20 febbraio 2008

Mappe concettuali automatiche in Wikipedia


Conosciamo l'importanza dell'impiego di mappe concettuali, nella progettazione sociale o nella didattica, oppure semplicemente per prendere appunti ad una conferenza o per mettere ordine nelle proprie idee, quando si fa brainstorming da soli.

Ora usando wikimindmap.org è possibile generare delle mappe automatiche dei termini contenuti nella Wikipedia, dando rappresentazione visiva ai collegamenti tematici che procedono a partire dall'argomento da noi scelto come punto di partenza.

Decisamente uno strumento da sperimentare nelle aule scolastiche.





31 gennaio 2008

Cape Town, Open Education, Declaration

Sul sito della Dichiarazione è possibile sottoscrivere il documento, all'indirizzo http://www.capetowndeclaration.org


Dichiarazione di Città del Capo sulla Istruzione Aperta:
sbloccare la prospettiva di risorse educative aperte

Siamo all'apice di una rivoluzione globale nell'insegnamento e nell'apprendimento. Educatori di tutto il mondo stanno sviluppando un ampio bacino di risorse educative su Internet, aperte e gratuite per tutti. Questi educatori stanno creando un mondo in cui ogni persona sulla Terra possa accedere e contribuire alla somma delle conoscenze dell'umanità. Inoltre stanno piantando i semi di una nuova pedagogia, in cui insegnanti e studenti insieme creino, diano forma e sviluppino la conoscenza, approfondendo le loro capacità e la loro comprensione mentre operano.

Questo movimento emergente per un'educazione aperta unisce la tradizione consolidata di condividere le buone idee tra colleghi insegnanti, con la cultura collaborativa ed interattiva di Internet. Si basa sul principio che tutti devono essere liberi di usare, adattare alle proprie esigenze, migliorare e redistribuire le risorse senza restrizioni. Insegnanti, studenti, ed altri che condividono questo concetto, si stanno unendo per prendere parte ad un impegno mondiale per rendere l'istruzione più accessibile e più efficace.

La crescita della raccolta globale di risorse educative aperte ha creato un terreno fertile per questa iniziativa. Queste risorse comprendono materiali per corsi con licenza aperta, programmi didattici, libri di testo, giochi, software ed altro materiale di supporto all'insegnamento ed all'apprendimento. Tutto ciò contribuisce a rendere l'istruzione più accessibile, specialmente là dove i fondi per i materiali didattici sono scarsi. Alimenta inoltre un modo partecipativo di apprendere, di creare, di condividere e cooperare che è necessario in società in cui le conoscenze si evolvono rapidamente.

L'educazione aperta non è limitata solo alle risorse didattiche aperte, ma si fonda anche su tecnologie aperte, in grado di facilitare un apprendimento collaborativo e flessibile, e sull'aperta condivisione di tecniche didattiche che permettano ai docenti di giovarsi delle migliori idee dei loro colleghi. Il tutto può crescere fino ad includere nuovi approcci alla valutazione, al riconoscimento dei meriti ed all'apprendimento collaborativo. Comprendere ed adottare innovazioni come queste è fondamentale in una prospettiva di lungo termine del movimento.

Ci sono molti ostacoli alla realizzazione di questa visione. La maggior parte dei docenti resta ignara della crescente quantità di risorse educative aperte. Molti governi ed istituzioni educative non conoscono o non sono convinti dei benefici di una formazione aperta. Le differenze fra i tipi di licenza per le risorse aperte generano confusione ed incompatibilità. E, naturalmente, la maggior parte del mondo ancora non ha accesso ai computer ed alle reti che sono parte integrante degli attuali sforzi in direzione di un'educazione aperta.

Questi ostacoli possono essere superati, ma soltanto lavorando insieme. Invitiamo studenti, insegnanti, educatori, autori, scuole, licei, università, editori, sindacati, associazioni professionali, legislatori, governi, fondazioni, e altri che condividono la nostra visione ad impegnarsi per raggiungere e promuovere l'educazione aperta e, in particolare, li invitiamo a seguire queste tre strategie per aumentare la diffusione e l'effetto delle risorse educative aperte:

  1. Insegnanti e studenti: In primo luogo, consigliamo agli insegnanti e studenti di partecipare attivamente al nascente movimento per l'istruzione libera. Questa partecipazione comprende: creare, usare, adattare e migliorare le risorse educative aperte; adottare le tecniche didattiche sviluppate sulla collaborazione, sulla scoperta e sulla creazione di conoscenza; ed invitare omologhi e colleghi a partecipare. Creare ed usare risorse aperte dovrebbe essere considerato parte integrante del processo formativo e dovrebbe essere sostenuto e ricompensato di conseguenza.
  2. Risorse educative aperte: In secondo luogo, invitiamo insegnanti, autori, editori e istituzioni a rilasciare con licenza libera le loro risorse. Queste risorse educative aperte dovrebbero essere rilasciate sotto licenze che ne facilitino l'uso, la modifica, la traduzione, il miglioramento e la condivisione da parte di chiunque. Le risorse dovrebbero essere pubblicate in formati che facilitino sia l'uso sia la pubblicazione e che siano compatibili con le diverse piattaforme tecniche. Per quanto possibile, dovrebbero anche essere disponibili in formati accessibili a persone disabili ed a persone che ancora non hanno accesso a Internet.
  3. Politiche di formazione aperta: In terzo luogo, governi, istituti scolastici, licei e università dovrebbero dare la massima priorità alla formazione aperta. Teoricamente, le risorse educative finanziate con fondi pubblici dovrebbero essere risorse educative aperte. Le procedure di adozione e di riconoscimento dovrebbero dare la preferenza alle risorse educative aperte. Le raccolte di risorse educative dovrebbero attivarsi per includere ed evidenziare le risorse educative aperte al loro interno.

Queste strategie rappresentano non sono solo la cosa corretta da fare ma costituiscono un saggio investimento per l'istruzione e l'apprendimento nel ventunesimo secolo. Permetteranno di spostare gli investimenti oggi rivolti a costosi manuali verso un migliore apprendimento. Aiuteranno gli insegnanti ad eccellere nel loro lavoro e ad offrire nuove occasioni di visibilità e di effetto globale. Accelereranno l'innovazione nell'istruzione. Daranno maggior controllo sull'apprendimento agli studenti stessi. Queste sono strategie sono ragionevoli per chiunque.

Migliaia di insegnanti, studenti, autori, operatori e legislatori sono già coinvolti in iniziative di formazione aperta. Ora abbiamo l'occasione di far crescere questo movimento per includere milioni di insegnanti e di istituzioni da tutti gli angoli della terra, ricchi e poveri. Abbiamo l'opportunità di raggiungere i legislatori, lavorando insieme per rendere concrete le prospettive che ci si presentano. Abbiamo l'occasione di coinvolgere gli imprenditori e gli editori che stanno sviluppando innovativi modelli aperti di business. Abbiamo la possibilità di sostenere una nuova generazione di studenti che si misurino con i materiali didattici aperti, facilitati nell'apprendimento dalla condivisione della loro nuova conoscenza e consapevolezza con altri. Ma prima di ogni altra cosa, abbiamo un'occasione per migliorare sensibilmente le vite di centinaia di milioni di persone nel mondo attraverso opportunità didattiche e di apprendimento liberamente disponibili, di alta qualità e adatte alle realtà locali.

Noi, sottoscritti, invitiamo tutti gli individui e tutte le istituzioni ad unirsi a noi nel sottoscrivere la dichiarazione di Città del Capo per l'educazione aperta e, così facendo, ad impegnarsi ad attuare le tre strategie indicate sopra. Inoltre incoraggiamo i firmatari a seguire strategie supplementari per la tecnologia didattica aperta, per la condivisione delle pratiche d'istruzione aperta ed altri metodi che promuovano la più ampia causa dell'educazione aperta. Con ogni persona o istituzione che assume questo impegno - e con ogni sforzo teso ad articolare ulteriormente la nostra visione - ci avviciniamo ad un mondo di educazione aperta, flessibile ed efficace per tutti.

15 settembre 2007 Città del Capo, Sudafrica

21 gennaio 2008

Tecnoterritorialità e promozione sociale

Da Piazza Telematica, il blog dell'Informagiovani del Comune di Schio, riporto la sintesi dell'intervento di Gabriele Righetto per l'Associazione NuoviAbitanti.

Tecnoterritorialità e promozione sociale



Mercoledì 21 novembre 2007

MetaforaIl territorio è natura e tecnologia. Nuovi Abitanti è una associazione culturale per favorire e diffondere l'esercizio attivo e pieno del diritto di cittadinanza, esteso alle nuove forme di cittadinanza digitale. Essa gestisce progetti legati alla promozione sociale e all'innovazione tecnologica.

Note e scaletta a cura di Gabriele Righetto

  • Il territorio è natura e tecnologia
  • La Tecnologia è cultura contestualizzata molto spesso mal conosciuta
  • Ogni cultura e paradigma storico esprime una propria tecnoterritorialità
  • Siamo in una società glocale e biodigitale
  • Caratteri tecnoterritoriali della società contemporanea
  • Dalla tecnoterritorialità elettromeccanica ed elettromagnetica alla tecnoterritorialità digitale e web
  • Bisogno di nuovi comportamenti e nuove organizzazioni
  • La società del meticciamento
  • La società dell’iconolese e dell’anglese
  • Il borghi digitali e la geografia digitale
  • Verso una diversa urbanistica della doppia abitanza
  • Crescere nuove generazioni in crescita
  • Necessità di antropogia, paradosso della condizione adulta contemporaneo che ‘deve’ apprendere dalle ultime generazioni
  • Rischi di perdita della prima abitanza
  • Rischi di autismo informatico e onirismo mediatico
  • Una nuova creatività: la scoperta del glocale
  • La socialità in rete
  • La necessità di essere abitanti
  • Non si può esercitare la prima abitanza senza il contatto diretto con i luoghi
  • Non si può esercitare la seconda abitanza senza l’interazione nei siti
  • Si è veri abitanti se si ha la doppia abitanza
  • In un mondo complesso non si riesce ad essere soggetti attivi se non si esprime una socialità ampia che però non può poggiare solo sulla relazionalità interpersonale
  • Occorre la dimensione socioambientale
  • Dalla democrazia rappresentativa e della delega alla democrazia partecipativa
  • Riconquista di prospettive di progettazione partecipata




16 gennaio 2008

State of the Net

Dal blog di Vittorio Zambardino su Repubblica, incollo qui un'intervista/chat a Sergio Maistrello dove si parla dell'evento "State of the Net" che si terrà a Udine durante Innovaction 2008, e dove poi si prosegue con qualche ragionamento sui comportamenti sociali della parte abitata della Rete, ad esempio in relazione al caso Grillo.

L’8 e il 9 febbraio a Udine si tiene “State of the Net”, lo stato dell’arte della rete, sarebbe il caso di dire “edizione italiana”. Fra gli organizzatori c’è Sergio Maistrello . Quasi per caso su Gtalk abbiamo cominciato a parlarne, e questa ne è la trascrizione, depurata ovviamente di tutte le cose che non c’entrano e delle rozzezze dell’editing veloce, più qualche link.

Tu organizzi State of the Net . Posso dire che se guardo l’immagine che avete messo sul sito (foto in alto a sinistra) capisco che è un altro convegno dove parlerete male dei media e poi andrete a mangiare?

Puoi dirlo, ma non sarebbe del tutto vero. State of the Net è un tentativo di inserire anche l’Italia nel circuito di conferenze internazionali dedicate agli sviluppi della Rete e alle sue influenze sulla società. Il che significa avere interlocutori internazionali (Winer, Mayfield, tanto per cominciare), ma anche uscire dagli angusti dibattiti locali. L’Italia è una provincia, vista con gli occhi di Internet. Si mangerà, certo, ma si parlerà anche con professionisti competenti, a cominciare dal tuo collega Mario Tedeschini Lalli, che non è certo uno che svende il ruolo dei media, no?

Beato Mario, che può girare per convegni e invidio molto il cibo, meno il vino che non posso bere. E sono d’accordo che siamo una provincia. Ma uno dei modi per non essere provincia è fare tendenza in proprio senza importare le idee degli altri. Almeno questo penso io

Hai ragione, ma forse è necessario che l’Italia maturi ancora un po’ per fare tendenza a sé. Siamo spesso capaci di grandi aperture, ma nel contempo abbiamo una retorica sulle cose di Internet e un racconto delle tecnologie da paese medioevale. Mi piace pensare che occasioni come State of the Net, nel loro piccolo, riescano a dare un contributo in questo senso. Quanto meno questo è lo spirito con cui stiamo organizzando la conferenza (non solo io, l’idea è di Beniamino Pagliaro, ci lavora anche Paolo Valdemarin e ci sostiene la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia).

Se ti chiedessi di fare la sintesi dei contenuti di state of the net in cinque righe, cosa mi risponderesti?

Due giorni, li abbiamo chiamati “oggi” e “domani”. Oggi parliamo di numeri, economia, esperienze aziendali, comunicazione allo stato dell’arte. Domani approfondiamo le influenze su informazione, società, politica e cultura. Il tutto condito da tre keynote di indirizzo: Dave Winer, Ross Mayfield e una sorpresa che annunceremo nei prossimi giorni. Sono stato in cinque righe?

Dipende da come si intende la lunghezza delle righe, in quelle delle 61 righe di giornale, no, ma quella è una misura antiquata, nella quale voi non volete stare, con qualche eccezione di giornali amici

Touché. Pensa che sulla rivista online che mi capita di dirigere (Apogeonline) ho sostanzialmente abolito le misure, entro limiti ragionevoli. Se parliamo di Internet, non mi riconosco nei tempi imposti dagli standard del web design: c’è spazio per tutti/tutto, decide il lettore. Se parliamo di giornali, invece, le 61 battute per righe sono un limite che da buon giornalista nato sulla macchina per scrivere tendo a onorare.

61 poi erano solo a Repubblica…, fai bene a citare il tuo Apogeo on Line che è una delle poche realtà di informazione tecnologica che leggo con piacere - insieme direi a Punto Informatico e ai ragazzi di VisionPost
Ora tu non pensi che sia venuto il momento in cui si potrebbe smettere con la fase della “rete che parla di sé” e cominciare con la parte abitata della rete (l’autore di questa definizione dovresti conoscerlo) che parla del mondo? E ne parla con i media, con le forze economiche… Perché così, dico, viene meglio fuori chi siamo, perché se uno è un soggetto economico con degli interessi non smette di esserlo solo perché abita la rete…

Sì, lo penso. E mi sento di dire che è pure lo spirito con cui nasce State of the Net: non intendiamo parlarci addosso di rete, ma parliamo di realtà a confronto con la rete o di scenari in cui soggetti economici o semplici cittadini del mondo si troveranno verosimilmente a vivere. Senza alcuna ancora ideologica. Voglio dire: non è necessariamente tutto perfetto, non è tutto scontato. Ne parliamo, appunto.

Avrai seguito i commenti al post di Gilioli sull’intervista mai fatta a Grillo. Si pone una questione che mi è cara: che secondo me le dinamiche base della rete possono essere girate e usate in modo ideologico, manipolatorio dell’informazione, in modo fortemente equivoco.
Il caso dei “grillini” dimostra che si tende a vivere come vere notizie ciò che sono solo affermazione apodittiche. Non pensi che sia ormai matura una critica delle forme di “coscienza”, di auto consapevolezza della rete?
Intendo gli stessi strumenti della reputazione, della discussione, della disseminazione noi li viviamo e io li propongo in ogni sede, anche non pubblica, come strumenti di democrazia, di cambiamento e rigenerazione dei media. Poi il primo esempio concreto in cui il fenomeno prende massa critica è invece un caso clamoroso di manipolazione

I meccanismi della reputazione e dell’autoregolazione del sistema abitato della Rete funzionano se giochiamo tutti allo stesso gioco. Grillo non sta giocando il gioco che spesso invece adora sbandierare ai quattro venti. Il caso Gilioli-Grillo ne è una conferma non tanto per l’intervista mancata, che pure è un segnale estremamente interessante, quanto per la completa assenza di ogni partecipazione del comico al vasto dibattito che questi giorni lo sta interessando. Che questo produca storture come la massa di sostenitori acritici che si automotivano per abbattere in modo violento e non costruttivo ogni critica sul loro guru, mi sembra una conseguenza (allarmante, certo) di un gioco della Rete condotto senza trasparenza, ascolto e confronto aperto. E che umilia chi, tra i sostenitori di Grillo, ci crede davvero e prova a percorrere la propria via al cambiamento. Questo, sia ben chiaro, al di là della battaglia in corso da Grillo, parlo di metodo. Quindi, per rispondere alla tua domanda: io credo ancora e molto nella coscienza e nell’autoconsapevolezza della Rete, come le definisci tu. E non riconosco Grillo come un prodotto della parte abitata della Rete, per quel che conta. Dimostra semmai che è necessario investire molto su un racconto serio di Internet, elevando gli anticorpi di ciascuno piuttosto che limitando la portata dello strumento o negandone parte delle virtù.

Purtroppo io sono meno ottimista di te: penso cioè che lo strumento (le tecnologie abilitanti) siaquello che è, una rivoluzione, ma come tutte le rivoluzione si porti dentro la sua degenerazione.

Io ho un’ispirazione gandhiana, in questo. La rivoluzione è dentro noi. Gli strumenti abilitano e modificano le percezioni. Ma il cambiamento dipende da noi, oggi come un secolo fa. Per questo la Rete, che pure è un’innovazione meravigliosa, da sola non serve.

E su Gandhi siamo tutti d’accordo, anche se Gandhi era contro le ferrovie e contro i farmaci.


8 gennaio 2008

Nasce la Storia

Nel momento in cui il "personale" diventa "pubblico" nasce un'estetica completamente nuova, e un'enorme porzione delle interazioni sociali, normalmente invisibili, viene memorizzata per sempre. Come nota Charles Stross, stiamo vivendo la fine della "pre-Storia", gli ultimi giorni della storia-patchwork umana. Le vite di domani saranno ricordate dagli storici di dopodomani con strabiliante chiarezza e lucidità, ricostruite attraverso l'enorme massa di blips, twits e cirps emessi dai nostri software sociali.
Comparate a queste, le nostre vite attuali sembreranno opache e inimmaginabili come quelle vissute dai nostri progenitori che hanno abitato la stessa caverna per duecentomila anni, generazione dopo generazione, lasciando come unico ricordo nulla di più persistente di qualche osso sparso per terra.
Cory Doctorow sui diritti degli artisti. Ovvero come capire il copyright senza avvocati. :)

Fonte: Bookcafè

7 gennaio 2008

Progettare interfacce biodigitali

Progettare interfacce biodigitali per arredare gli spazi urbani, in quei Luoghi territoriali dove la città atomica e la città digitale si toccano.
Antenne, monitor, totem interattivi, segnaletica, iconografia, urbanistica digitale, e progettazione di percorsi di Abitanza.

Segnalo questo ottimo articolo di Putting People First, dove viene descritto un bel progetto Intel: "Le Atmosfere Urbane è un progetto che (video) esplora come le persone che vivono in città possono voler utilizzare la tecnologia, come questa possa aiutarli a sviluppare un senso di appartenenza e di comunità o giocare un ruolo importante nelle loro esperienze emozionali di vita urbana."



4 gennaio 2008

Le città del futuro

Una riflessione di Luca De Biase, da qui.

Le città del futuro


Argomento appassionante, le città. Perché sono il principale contesto esistenziale della maggior parte della popolazione mondiale (secondo l'Ocse). Perché sono generatori di senso e di fatica di vivere. Perché ci parlano del progetto, implicito o esplicito, sul quale la comunità a noi più vicina sembra avere per costruire il futuro.

Le città sono reti di relazioni e connessioni. Spesso si pensano come insiemi di case e strade appoggiate su un territorio, ma sono essenzialmente le persone che le abitano. Si attraversano in orizzontale ma nascondono gerarchie talvolta inestricabili. Sono piene di segni e di storia. Sono piene di sofferenze e di indifferenza. Le città sono la rivincita della geografia sulle tecnologie che si pensava le abolissero.

Sono il luogo dal quale parte la disperazione. Ma anche il centro dove nasce la costruzione del futuro. Il paesaggio industriale lascia quotidianamente il posto al paesaggio della conoscenza. Ma è una trasformazione che possiamo pensare. Dedichiamo tanto tempo a pensare internet, ma vale la pena di dedicare altrettanto tempo a pensare la città. In fondo, le nozioni di internet e di città hanno molto in comune...

Ecco alcune riflessioni sulla città che immagino si prepari a costruire il futuro:
1. La città migliore pensa al lungo termine. Il che si vede dalla sua capacità di raccontare la sua missione, identità, visione. Di definire il suo progetto. Di costruire il consenso. Di lasciare scorrere il dibattito e l'informazione libera. Per questo ci vuole, anche, una classe dirigente che sia davvero animata da uno spirito di servizio per la comunità. E una buona rete di relazioni tra università, autorità, innovatori.
2. Emergono indicatori che danno il senso dei risultati ottenuti nella direzione progettuale di lungo termine: infrastrutture e investimenti in ricerca, dotazione tecnologica e stato dell'educazione, attrazione di talenti e accessibilità, connessioni interne e collaborazione tra i cittadini, valorizzazione e produzione di cultura, ambiente e sanità...
3. Si dà un sistema di valutazioni della qualità dei sistemi incentivanti per lasciar fiorire una quantità sufficiente di iniziative tale da trasformarla in un laboratorio continuo nel quale si sperimentano le idee nuove.

Lo so... Si dicono queste cose e poi ci si guarda intorno... Ma l'utopia è una disciplina da coltivare. Imho.

28 dicembre 2007

Anche Rumiz decresce felicemente

Tratta da Repubblica.it, questa inchiesta di Paolo Rumiz prova semplicemente a fare i conti con il CO2 annidato nelle nostre scelte quotidiane. Nella scelta delle verdure, dei contenitori, dei trasporti, delle fotocopiatrici. Provando a decrescere.

Niente auto, poco cibo
la mia vita a emissioni zero

di PAOLO RUMIZ

C'è un uomo che vive al freddo, senza automobile e con la dispensa semivuota. Mangia poca carne, riutilizza la carta usata e va in bici al mercato per comprare rape sporche di terra dai contadini. E' un cuorcontento, accetta ogni restrizione e anche nei giorni di festa vive lietamente con i motori al minimo. Chi può essere? Un originale, direte. Un poveraccio con la pensione da fame.

Sbagliato. Quel tale è un paladino solitario di "Emissione-zero", uno che tenta di vivere producendo il minimo di Co2, il gas che la civiltà dello spreco spara nell'atmosfera surriscaldando la Terra e chiudendoci tutti in una cappa mortale. Uno che cerca di vivere mirando a quello zero impossibile, testardamente, per salvare il mondo che verrà.

Ecco, per una settimana ho provato a vivere così. All'osso, calcolando l'equivalente in anidride carbonica di ogni minimo atto. Ho misurato i chilometri in treno, il cibo consumato, i tempi di cottura, gli sciacquoni, e poi ho tirato le somme.

Risultato? Ho consumato metà della metà e la mia vita è cambiata. Sono diventato più ricco, più leggero, più sensibile all'insulto dello spreco. E sicuramente più ai ferri corti con un Paese che non fa nulla per premiare il consumo virtuoso.

La storia comincia quando sento parlare di una società di Legambiente dal nome trasparente di "Azzero Co2", col timbro del Kyoto Club. Telefono, dico cosa vorrei fare, spiego che vivo a Trieste, in una situazione ottimale, già di "bassa energia".

Non sono pendolare, non ho auto né lavastoviglie, sto a un secondo piano senza ascensore e ho tutto sotto casa: ufficio, negozi, stazione. La Tv l'ho buttata per manifesta inutilità; possiedo solo una radiolina a onde corte e un glorioso telefonino vecchio di sette anni.

"Lei è un virtuoso", annunciano. Ma la virtù non basta: loro vogliono accertarsi che sia anche matto abbastanza per sottomettermi alle prove più dure. Così frugano nella mia privacy, annotando ogni minuzia dei miei consumi e si buttano nel conteggio.

Elettrodomestici, caldaia, luce, eccetera: totale 2427 chilowattore annui, corrispondenti a 1578 chili di Co2, come sette frigoriferi pieni. Al giorno fanno 4,32. La metà della media europea che è di nove chili pro capite, dato confermato da Greenpeace.

"Ottimo - penso - parto in vantaggio". Invece no, non sono inclusi i trasporti, e sono proprio quelli che sballano il conto. L'aereo soprattutto, che spara gas-serra in quantità letali. Solo per ricuperare i voli di quest'anno, mi dicono, dovrei piantare alberi per una vita. Replico che sono pronto, anche a non volare più, come Terzani dopo il famoso incontro con l'Indovino. Risposta: "Intanto cominci leggendosi un bel vademecum di consumo etico".

L'inizio è terrificante. Regole penitenziali a raffica. Se fosse prescritto anche il caffè di cicoria, sarebbe un perfetto manuale di autarchia fascista. Ma è una guerra necessaria: Co2 è in agguato ovunque. Nei cibi refrigerati e nelle lunghe cotture. Nelle confezioni luccicanti di plastica e nel cibo che ha alle spalle grandi distanze di trasporto camion. Soprattutto nella carne, perché il foraggio inquina cento volte più del letame.

Scopro che la mia vita va rivoltata come un calzino. Devo acquistare il pane sotto casa; comprare verdure di stagione, meglio se locali; fare scorta di legumi secchi e abbandonare l'acqua minerale. E poi luci a basso consumo, riscaldamento minimo, docce brevi non quotidiane e - ovviamente - raccolta differenziata della spazzatura. Ultimo sigillo: viaggiare meno. Solo treno e bicicletta.

Mi dicono che avrò a disposizione consulenti "etici", pronti a sciogliere i miei dubbi e a calcolare l'effetto-Co2 delle mie giornate, sulla base di un rapporto quotidiano che mi impegno a mandare. "Lo zero se lo scordi - mi smontano in partenza - a quello non arriva neanche un monaco tibetano". Chiedo almeno quale può essere un buon obiettivo. Risposta lapidaria: "Il massimo". Tanta è l'apnea della Terra.

MERCOLEDI' - PRIMO GIORNO
Mi sento sommerso di divieti, come un ebreo osservante cui è prescritto anche il piede con cui scendere dal letto. Dio mio, se devo stare attento a ogni boccone che mangio, al compostaggio, al riciclaggio eccetera, il mio diventa uno sforzo monomaniaco, e allora dove va a finire l'etica se non ho più tempo per accorgermi del mendicante sotto casa? E poi come racconterò tutto questo? Elencare una serie di piccoli gesti sparagnini è una noia mortale; come tenere un diario di bordo restando chiusi in cambusa. Una sfida narrativa oltre che ecologica.

Per cominciare azzero tutto, nel timore di sbagliare. Per un giorno, niente riscaldamento, acquisti, spostamenti. Posso farlo, la dispensa è piena, non ho viaggi in vista e fuori fa un caldo schifoso. M'accorgo che posso cucinare anche senza il fuoco, così mi regalo un pranzo con acciughe marinate, pane e spinaci crudi col parmigiano a scaglie. Funziona, ma sono pieno di dubbi. E' Natale ma sul mio tavolo è quaresima. E poi che senso ha tirare la cinghia se il mondo continua a vomitare gas fottendosene del domani? A fine giornata mi sento strano e leggero, come dopo un Ramadan.

GIOVEDI' - SECONDO GIORNO
Avvio energico. Avvito una cassetta sul retro della bici e, così bardato, affronto il mercato ortofrutticolo. In un angolo trovo un contadino che ha steso a terra un tappeto di meraviglie dimenticate. Verze terragne, crauti, aglio piccolo e pestilenziale, miele di ape dalmatica, uova ruspanti. Compro rape e cachi. Non un'occhiata alle fragole spagnole e ai pomodori di serra. Spendo la metà del solito e mi faccio pure una chiacchierata. Intanto arriva la buona notizia: la prima giornata è andata bene: 1.57 chili di Co2. Grande.

Ma la sera mi chiama Repubblica, l'indomani mi spediscono a Monza per servizio ed è chiaro che il viaggio sballerà la media Co2. Ma è meglio così, lo scontro si fa duro. Così scelgo il massimo: solo treno, niente taxi e partenza con bici al seguito. Cominciano le sorprese: gli Eurostar non hanno il vano necessario al trasporto. In Italia le due ruote viaggiano solo su polverosi regionali, il che vuol dire cambi continui e tempi da tradotta del Piave.

Comincio a capire. La mia è una guerriglia, un atto eversivo. Devo rassegnarmi ad avere il sistema contro. Tengo duro, cerco ancora, finché scopro sull'orario cartaceo che un treno veloce col porta-bici esiste. Va a Schaffhausen, Svizzera. L'unico, in tutto il Grande Nord. Dai, che ce la fai.

La bici comporta altre complicazioni. La liturgia del bagaglio cambia completamente. Devo dividerlo in due sacche e metterci accanto lo zainetto da computer. Come ricambio, niente camicie: solo magliette che non si stirano. Un salutare esercizio di alleggerimento.

Dovrei anche cercare un albergo eco-compatibile - c'è una guida apposita che li elenca - ma è troppo complicato e chiedo a un amico di ospitarmi. Sotto casa scopro un'osteria nuova, mi faccio un baccalà in umido e un calice di rosso. Per la prima volta sono ottimista: a fine giornata ho prodotto 1.22 kg di Co2. Un po' meglio di ieri.

VENERDI' - TERZO GIORNO
Dal treno per Venezia vedo migliaia di camion fermi in una nube di Co2. Tradotte di agnelli dall'Ungheria alle Calabrie, yogourth francesi diretti in Friuli. Lo sciopero-incubo è finito da una settimana e tutto è come prima. L'Italia ostaggio dei Tir, come il Cile di Allende.

A Mestre piazzo le due ruote sull'Intercity. Nella tratta italiana il vano-bici non lo usa nessuno, è tristemente vuoto. In carrozza la gente mi guarda strano. Esco dagli schemi: viaggio con un mezzo povero, ma porto una cravatta elegante e un cappello da rabbino (naturalmente l'ho fatto apposta).

A Vicenza mi si siede accanto una mamma ansiogena con due bambini-mostri. Il dialogo si limita al cibo: tavola pancino fame prosciutto mangia bevi ancora basta finisci gnam gnam. Il maschietto ripete: mio mio mio. Poi, guardando il vuoto: io io io io. Conosce solo l'ausiliare "voglio". Ignora il "posso" e il "devo". Risate, urla, colpi ai tavolini senza timore di punizioni. E' chiaro: sono i bambini il primo anello della catena dello spreco. Ai bambini non si nega nulla. Il livello mondiale di Co2 dipende anche da loro.

Il bar della stazione di Milano è una mostruosa macchina di rifiuti. In un minuto vedo sparire nelle borse dei viaggiatori tonnellate di confezioni di plastica. Fuori l'aria è irrespirabile, inghiotto polveri sottili per una settimana. Ma è un avvelenamento utile: aumenta la rabbia e la voglia di cambiare. Sento che in me sta avvenendo una trasformazione irreversibile.

La sera a Monza piove. Non demordo, pedalo nel buio in mezzo a villette blindate, tra soli immigrati, fino a destinazione, un condominio di periferia. A intervista finita mi chiedono di restare a cena. Accetto, ma è un clamoroso errore. Per restare nella norma devo rinunciare al meglio: lo stufato di manzo, perché ha consumato troppo gas. Ci ridiamo su, ma io torno a Milano-Centrale scornato, bici-treno nella nebbia tra torvi pendolari lumbard.

SABATO - QUARTO GIORNO
Rientro a casa. A Mestre tutti i treni sono in ritardo ma in compenso quaranta megaschermi sparano in simultanea pubblicità per intontire l'utenza. Un costo spaventoso in termini di inquinamento, acustico e atmosferico. Ma nessuno si ribella, siamo una repubblica delle babane. Tacere, obbedire, consumare.
La carrozza per Trieste è surriscaldata (mi prendo un raffreddore da fieno) e piena di telefonini sintonizzati sul nulla. Ragazzi ridono ascoltando da un computer una voce che gracchia minacce anti-immigrati in un veneto barbarico condito di bestemmie. Torno a casa nella pioggia, stanchissimo, ma la performance Co2 del viaggio è buona: 26.81 (14.40 + 12.41) in due giorni, tutto compreso.

DOMENICA - QUINTO GIORNO
Vado in centro, tra le luminarie. Gli italiani saranno anche più poveri ma i loro carrelli sono stracolmi. In un Paese che frana riempire la dispensa è una terapia ansiolitica, l'unica consentita. Dilapidare, per non pensare che si sta dilapidando. Ma la paura affiora negli sguardi. E' quasi Natale e nessuno sorride. A me sembra invece di sentire le feste per la prima volta dopo anni.

Approfitto della domenica, vado in ufficio e metto la stanza in assetto-risparmio. Nella risma della fotocopiatrice piazzo fogli già usati da un lato, poi elimino ogni situazione di stand-by e faccio strage di luci inutili. E la sera, visto che ho un cesto di pane secco, metto a mollo le pagnotte per fare gli gnocchi. Ricetta della nonna, con aggiunta di speck, aglio, formaggio, prezzemolo eccetera. Vengono una meraviglia, e la performance migliora ancora: 0.97.

LUNEDI', NATALE - SESTO GIORNO
E' Natale e faccio la rivoluzione. Chiudo il freezer, tanto non serve. Visto che è dicembre, metto in terrazza una dispensa per le verdure. Sposto il tavolo vicino alla finestra per consumare meno luce. Compro due prese elettriche intelligenti, che si disattivano quando le batterie del telefonino o computer sono cariche. Installo in bagno un rompi-getto, che dimezza i consumi. Ordino un carica-telefonino da bici che sfrutta l'energia della pedalata.

Ormai ci ho preso gusto. Sostituisco il dentifricio col bicarbonato. Elimino i sacchi di plastica della spesa e metto accanto alla porta una borsa con le ruote. Poi divido le immondizie alla tedesca. Cinque contenitori: vetro, plastica, cibo e carta, divisa tra confezioni alimentari e giornali. E' un atto solo simbolico - nella civilissima Trieste non esiste raccolta differenziata - ma che importa: mi serve come autodisciplina e a capire quanto spreco. La prima somma è stupefacente: in cinque giorni la spazzatura si è dimezzata.

Mi chiedo: perché, accanto alla Costituzione, a scuola non si insegna anche consumo etico? Perché i presidi non smantellano quegli osceni distributori di merendine? Mi accorgo di tante cose, per esempio che i negozi di cose "biologiche" hanno spesso prezzi immorali e vendono roba che ha alle spalle trasporti lunghissimi. Un imbroglio per ricchi e malati terminali.

Un amico mi sfotte, dice che lo sforzo è patetico e il mondo affonderà lo stesso. Rispondo che la parola "Economia" viene dal greco e significa "gestione della casa". Vuol dire che gli antichi sapevano: il mondo si cambia partendo dal proprio piccolo. Sì, sento che funziona. Sono entrato a regime: il bilancio della giornata è ottimo: 0.75. E' una settimana che non accendo il riscaldamento e l'idea che Putin - il "genio" della fiamma azzurra nel mio bollitore - abbia guadagnato meno, mi fa godere.

MARTEDI' - ULTIMO GIORNO
Invece dell'abete natalizio, che non ho mai comprato, trovo dai Forestali una piantina di quercia e salgo a piantarla in un parco di periferia. Scopo della missione: compensare l'anidride emessa nel viaggio a Milano. Per coerenza ci vado a piedi, seguendo le prescrizioni di Kyoto. Poi torno in città felice, con le mani sporche di terra e una fame da bestie. Così ho santificato le feste.

Chiudo la mia settimana "all'osso" invitando a casa tre amici. Cena natalizia autarchica: tonno marinato con sedano e cipolla, seppie in umido. Al posto delle lampadine, candele; e così scopro che con la luce bassa ci di diverte di più. C'è un gran discettare di consumi, la storia di Co2 appassiona tutti. Il risultato del giorno è ottimo: 0.36. Un decimo della mia già virtuosa base di partenza.

Festeggiamo con coppe di yogurth coperto di miele e mirtilli secchi, poi una grappa di Ribolla. In una settimana ho messo a segno una media-record di kg. 0.84 di Co2, che sale a 4.52 con tutto il viaggio a Milano (senza lo sconto dell'albero piantato). E' stato difficile? Per niente. A Natale finito ripenso ai supermarket, agli schieramenti di inutilità luccicanti, e mi sembra di rivedere i reduci malconci di una guerra perduta, mille anni fa.

(28 dicembre 2007)

19 dicembre 2007

Tramonto (sasakifujika dixit)

Piano urgente per le scuole medie
Fioroni: "Non sanno perché fa notte"

di SALVO INTRAVAIA

fonte: la Repubblica.it

Le scuole medie italiane avranno nei prossimi mesi a disposizione cinque milioni di euro per organizzare corsi di recupero in Matematica e Italiano. Per l'Italia è la prima volta in assoluto. Il perché lo spiega lo stesso ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, che questa mattina ha firmato una direttiva in cui, tra l'altro, si stabiliscono "le strategie di intervento, le attività di sostegno e di recupero e le modalità di utilizzazione del personale". A convincere l'inquilino di viale Trastevere che era necessario intervenire con urgenza è stata l'ultima bocciatura appioppata al nostro Paese dall'indagine Ocse-Pisa.

La figuraccia rimediata nelle cosiddette literacy (alfabetizzazione) in Matematica, Scienze e Lettura dai quindicenni italiani è stata definita dallo stesso ministro "un'emergenza non solo della scuola italiana ma di tutto il sistema paese". "Per questo - spiega Fioroni - porrò la questione al prossimo Consiglio dei ministri e, dopo Natale, in un incontro con il premier, Romano Prodi, e il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, per mettere rapidamente in atto un piano straordinario che coinvolga anche la riqualificazione e aggiornamento professionale dei docenti".

Ma come mai tanto allarme? Dai questionari somministrati per il Pisa 2006 ad oltre 21 mila quindicenni italiani emerge un livello di conoscenze piuttosto scarso se si considera il livello altamente tecnologico dell'ambiente in cui vivono i nostri adolescenti. Il 62 per cento non sa "il perché del giorno e della notte". La stragrande maggioranza non sa spiegare, dunque, che l'alternanza del giorno e della notte è dovuto alla rotazione della terra intorno al proprio asse.

E le cose non vanno meglio se si passa alla Matematica o alla Lettura. Tre ragazzini su 10 non sono capaci di "interpretare" una semplice formula come quella del "Tasso di cambio" da una valuta ad un'altra. E la "lettura" di un semplice grafico diventa una difficoltà insormontabile per un quarto degli alunni. Tutte operazioni che i quindicenni delle altre nazioni europee, in particolar modo dei paesi nordici, e asiatiche sanno svolgere con maggiore disinvoltura.

L'intervento a supporto dei ragazzini delle prime classi della scuola media, con un finanziamento di 5 milioni, mira a combattere la dispersione scolastica e a vincere "la sfida per recuperare al successo scolastico e formativo migliaia di giovani come stabilito dell'agenda di Lisbona". Perché "quasi tutti i debiti formativi dei primi due anni delle scuole superiori - spiega Fioroni - nascono da carenze già emerse negli anni di studio precedenti".
Stesso discorso per le migliaia di studenti che, in possesso di una preparazione traballante, appena si affacciano alla scuola superiore vanno incontro ad una bocciatura. Per questo il ministro della Pubblica istruzione ha deciso di incrementare il fondo per organizzare i corsi di recupero e sostegno. Saranno 320 i milioni che le scuole superiori potranno utilizzare nel 2008. A conti fatti, fa sapere Fioroni, con questa cifra sarà possibile per ogni singolo ragazzo promosso con debito seguire due moduli di recupero di 15 ore. Basteranno a recuperare tutte le lacune di un anno?

Ma, oltre agli studenti, l'attenzione del ministro è rivolta anche ai professori. "Oltre ad attività specifiche di recupero e sostegno, gli insegnanti potranno attivare appropriate strategie di apprendimento in un rinnovato impegno professionale". Occorre, insomma, riqualificare i docenti italiani, la cui età media è di 50 anni, che sarebbero un po' troppo un troppo vecchi per offrire un insegnamento "moderno". E' lo stesso Fioroni a fornire una dato che spicca su tutti: in tutta la scuola media italiana ci sono soltanto due professori di Matematica sotto i 31 anni. "Soltanto con una coralità di sforzo del personale docente, degli studenti e delle famiglie si può invertire la tendenza. Il piano straordinario di aggiornamento dei docenti dovrà quindi iniziare dalla scuola media", ha concluso Fioroni spiegando che "non si tratta di trovare un capro espiatorio ma di mettere mano dove le lacune si sono dimostrate più evidenti".
(19 dicembre 2007)


18 dicembre 2007

Social network

Social Network

Cosa sono i Social Network e come funzionano. Dalle architetture per la gestione dell'informazione ai sistemi di relazione tra persone.

Interessante video divulgativo, su ICTV.



16 dicembre 2007

Decrescita Felice


"In fondo lo Stato dovrà organizzare un impoverimento costruttivo, mirato"

Ecco qui il link per un bell'articolo di Barbara Spinelli su La Stampa di oggi, eloquentemente intitolato "La festa è finita" come l'omonimo libro dell'accademico Richard Heinberg (Fazi 2004).
Lo spunto è dato dalla necessità di prendere seriamente in esame qualche strategia per fronteggiare il disastro ambientale verso cui stiamo conducendo il pianeta, e necessariamente ne conseguono delle considerazioni più ampie, riguardanti l'economia, la politica, il modo stesso di abitare il pianeta da parte di un'umanità che si crede consapevole e onnipotente, ed invece non è nemmeno in grado di percepire il problema in tutte le sue componenti e in tutta la sua portata.

Alcune frasi interessanti:
  • obsoleta è ogni distinzione tra vicino e lontano
  • l’Europa ... è percepita come avanguardia
  • i negoziati sul clima, la collera dei camionisti per l’aumento del gasolio, gli aumenti di pasta, latte, grano, carne, sono tutti eventi collegati tra loro
  • è tempo di cambiare parole cui eravamo avvezzi, dottrine che sembravano sicure, abitudini.
  • c’è di nuovo bisogno di Stato, di forza della politica. Solo la politica può frenare il precipizio, perché frenarlo vuol dire pagare prezzi ben salati, tassare la gente in nome del pianeta, spendere meno, consumare diversamente, tener conto del mondo e non solo di se stessi.
  • avremo case meno scaldate, pagheremo alte imposte, saremo un po’ più poveri
  • lo Stato dovrà organizzare un impoverimento costruttivo, mirato.
    • la prima metamorfosi riguarda il rapporto tra politica, mezzi di comunicazione e scienza
    • seconda metamorfosi costi di riparazione del pianeta
    • terza metamorfosi riguarda ciascuno di noi: produttori o consumatori.
Nell’apocalisse sono due le vie. Una è quella del tutto è permesso: festeggiamo, visto che non avremo discendenti. L’altra prepara il futuro, trattiene il disastro con l’azione. Nel secondo capitolo della Seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi, si parla del katèchon che trattiene la venuta del Male con mezzi terreni, in attesa di interventi divini. Il katèchon per gli stoici è qualcosa di più semplice: è fare il proprio dovere, rispettando l’altro e la natura anche se la terra viaggia verso la conflagrazione.

Grazie a Ferruccio Nilia per la segnalazione via sms: l'articolo completo si trova qui.