica, fatta nel post è relativa al fatto che solo un “bravo” insegnante può trarre beneficio dall’uso delle tecnologie. (Francesco Leonetti mi ha fatto notare che avrei potuto titolare “Le tecnologie non servono … se non sai insegnare). Un tempo non lo credevo, ma ne sono sempre più convinto (ed in P.S. lo argomento)

Concludevo il post “incriminato” con una proposta di ordine metodologico sulla base di questo ragionamento: “Considerato che le tecnologie dovrebbero migliorare insegnamento ed apprendimento, considerato che le tecnologie sono strumenti come tanti altri, perché non partire da problemi/obiettivi di didattica e trattare, nel contesto della loro soluzione, anche le tecnologie? Perché prima si devono imparare le tecnologie e poi il loro uso? In questo modo, a mio avviso, si rimette al centro la didattica.

Esplicitando, se ancora ce fosse il bisogno, il mio pensiero è che, oggi (non 10, 5 anni fa) le tecnologie si accrediteranno autenticamente come utili strumenti didattici se scompariranno in quanto “oggetto” in bella evidenza e diventeranno uno dei tanti tools a disposizione di insegnanti e studenti.
Le tecnologie si accrediteranno e si insedieranno stabilmente, ed i tempi sono maturi, solo quando non si parlerà più di didattica con le tecnologie ma solo di didattica, con e senza le tecnologie.
Non vi sembra giunto il tempo di rendere normali le tecnologie in classe? O almeno comportarci come se lo fossero?
——

P.S. su “il bravo insegnante
Perché solo il “bravo” insegnante potrebbe tratte beneficio (= aggiungere valore aggiunto) dall’usare le tecnologie in classe e non il “mediocre”? Forse potremo dire “insegnante esperto” ed “insegnante novizio”; forse così non si offende nessuno.
Per me il “bravo insegnante” (relativamente alla variabile “tecniche didattiche”)è colui/colei che:

  • Conosce ed ha una comprensione profonda di un’ampia (meglio se vasta) gamma di tecniche didattiche
  • Sa diagnosticare, dalla prospettiva dell’apprendimento e dell’insegnamento, la situazione in cui vuole intervenire
  • Sa scegliere, in coerenza con questa, la tecnica che per lui è la più adeguata
  • Sa argomentare il perché della scelta
  • La sa implementare efficacemente

Solo un insegnante “evoluto” o “esperto”, un insegnante che ha mestiere può trovare il senso di questo ulteriore strumento (uno strumento tanto divertente quanto difficile da usare didatticamente), un insegnante competente che in virtù delle tecniche che padroneggia potrebbe, anche, fare a meno delle tecnologie (anche se credo che le tecnologie possano dare qualcosa in più).
Ma se non le ha, quell’insegnante, non sa perché usa le tecnologie e lo fa solo perché …. le tecnologie esistono, …. perché i nativi digitali, …. perché non se ne può fare a meno, …. perché altrimenti non si è al passo con i tempi, … perché, altrimenti, si fa la figura degli scansafatiche, …. perché che direbbe il dirigente.

Con il risultato di continuare a fare la solita mediocre lezione, di deprimersi dopo un po’ perché non vede risultati e di dare la colpa alle tecnologie.

Allora, il “novizio” (c’è chi rimane novizio per tutta la vita perché “fare esperienza” non vuol dire “avere esperienza”) non potrà mai accedere alla gioia delle tecnologie? Dico di si, ma questa è un’altra storia

Quindi chi ha a cuore la buona immagine ed il buon uso delle tecnologie didattiche (io sono tra questi), sia severo, sia esigente, abbia elevate aspettative e non si accodi al gregge delle pecore che belano tontamente dietro l’ultima tecnologia.



26 settembre 2009

Scuola digitale al via

Tutti insieme in un colpo solo stanno per arrivare nelle scuole italiane quei dispositivi digitali e quelle tecnologie per la didattica intorno alle quali proviamo da molti anni a ragionare, per capire le modalità più adeguate del loro utilizzo in relazione all'apprendimento effettivo degli studenti.

Si fossero introdotte in classe con gradualità queste novità tecnologiche nel corso degli ultimi dieci anni (non è poco; e bastava restare sintonizzati con il "mondo reale") sarebbero potute emergere direttamente dal concreto "fare scuola" le pratiche migliori, le metodologie più adeguate, i contesti d'uso più appropriati. L'auto-formazione degli insegnanti e l'innovazione della stessa organizzazione lavorativa scolastica avrebbe avuto il tempo di adeguarsi alla modernità, di elaborare le conoscenze e le abilità di tipo informatico in competenze digitali (vedi qui e qui), le quali non sono "contenuti" che si possono trasmettere con un corso di aggiornamento professionale, trattandosi di modificazioni profonde degli atteggiamenti personali dei docenti - e della situazione di apprendimento - rispetto all'attuale Ecosistema della Conoscenza e all'impellente necessità di fornire indicazioni di Educazione alla Cittadinanza Digitale alle giovani generazioni.
Se attualmente ci sono in Italia insegnanti che usano il computer alla stregua di una macchina per scrivere e una lavagna elettronica come semplice supporto per mostrare le immagini, senza comprendere appieno le effettive potenzialità di una "didattica aumentata", una simile massiccia introduzione di tecnologia in classe produrrà un marasma notevole, innescherà dinamiche di repulsione, costringerà la scuola per ancora molti anni a rielaborare gli approcci metodologici e a fomentare dibattiti interni sui massimi sistemi, perdendo tempo prezioso rispetto ai passi che il mondo sta facendo in direzione di una socialità connessa.

Se non altro, stiamo parlando di cambiamento. Un cambiamento forzato, che non potrà non modificare profondamente le attuali pratiche didattiche e i meccanismi di funzionamento della scuola come organizzazione lavorativa. Un cambiamento epocale che avrebbe dovuto essere meglio accompagnato nel corso degli anni, e che per molti anni ancora avrà bisogno di potenti enzimi (competenze professionali esterne al mondo della scuola, se quest'ultima si degnasse di aprirsi al mondo e lasciasse entrare - non per decreto ministeriale - il mondo in sé) per digerire e metabolizzare questa massa di innovazione tecnologica da ingurgitare rischiando l'indigestione.

Un ultimo appunto: era proprio necessario fare business anche in questo campo, stipulando contratti commerciali tutti da chiarire con i principali colossi dell'informatica e dell'elettronica mondiali, nonostante precise indicazioni legislative europee e italiane sull'utilizzo di tecnologie opensource nelle pubbliche amministrazioni, nonostante le raccomandazioni per l'utilizzo di OpenCulture nei processi educativi?

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Scuola digitale: il governo sigla intesa con Microsoft, Telecom, Intel e Ibm. eBook, lavagne iTech, sms e pagelle online per Cl@ssi 2.0
di Raffella Natale, fonte Key4biz

Forse non a breve, ma gli eBook potrebbero sbarcare nelle scuole italiane. Intervenendo alla presentazione dei risultati del progetto “La scuola digitale”, il Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha infatti spiegato che "l'eBook non è sostitutivo del libro di testo, ma per alcune tipologie come i libri di esercizi i volumi si prestano benissimo a essere digitali".
La Gelmini, presentando con il Ministro della Pa Renato Brunetta lo stato di avanzamento dei progetti per la digitalizzazione del mondo dell'insegnamento, ha informato che entro il prossimo giugno arriveranno quasi 30.000 lavagne interattive multimendiali installate in altrettante classi con 100.000 insegnanti in formazione.
E ancora: didattica digitale al posto dei tradizionali metodi di apprendimento in nuove 156 scuole delle primarie e secondarie superiori; servizi scuola-famiglia via web, con pagelle e certificati on-line, registro elettronico di classe, notifica tramite sms alle famiglie delle assenze degli studenti. “E' una responsabilità di tutti – ha detto la Gelmini - offrire ai nostri ragazzi una scuola sempre più aperta e moderna”.
Con il piano eGov 2012 ed il protocollo d'intesa dell'ottobre 2008, il Miur e il Ministero della Pa hanno avviato una serie di interventi coordinati per l'innovazione digitale della scuola.


Il Miur ha messo a punto il piano 'La scuola digitale', che si articola in due fasi: la prima (operativa dallo scorso gennaio) prevede l'introduzione in classe delle lavagne interattive multimediali (Lim), l'altra chiamata Cl@ssi 2.0 ha come obiettivo l'utilizzo delle ICT nelle scuole. Secondo i dati di viale Trastevere, ad oggi sono state già installate 7.697 Lim, che si aggiungono alle 3.300 fornite dal Ministero per la P.A.. Sono inoltre iniziati i corsi di formazione per 30.000 docenti. Parte ora una seconda fase, che ha come obiettivo l'installazione entro giugno di altre 20.000 Lim con complessivamente 100.000 insegnanti in formazione.
Il progetto Cl@ssi 2.0, invece, mira a trasformare l'ambiente di apprendimento tradizionale attraverso le ICT e la didattica digitale: nei prossimi mesi anche le scuole primarie e secondarie superiori (dopo quelle secondarie di I grado) sperimenteranno il progetto, con nuove 156 scuole e 1.404 insegnanti in formazione.
Le nuove tecnologie modificheranno anche la vita scolastica e i rapporti scuola-famiglia: con il progetto 'Servizi scuola-famiglia via web', coordinato tra i due ministeri, in molti istituti le pagelle saranno online, il registro di classe diventa elettronico, le prenotazioni dei colloqui con i docenti e le richieste di certificati si faranno sulla Rete e le scuole notificheranno alle famiglie via sms le assenze dei figli.
Sempre più difficile, quindi, marinare la scuola: "E' finita un'era", ha scherzato Brunetta mentre per Gelmini "così si vuole ripristinare l'alleanza scuola-famiglia: sono tutti aiuti che consentiranno ai genitori di tornare protagonisti dell'educazione, senza rinunciare al loro lavoro".

Gelmini e Brunetta hanno anche annunciato alcune intese con Microsoft, Ibm, Intel e Telecom Italia, che si presteranno a diffondere e promuovere l'utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica, sviluppando il piano di innovazione digitale.
Stamani infatti le quattro società hanno firmato a Palazzo Chigi una serie di Protocolli d'intesa per la diffusione delle tecnologie digitali nella scuole. Con la firma del presidente Umberto Paolucci, Microsoft Italia si impegna, tra l'altro, a ridurre il digital divide nelle scuole anche fornendo gratuitamente software operativo e/o applicativo finalizzato all'innovazione della didattica.

Il superamento dei fenomeni di esclusione causati dal digital divide è anche l'obiettivo indicato dall'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè.
Il gruppo tlc metterà pertanto a disposizione degli studenti offerte agevolate per parlare, video-chiamare, inviare messaggi e navigare su internet, oltre a specifici piani di ricerca e sperimentazione orientati ai processi di insegnamento e apprendimento.
Luciano Martucci, presidente di Ibm Italia, ha annunciato la collaborazione di un Centro di competenza internazionale mentre la collaborazione con Intel Italia, ha anticipato l'amministratore delegato, Dario Bucci, si concentrerà sull'adozione della piattaforma di formazione Intel Teach Advanced Online per l'aggiornamento professionale dei docenti. Proseguono intanto, ha assicurato la Gelmini, altre iniziative. In arrivo mini pc portatili per gli studenti delle scuole medie. Il governo metterà, infatti, a disposizione 150 euro a pc e sta cercando sponsor che ci mettano il resto. “Il nostro obiettivo - ha spiegato Brunetta - è dotare 1.000 classi al mese per i prossimi 4 anni e arrivare entro la fine della legislatura a dotare tutti gli studenti di un pc”.